Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

CI SARANNO DIFFERENZE TRA QUELLI CHE HANNO CREDUTO ALL'ULTIMO MOMENTO E QUELLI CHE HANNO SERVITO IL SIGNORE PER ANNI?

di Renzo Ronca - 13-2-14-h.16,30 - (Livello 3 su 5) 

 

 

 

 

DOMANDA: quando tornera' Gesu', cosa succede a quelli che hanno creduto a l'ultimo momento e quelli che hanno servito il Signore per anni? Sono giudicati nello stesso modo?

RISPOSTA: Le Scritture non danno molte spiegazioni sulle eventuali differenze dei risorti. Che il Signore non ne parli molto è un bene, visto l’istinto umano che è sempre quello di primeggiare. Tuttavia, volendo comunque accostarci (con umiltà) a questi interrogativi, possiamo considerare diversi elementi. Questo non ci permetterà di dare risposte esaurienti ma può darci un’idea di quanto l’argomento sia fuori dalla nostra portata:

Non è solo questione di tempo e di “anzianità” di conversione; ci sono moltissime componenti nella vita di un individuo e nella qualità della conversione che lo porterà alla vita eterna.

Prendiamo ad esempio un giovane nato e cresciuto in una famiglia di pastori evangelici da diverse generazioni; ci sono molte probabilità che la sua vita di cristiano sarà piuttosto buona e la sua conversione avverrà presumibilmente nei tempi e nei modi giusti. Certo il Signore sarà contento di questa anima santa.

Prendiamo invece un giovane vissuto per la strada, che ha conosciuto violenze e soprusi di ogni genere. Il suo carattere si svilupperà probabilmente all’insegna dell’aggressività; forse ruberà per vivere e forse non saprà amare come un cristiano. Magari però, alla fine della sua vita, quel poco, quel pochissimo, quel piccolo pezzetto del seme di Dio che aveva in se stesso, nelle profondità del suo cuore, riuscirà a vincere il male da cui è circondato. Forse lo vincerà di stretta misura, vincerà di poco il male, ma forse ce la farà e alla fine all’ultimo minuto potrebbe trovare anche lui pace in Dio.

Chi dei due avrà di più?

Se pensiamo ai talenti che Dio ha messo in ciascuno di noi, come possiamo essere certi che entrambi questi giovani abbiamo usato, abbiano “speso”,  il massimo di quello che avevano dentro da dare da “spendere”?

Può darsi che il primo, quello nato nella famiglia di pastori evangelici, abbia avuto in se stesso una potenzialità grande come la ebbe Salomone,  tanti talenti da poter realizzare cose grandi, ma che invece si sia “accontentato” di vivere per 50 anni una vita di cristiano mediocre, “senza infamia e senza lode”.

Come invece può darsi che quello nato per strada e cresciuto nella violenza, alla fine della sua vita abbia dato davvero tutto quello che poteva dare.

Ecco dunque che il “fattore tempo” è relativo davanti a Dio. Molto dipende da come la sua anima è stata “equipaggiata”

Gesù dice:  “…A chiunque è stato dato molto, sarà domandato molto; e a chi molto è stato affidato, molto più sarà richiesto. “ (Luca 12:48) Ma noi come facciamo a sapere i talenti nascosti di ciascuno di noi?

Noi sappiamo che il corpo che risorgerà è paragonato a un seme (1 cor 15:35 -50) che per rinascere “incorruttibile” (cioè eterno)  deve prima essere seminato nella terra come “corruttibile” (cioè deve passare attraverso la morte terrena).

