Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

MATURITA' DELL'UOMO E GRAZIA DI DIO

 di Renzo Ronca - (10-12-13)- (Livello 4 su 5) - 11-9-16

 

 

 

 

 

 

 

 

 

DOMANDA: volevo chiedere delle informazioni o dei riferimenti per quanto riguarda il rapporto tra la maturità umana e l'intervento della grazia di Dio.

 

RISPOSTA: Caro lettore, la tua domanda è molto bella ma nella sua estrema sintesi, senza indicazioni più precise, si apre ad una eccessiva possibilità di significati. Non so se riuscirò a cogliere il senso di quello che intendevi, comunque parlerò prima in modo generale, poi mi riferirò alla nostra fede specifica.

 

La maturità umana dipende dal contesto in cui è considerata. C’è una maturità fisica, sportiva, politica, sociale, tecnologica, filosofica, scientifica, morale, religiosa, ecc.

In senso lato, nel nostro caso di persone occidentali appartenenti a nazioni industrializzate con governi generalmente democratici con libertà di culto, la maturità di un uomo consiste in un positivo e produttivo inserimento nel contesto sociale, in grado di fare scelte personali che non ledano la libertà del prossimo.

In campo religioso, la maturità dipende, ovviamente dal tipo di fede professata. Per esempio la maturità della fede ebraica probabilmente consiste nell’adempimento della Legge. La maturità buddista probabilmente (parlo da profano e mi scuso se non uso termini adatti) consiste nel raggiungimento di un stato particolare di fusione con tutti gli esseri, tutte le cose ed il cosmo e la sua storia. E così via per ogni tipo di religione. 

La maturità cristiana anche se teoricamente è simile per tutti i cristiani (salvezza per mezzo di Cristo), nella pratica è condizionata abbastanza pesantemente dalla confessione prescelta (cattolica, ortodossa o protestante).

 

Per i cattolici (se non ricordo male il catechismo che studiai da ragazzo) la salvezza non è solo per fede, ma l’uomo può approdare ad essa con dei meriti propri o varie “indulgenze”. La maturità dell’uomo in questo caso sta nel saper condurre bene le proprie opere affinché sia dichiarato giusto e possa ottenere la grazia.

 

I protestanti  almeno su questo argomento sono tutti d’accordo: la salvezza si ottiene SOLO per fede. Vale a dire la grazia di Dio non dipende dalla bravura di una persona, ma è data a tutti quelli che vogliono credere in Cristo. La grazia è condizionata dunque solo dalla nostra scelta di credere in Cristo salvatore oppure no. In questo osserviamo il principio fondamentale del cristianesimo che è il seguente: Chi avrà creduto e sarà stato battezzato sarà salvato; ma chi non avrà creduto sarà condannato. (Marco 16:16).

 [Ovviamente non si intende “chi avrà creduto al Patriarca o al Papa, ai santi o alla Madonna,  o alla chiesa Tal dei Tali”, ma chi avrà creduto a Gesù Cristo… che a quanto mi consta è ancora l’unico Salvatore).

 

Proseguendo il filo del discorso del nostro lettore e portandolo nel nostro contesto di fede, ci chiediamo: come può relazionarsi la nostra maturità di uomini cristiani evangelici con la grazia di Dio?  Secondo la nostra professione di fede, quando è che l’uomo è in grado di ricevere la grazia di Dio?

L’uomo non è MAI in grado di riceverla [«Non c'è nessun giusto, neppure uno»(Rom. 3:10], tuttavia la grazia, per i meriti di Gesù, ci è stata concessa.

La maturità dell’uomo allora in che consiste?

Nel rendersi conto di avere questa possibilità ed usufruirne, pur sapendo di non averne merito alcuno.

Per questo noi lodiamo sempre il Signore!

 

Nessun uomo è troppo lontano per essere raggiunto dalla grazia di Dio, perché il Cristo è morto/risorto per tutti.

 

La maturità del cristiano è allora prima un atto mentale di scelta sulla base della fiducia di Gesù Cristo. Questo atto mentale-spirituale si trasmette a tutta la nostra persona nella sua completezza,  diventando comportamento, e quindi anche opera. Le opere (buone) sono per noi la normale conseguenza della scelta di fede che ci ha permesso di ottenere la grazia. La fede cristiana infatti ci permette di aderire ed assomigliare sempre più a Cristo, sia nella morte di ciò che è mondano, sia nella resurrezione quando Gesù ci verrà a prendere come ha promesso.

