- Che cos’è la Trinità? -

di Angelo Galliani (genn. 2007)- 24-1-18

 

Imm: Boullée - Projet d'Opéra - élévation (wikipedia)

 

DOMANDA: Che cos'è la Trinità?

RISPOSTA: Nell’accingermi a rispondere a questa “pesante” domanda, permettetemi prima di dar voce ad una mia impressione. Mi sono spesso imbattuto in persone a cui piace particolarmente fare speculazioni mentali. Il tema religioso, come noto, è uno di quelli che più stimola tali persone. Ebbene, ho notato che ad un grande interesse per le questioni “difficili” non corrisponde sempre un altrettanto grande interesse per la messa in pratica delle cose “facili”. Sembra quasi che, per certuni, il tempo impiegato a scavare misteri sia meglio speso di quello impiegato a mettere in atto la volontà di Dio, così come la si è riusciti a capire, in tutta semplicità. In altri termini, talvolta si scambia per “spirituale” un’attività speculativa mentale che, invece, non ha proprio nulla di spirituale, perché è solo il risultato dell’umana curiosità. In casi del genere, e in tutta onestà, ci si dovrebbe domandare: “Che cosa cambierebbe, nella mia vita, ricevere una risposta anziché l’altra su questo preciso tema?”… Infatti, se è la sola curiosità a spingerci, stiamo pur certi che la questione, una volta soddisfatta, verrà subito accantonata, senza che essa possa avere alcun riflesso pratico e reale. Spero, dunque, che la risposta che sto per dare non vada solo a soddisfare animi curiosi, ma trovi invece qualcuno disposto a dare spazio a Dio nella propria vita quotidiana.

     Ed ora ecco la mia risposta. La Trinità è un’elaborazione teologica, frutto della fede dei primi cristiani e delle riflessioni di coloro che li seguirono, nonché tema centrale dei primi concili, che si preoccuparono di fissare la dottrina “ufficiale” della chiesa. Di Trinità, quindi, non si parla espressamente nella Bibbia. Ovviamente, non se ne parla nell’Antico Testamento (sebbene qualcuno tenti di trovarne traccia in qualche versetto isolato), ma non se ne parla espressamente neanche nel Nuovo. Tuttavia, a ben vedere, tali testi contengono l’implicito riconoscimento della presenza di Dio stesso (l’ YHWH dell’Antico Testamento) sia nell’azione di Gesù di Nazareth, sia nella guida che lo Spirito Santo garantì ai primi credenti. In particolare (e qui mi scuso coi lettori più esigenti per l’estrema sintesi che mi vedo costretto a fare), per quanto riguarda il peccato e la rigenerazione spirituale, l’uomo, da solo, sarebbe stato assolutamente impotente di cambiare alcunché. Infatti, chi è in grado di salvarsi da solo non ha certo bisogno di un Salvatore che lo raggiunga; e chi è in grado di cambiare se stesso, non ha bisogno di ricevere nulla da nessuno. Come ben illustrò l’apostolo Paolo, la legge religiosa e la sua meticolosa osservanza, sono come dei balbettii che l’uomo di buona volontà pronuncia, ma non possono essere in alcun modo considerati come “la soluzione” al problema del peccato, né la strada maestra che conduca alla perfetta comunione con Dio e, quindi, alla salvezza eterna.

     Perciò, la dottrina trinitaria afferma che l’Ente Supremo, YHWH, l’Iddio dei patriarchi del polo ebraico, si è manifestato nell’uomo Gesù di Nazareth; Egli è divenuto l’Emmanuele, cioè “Dio con noi”. E la stessa dottrina afferma che lo Spirito Santo compie quel cambiamento interiore che era (ed è) impossibile all’uomo; Egli fa comprendere la Parola di Dio, convince, purifica, rigenera, dona una nuova visione delle cose, e conferisce talenti spirituali atti all’edificazione della chiesa e all’evangelizzazione del mondo. Lo Spirito, insomma, è “Dio in noi”.

