Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

PERCHE’ I DISCEPOLI NON RIUSCIRONO A SCACCIARE LO SPIRITO MALIGNO? Marco 9:14-29

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Quando Gesù fu entrato in casa, i suoi discepoli gli domandarono in privato: «Perché non abbiamo potuto scacciarlo noi?» Egli disse loro: «Questa specie di spiriti non si può fare uscire in altro modo che con la preghiera». (Marco 9:28-29)

 

 

L’episodio della guarigione del fanciullo epilettico (Mar 9:14-29) è piuttosto interessante. “Perché non abbiamo potuto scacciarlo noi?” domandano gli apostoli.

La risposta che dà il Signore «questa specie di spiriti non si può fare uscire in altro modo che con la preghiera» (1),  va in effetti approfondita.

 

La spiegazione più convincente ci pare quella del Commentario esegetico-pratico R. G. Stewart –E. Bosio, (Ed. Claudiana, 1929) il quale si serve anche del passo parallelo in Matteo 17:19-20  “Allora i discepoli, accostatisi a Gesù in disparte, gli chiesero: «Perché non l'abbiamo potuto cacciare noi?» Gesù rispose loro: «A causa della vostra poca fede; perché in verità io vi dico: se avete fede quanto un granello di senape, potrete dire a questo monte: "Passa da qui a là", e passerà; e niente vi sarà impossibile»

 

Dunque il primo punto è l’incredulità degli apostoli. Ma come mai? Come era possibile che gli apostoli che seguivano Gesù avessero poca fede? Non si deve pensare a una mancanza di fede letterale come di chi non crede, ma piuttosto una “incredulità per abitudine” “per essersi cullati sugli allori” (un rischio molto comune anche oggi per responsabili delle chiese).

Probabilmente gli apostoli, dopo aver ricevuto il mandato dal Signore (2) pensavano che bastasse pronunciare il semplice comando verbale e per far uscire lo spirito maligno. Questo portava gli apostoli ad una certa compiacenza di se stessi per un’azione quasi meccanica “dico una parola e tutto accade”. Senza contare che una meccanicismo di questo genere avrebbe aperto ad una idealizzazione del comando in se stesso, quasi fosse una formula "magica" (anche questo purtroppo oggi accade di frequente).

Gesù invece fa capire loro che non c’è alcun dono alcuna grazia conferita all'uomo, la quale non abbia bisogno di essere custodita, coltivata e fortificata. Cosa che essi avevano trascurato di fare. "Se avete quella fede che, sorgendo e rinvigorendosi da piccoli inizi, diviene ogni giorno più robusta, voi potrete compiere le più difficili imprese. C'è nel granello di senape un principio di vita che produce immensi risultati. Tale dovrebbe esser pure la vostra fede".

 

Il secondo punto è ancora più appassionante:  “Questa specie di spiriti…”.  Gesù fa capire che ci sono varie specie di spiriti maligni.

Che ci siano tipi diversi di spiriti lo abbiamo visto anche in Matteo 12:45 “Allora va e prende con sé altri sette spiriti peggiori di lui...”

Ma si può comprendere anche per deduzione, infatti noi sappiamo che esistono nei cieli “troni, signorie, principati e potestà…” (Coloss 1:16; 2:15; Efes. 3:10; 6:12; ), Cherubini (Gen. 3:24; Esodo 25:18 ecc), Serafini (Isaia 6:2; 6:6), ecc. e sappiamo che un terzo dell’esercito celeste fu trascinato appresso al “dragone” (Apocalisse 12:4). E dunque è logico pensare che gli “angeli caduti” cioè gli spiriti maligni, siano divisi tra loro in gerarchie.

 

Lo spirito in questione che si era impossessato del giovane epilettico, come indicato da Gesù, apparteneva dunque ad una classe particolarmente radicata e difficile a curarsi, e che conseguentemente richiedeva molta perseveranza nella preghiera e molta abnegazione come mezzi per rinforzare la fede in coloro che operavano la liberazione.

 

 

 

 

  NOTE

 

(1) La versione ND aggiunge anche “… e il digiuno» ma l’accenno al digiuno (che non appare né sulla NR né sulla CEI) sembrerebbe un’aggiunta che non compare nei testi originali.

 

(2) Poi chiamò a sé i dodici e cominciò a mandarli a due a due; e diede loro potere sugli spiriti immondi. (Marco 6:7)

 

 

 

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