 

La maturità cristiana ritengo sia anche una mentalità semplice, l’opposto di quella troppo intellettuale o troppo “teologica”, come dice Gesù:  “In verità vi dico: se non cambiate e non diventate come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.” (Matt 18:3). Questo cammino al contrario potrà sembrarci paradossale: come può uno diventare maturo se regredisce a stadi di semplicità infantile? Questo in fondo è lo stesso paradosso -cioè la verità inaspettata che va contro il pensare comune- in cui si trovò Nicodemo. Egli era un importante e "maturo" personaggio della fede giudaica al tempo di Gesù; ma fu messo di fronte ad un "nuova nascita" che all'inizio gli parve incomprensibile. [x questo punto può essere d’aiuto il breve scritto in www.ilritorno.it/postapic_quest/170_nato-d-Spirito.htm con i riferimenti nella pagina]

 

L’unico problema per noi occidentali è forse ritrovare questa semplicità di bambini che si avvicinano al Signore, di liberarci della nostra autonomia razionale, dell’eccessiva fiducia in noi stessi, del liberarci da un “io” troppo invadente.

 

Tutto sommato insomma, la maturità per l’uomo in rapporto alla grazia di Dio consiste in una scelta irrazionale, non molto logica, assurda per il mondo: un salto nel vuoto, o per meglio dire un salto nel cielo.

 

Ma attenzione: la maturità è un valore fisso o mutevole? Ricordiamoci che è sempre relativa e dipende dal contesto con cui ci rapportiamo. Voglio dire che uno può pure fare una scelta di fede matura  rispetto al mondo (cioè a tutti quelli che non hanno saputo/voluto  accettare la salvezza offerta da Gesù) ma non è detto che poi arrivi ad una reale maturità spirituale.

Accettare Cristo infatti non è un punto di arrivo, bensì l’inizio di un cammino.

La maturità spirituale è fluida, è una trasformazione continua, graduale, per mezzo della guida dello Spirito Santo. Lo Spirito di Dio infatti saprà come condurci attraverso le fasi della maturità di fede come conversione, santificazione, contemplazione, ecc.

Tal maturità spirituale ritengo sia il saper sapientemente unire la comunione interiore con il Cristo e l’attività evangelica di testimonianza come Dio stesso ci sospinger a fare secondo quanto dice:

 

Poi Gesù salì sul monte e chiamò a sé quelli che egli volle, ed essi andarono da lui. Ne costituì dodici per tenerli con sé e per mandarli a predicare con il potere di scacciare i demòni (Marco 3:13-15) [x approfondire il passo può essere d’aiuto qs breve scritto www.ilritorno.it/studi_bibl/316_egoismo-fede.htm ]

 

In questo percorso la grazia di Dio interviene in moltissimi momenti della nostra vita. Sarebbe troppo lungo parlarne qui. Diciamo sinteticamente che l’amore di Dio nella Sua infinita Provvidenza e Sapienza sa come rafforzarci, consolarci, proteggerci; e lo farà  quando sarà il momento.

 

Infine per concludere vorrei riportare il passo che leggevo stamattina, in cui, secondo me, grazia e maturità dell’uomo si fondono insieme e costituiscono uno stato d’animo quasi permanente, sorgente di ogni nostro pensiero o azione:

 

“O Eterno, il mio cuore non è orgoglioso e i miei occhi non sono alteri, e non mi occupo di cose troppo grandi e troppo alte per me. Ho veramente calmato e acquetato la mia anima, come un bambino svezzato sul seno di sua madre; la mia anima dentro di me è come un bambino svezzato. O Israele, spera nell'Eterno, ora e per sempre” (Salmi 131)- Questo salmo descrive perfettamente non solo uno stato di serenità e pace ma anche la maturità spirituale. Il bambino sul seno della mamma non è quello da allattare; è invece “svezzato”, ovvero è privo di quella necessità che prima lo spingeva ad allattarsi; egli si appoggia serenamente sul petto della madre solo per l’amore e la quiete. Un cristiano maturo sa stare accanto a Dio senza esigenze personali, nella giusta umiltà. Non ha più bisogno di clamore, di cose grandi, non ha nulla di orgoglioso e superbo. Egli ha l’anima in se stesso, ovvero ha la perfetta padronanza dell’anima sua che si scioglie nel dolce abbraccio anche materno di Dio.

 

 

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