     Ciò detto, mi sento tuttavia di aggiungere qualcosa sugli eccessi che la dottrina trinitaria ha prodotto. Per farlo, mi servirò di un facile esempio. Poniamo che io sia un grande architetto, autore di un magnifico palazzo. L’ipotetico signor Rossi, che si trovasse a passeggiare davanti ad esso, lo guarderebbe ammirato, e forse in cuor suo direbbe: “Che bel palazzo! Chissà chi lo ha fatto? Doveva trattarsi certo di un bravo architetto!”… Egli dedurrebbe la mia esistenza e le mie capacità, ma non potrebbe certo dire di conoscermi. Poniamo, inoltre, che io scriva una lettera al signor Rossi, rendendolo partecipe dei princìpi che mi hanno ispirato nel realizzare quell’opera. Così potrei spiegargli parte dei miei segreti, e dei criteri che hanno guidato le mie scelte. Infine, potrei mandare al signor Rossi un filmato, con registrata la mia immagine e la mia voce, in modo che egli possa conoscermi ancor più da vicino. Ebbene, io non sarei certo identificabile col palazzo che ho realizzato (Dio non è nel Cosmo, non fa parte del creato, e quindi non “esiste” nella nostra dimensione spazio-temporale); ma non potrei nemmeno essere identificato con la lettera che ho scritto (Dio non è identificabile col testo biblico; Egli ha fatto anche cose e pronunciato parole che non sono riportate in esso). Infine, sebbene il filmato sia fedele, nel senso che la persona rappresentata nella sua dinamica realtà sia proprio io, non si potrebbe certo dire che esso sia identificabile con me (Dio non si identifica con l’uomo Gesù, vissuto nella storia; altrimenti non si capirebbe perché Gesù avrebbe dovuto pregare). Insomma, io non sarei né il palazzo, né la lettera, né il filmato. Queste sarebbero solo tre diverse forme che mi rivelano agli altri, ma non costituirebbero la mia essenza, anche se vi sono strettamente collegate. Quindi, il signor Rossi non dovrebbe sentirsi autorizzato a dire che “l’essenza di quell’architetto è triplice”, come se il realizzatore di quel palazzo, l’autore di quella lettera, e il protagonista di quel filmato, fossero un trittico che esaurisca in se stesso tutta la profonda complessità del mio essere reale. Magari, io so anche andare in bicicletta, oppure cantare, ma non l’ho mai detto al signor Rossi!... Né egli ha mai visto gli altri magnifici palazzi che ho realizzato!…

     Dunque, un conto è parlare di essenza, e un altro è parlare delle varie modalità e forme in cui questa essenza si rivela ai nostri sensi e alla nostra ragione. La dottrina trinitaria, secondo me, ha ecceduto nel voler speculare sulla “struttura” intima di Dio. Dire che Dio è Trino, infatti, significa cadere nella presunzione di aver capito tutto l’Essere Supremo solo a partire dalle poche cose che Egli ci ha rivelato di Sé. “Dio è UNO” afferma un famoso verso dell’Antico Testamento, e Gesù di Nazareth non l’ha mai smentito.

Per concludere, permettetemi una battuta: la dottrina trinitaria, nata con l’intento di chiarire meglio il ruolo e i rapporti reciproci di YHWH, di Gesù e dello Spirito Santo, è divenuta essa stessa un problema maggiore di quelli che intendeva risolvere. Questo accade quando l’uomo, anziché cogliere le cose per quel che sono, e goderne i relativi benefìci, si mette a fare varie speculazioni (o “dietrologia”, come a volte si dice oggi) nell’illusione di scoprire quel che c’è sotto...  Dove va a finire così la semplicità dei fanciulli tanto elogiata da Gesù? Non è forse vero che, senza tale semplicità, non si può fare ingresso nel regno dei cieli?...

 

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