Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

PERCHE' GESU' A VOLTE DICEVA DI TESTIMONIARE A VOLTE DICEVA DI NON RACCONTARE NULLA DEI MIRACOLI FATTI?

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DOMANDA: xké a volte Gesù diceva ai miracolati si non dire a nessuno quello che aveva fatto? (Es.Luca 8:56) Altre volte faceva il contrario (Lu8:39)?

RISPOSTA:

1) Gesù ha sempre evitato tutto ciò che può assumere forme di esibizione fine a se stessa o tutto quello che eccessivo, rumoroso, ostentato. Questo come linea di massima. Quindi non tutte le persone erano in grado di trasmettere una buona testimonianza. Alcune avrebbero forse ecceduto, dando spazio magari a forme eclatanti di poteri misteriosi, tipo magia, il che ovviamente non sarebbe stato il messaggio giusto.

2) il Signore conosce i cuori meglio di noi stessi. Sa cosa i cuori “hanno dentro”;  conosce i talenti e la configurazione di ogni anima. Sa cosa si può aspettare da tutti: da alcuni una buona testimonianza da altri un buon discepolato, ecc. Per questo a qualcuno chiede di seguirlo perché ne aveva le potenzialità (ad esempio il giovane ricco che però sceglie di non farlo) e ad altri che vorrebbero seguirlo dice di no. Egli solo conosce tempi e momenti per la maturazione nostra.

3) Un punto importate resta comunque che ogni atto che si compie, secondo gli insegnamenti di Gesù Cristo,  doveva dare gloria al Padre. Lui come “figlio dell’uomo” ci mostra l’esempio vivente di un comportamento giusto; Egli rifiuta di ricevere la gloria per Se stesso: in tutta la Sua vita terrena il Cristo ci insegna a dare ubbidienza, onore e gloria al Padre, a Lui solo.

4) Altro punto è che Gesù è comunque il Signore. Significa che è Lui a stabilire tempi e momenti della rivelazione dell’inizio del regno di Dio che giunge. Tale inizio del Suo regno veniva da Lui “regolato” in maniera sapiente nei modi e nei tempi. Che gli spiriti ad esempio Lo riconoscessero come Signore e magari dessero di Lui anche una testimonianza veritiera non era cosa né buona né utile ai fini della missione del Messia, per questo ordina spesso loro di tacere. Non erano loro a dove riconoscere che Gesù era il Messia, ma gli uomini. Conoscere o riconoscere qualcuno significa una certa consapevolezza e consistenza di ciò che si è conosciuto. Non erano gli spiriti ribelli che dovevano crescere in considerazione nel mostrare Gesù agli uomini, perché di questo loro  annuncio si sarebbero presi un merito e ne avrebbero fatto un cattivo uso.  La stessa cosa accade anche dopo, per esempio con l’apostolo Paolo: Atti 16:16 Ora, mentre andavamo al luogo della preghiera, ci venne incontro una giovane schiava che aveva uno spirito di divinazione e che, facendo l'indovina, procurava molto guadagno ai suoi padroni. 17 Costei, messasi a seguire Paolo e noi, gridava, dicendo: «Questi uomini sono servi del Dio Altissimo e vi annunziano la via della salvezza». 18 Ed essa fece questo per molti giorni; ma Paolo, infastidito, si voltò e disse allo spirito: «Io ti comando nel nome di Gesù Cristo di uscire da lei». E lo spirito uscì in quell'istante.

In conclusione potremmo aggiungere una riflessione utile: Dovremo evitare di schematizzare, standardizzare, il comportamento di Gesù. Egli sa parlare alle folle nel loro insieme in forma "plurale", ma si relaziona sempre singolarmente, persona per persona, anima per anima. Ognuno di noi è diverso dall'altro. Credo dunque che  il parlare il comunicare del Signore sia diverso nei modi e nei tempi per ognuno di noi.

 

 

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