Bollettino libero cristiano evangelico  dell'Associazione ONLUS  "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

                             “Ci si può sentire sposati anche se conviventi?”

 

DOMANDA APERTA, PER TUTTI

 

 

 La signora che ci ha inviato questa domanda, dopo il fallimento del suo matrimonio, convive con un nuovo compagno. Già vediamo scuotere la testa di bravi e onesti fratelli. Li capiamo, è umano. Tuttavia questa lettrice, di cui ovviamente non facciamo il nome, non ci ha scritto, crediamo, per avere da noi un giudizio morale sul divorzio o sulla convivenza (che vi assicuriamo ha ricercato in se stessa con sofferenza e molta preghiera), ma per un pensiero che l’attraversa più in profondità: lei, cristiana, assieme a questo compagno si è sentita come nei primi tempi di quando era sposata “ufficialmente” e si è domandata: “come è possibile che io, cristiana, convivente, mi senta in coscienza unita come se fossi sposata regolarmente? E’ possibile ciò?”.

 

La domanda dunque assume  un’altra prospettiva ed investe prima di tutto un sentimento alla luce della fede. Vi ricordo che non sappiamo perché il suo precedente matrimonio sia fallito ed in che modo questa persona abbia presentato a Dio la sua convivenza; né conosciamo che risposta abbia da Lui avuta.

La riflessione che vorremmo proporre per la prossima volta è piuttosto complessa e si potrebbe articolare in più domande. Appresso vi daremo delle tracce , ma non vi spaventate se sembrano difficili; voi rispondete come volete a ciò che volete, anche brevemente ed anche con parole semplici; per tutti noi sarà comunque un aiuto sentire opinioni diverse.

 

1)      Una persona può “sentire” se stessa (dentro, nel cuore) come “sposata”, “unita”, pur senza un matrimonio “ufficiale”?

2)     Quale è “l’ufficialità” più importante; davanti allo Stato, davanti alla Chiesa, o entrambe?

3)     A quale epoca storica risale la formula del matrimonio che si ripete davanti al ministro religioso? Perché fu istituita e da chi? Quali sono i riferimenti biblici?

4)     Moralità e moralismo: derivano da un giudizio di uomini (della società nostra) o di Dio?

5)     Alcuni matrimoni si reggono solo per paura: paura di andare contro i giudizi della gente o quelli di Dio.. ma anche paura di restare soli… o anche paura di non avere più casa o soldi… Altri vanno avanti per dovere o “per i figli”… ma si diventa come estranei…  Che ne penaste? Che si deve fare in questi casi?

6)     I divorziati che si sposano di nuovo sono nel peccato?

7)     “Unione” di due anime: che significa veramente unire due anime? E quanto si può “istituzionalizzare” questo principio?

8)     E’ in grado davvero una persona di assumere un impegno per la vita intera “nella buona e cattiva sorte”? Ad esempio, quando un marito si droga o picchia e violenta selvaggiamente una moglie o la spinge a prostituirsi, deve restare con lui la moglie?

9)     La condotta di una persona (ad esempio una divorziata) va vista e valutata per tutta la sua vita o solo da quando ha conosciuto il Signore? Può aver conosciuto il Signore dopo il divorzio o prima….  fino a che punto possiamo noi valutare e giudicare quella persona? E se viene in chiesa con noi che dobbiamo fare?

Cari amici vi ripetiamo che non vorremmo spaventarvi con queste domande piuttosto difficili; e nemmeno vorremmo rivoluzionare le cose giuste, ma un pochino scuotere e mettere alla prova certe posizioni mentali in merito alla fede si, questo ci piacerebbe. “Esaminate voi stessi per vedere se siete nella fede; provate voi stessi…” (2Corinzi 13:5) Se la nostra fede è pura, buona e matura ne uscirà rafforzata, se invece poggia sul “sentito dire” allora è bene parlarne,  non vi sembra? Siete tutti invitati ad esprimervi. Coraggio! La nostra mail: mispic@email.it

 

 

 

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