E sappiamo anche che non tutti i semi danno la stessa resa, lo steso risultato; infatti nella parabola del seminatore vediamo che il seme sulla stessa terra buona può rendere quantitativi diversi:

 Un'altra cadde in buona terra e portò frutto che crebbe, e si sviluppò tanto da rendere l'uno trenta, l'altro sessanta e l'altro cento» (Marco 4:8)

Allora cos’è che ci fa rendere il trenta, il sessanta o il cento? E’ molto difficile dare una risposta: io penso che i motivi siano essenzialmente due: uno è la natura del seme (quindi da come Dio ha creato l’anima nostra); un altro motivo è la nostra buona volontà, cioè quanto noi ci siamo impegnati a “morire a noi stessi” cioè a far vivere Cristo nel nostro cuore nella nostra mente nelle nostre azioni.

Premesso tutto questo, ora avviciniamoci di più alla domanda che la nostra sorella che ci ha posto:

“cosa succede a quelli che hanno creduto a l'ultimo momento e quelli che hanno servito il Signore per anni? Sono giudicati nello stesso modo?”

Io penso che differenze tra tutti i salvati ci saranno, ma non per questioni di anzianità, bensì per questioni di qualità. Credo anche che questa qualità dipenderà principalmente da come Dio ha “costruito” la nostra anima, dal “tipo di seme” che siamo e da come abbia risposto all’input dello Spirito Santo.  

Questa opinione si può rispecchiare in questa frase:

Matteo 19:27-30
27 Allora Pietro, replicando, gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito; che ne avremo dunque?» 28 E Gesù disse loro: «Io vi dico in verità che nella nuova creazione, quando il Figlio dell'uomo sarà seduto sul trono della sua gloria, anche voi, che mi avete seguito, sarete seduti su dodici troni a giudicare le dodici tribù d'Israele. 29 E chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi a causa del mio nome, ne riceverà cento volte tanto, ed erediterà la vita eterna. 30 Ma molti primi saranno ultimi e molti ultimi, primi.

La domanda di Pietro arriva dopo l’episodio del giovane ricco, ricordate?  Quello che voleva seguire Gesù, ma alla fine non si sentì più di farlo perché non voleva diventare povero. Pietro fa una differenza tra quel giovane e loro, i discepoli, che per seguire Gesù invece avevano abbandonato ogni cosa. Gesù a questa domanda risponde in modo chiaro: “a voi che mi avete seguito” (riferito ai dodici apostoli) il Signore darà il governo delle dodici tribù di Israele quando, dopo il rapimento, tornerà sulla terra a governare il mondo.  “E chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi a causa del mio nome..”  (Gesù si riferisce a chiunque in ogni tempo lo seguirà con tutto il cuore)  “..ne riceverà cento volte tanto, ed erediterà la vita eterna.” Possiamo ipotizzare che quanto riceveremo (nel novo regno di Dio) sarà in proporzione a quanto avremo lasciato (nella terra, di quello che è terreno).

La vita eterna dunque è un di più. Riceveremo moltissimo, e…. anche la vita eterna.

Che non saremo tutti identici nello splendore della resurrezione è possibile dedurlo anche da questo passaggio:

1 Cor 15:39 Non ogni carne è uguale; ma altra è la carne degli uomini, altra la carne delle bestie, altra quella degli uccelli, altra quella dei pesci. 40 Ci sono anche dei corpi celesti e dei corpi terrestri; ma altro è lo splendore dei celesti, e altro quello dei terrestri. 41 Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna, e altro lo splendore delle stelle; perché un astro è differente dall'altro in splendore. 42 Così è pure della risurrezione dei morti.

Personalmente credo che nel regno dei cieli (pensiamo all’universo intero con suoi miliardi di stelle e pianeti..)  la vita eterna non sarà un galleggiare tra le  nuvole, ma una meravigliosa attività gloriosa insieme a Dio e agli angeli. Ci saranno tantissime cose da fare e a tantissimi livelli di gloria. Tutti meravigliosi, a diversi livelli. Ma ovviamente è solo un mio pensiero personale.

Per quel che ci riguarda direi di restare negli spazi che la Bibbia ci offre, senza andare troppo oltre.  Diciamo così: Dio ci offre una vita eterna e meravigliosa e nessuno di noi resterà deluso.

  

 

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Come risuscitano i morti

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