LIBERTA'  SCELTE E E PREOCCUPAZIONI

(domanda a seguito di INIZIO DELLA LIBERTA ) - Renzo Ronca -(11-8-13) aggiorn. 3-11-19-

 

 

 

 

DOMANDA: che significa fermare le preoccupazioni in senso pratico?

 

RISPOSTA: 

Non sempre un modo nuovo di essere si può sintetizzare in poche righe, comunque ci proviamo.

Nello scritto precedente parlavamo della libertà in senso cristiano. Dio ci ha creati liberi di scegliere se vivere con Lui o senza. 

 

Con la perdita dell’Eden abbiamo vissuto nella schiavitù del peccato, conosciuto la sofferenza della solitudine e sperimentato la morte.

Il processo di conversione è quello messo in pratica da Cristo che ci ha indicato la strada; la trasfigurazione, la resurrezione  dopo la lotta è quanto accadrà a noi se lo seguiamo, ovvero la riconquista del nostro stato di figli di Dio, della nostra vera natura di esseri spirituali.  E’ ovvio che un tale processo di conversione, cioè consapevolezza e trasfigurazione non è facile.

 

Il primo grado della difficoltà per gli uomini, che oggi si sentono liberi di poter far tutto,  sta nel riconoscere di esserlo affatto, ma di vivere in uno  stato come di schiavitù. 

 

Ma ammettere questo con maturità significa anche non dare sempre la colpa agli altri, bensì ammettere che nel nostro passato ci sono stati errori. Errori personali dovuti alla nostra vita; errori sociali e politici; errori  spirituali che hanno influito nel corpo e nello spirito (come nella genetica o nel DNA esiste anche l’ereditarietà).  E’ difficile per noi ammetterlo, siamo come l’alcolizzato che non ammette mai di esserlo. Solo con la buona volontà, l’umiltà, l’intelligenza e l’opera dello Spirito di Dio possiamo superare questo primo difficilissimo scalino ed ammettere di essere lontani da Dio, che poi è appunto il significato più vero di “peccato”.

Solo una volta capito questo si può iniziare un “cammino” vero di liberazione interiore esteriore e nel tempo, nelle dimensioni del tempo. Forse questo cammino sarà ostacolato dal mondo, ma comunque sarà possibile, perché non si sarà più da soli a combattere, avendo la fede già compiuto il miracolo interiore del risveglio e del desiderio di Dio.

Il passo dunque è un rinunciare a vedere la vita con gli occhi della propria autosufficienza, della propria “umana onnipotenza”, del proprio senso personale di giustizia

 

Per uno nato dentro un ambiente chiuso e oscuro, come una specie di prigione, sarà “normale” essere prigioniero; se un altro gli apre improvvisamente la porta nel sole accecante di mezzogiorno, ecco che la libertà probabilmente gli metterà entusiasmo eccitazione ma anche paura e ci sarà un istinto persino di ritornare in quell’ambiente chiuso: sarà un ambiente piccolo ma almeno lì dentro avrà l’illusione di un’apparente sicurezza. Così fece il popolo di Dio appena lasciò l’Egitto liberato da Mosè: trovò troppo difficile accogliere e crescere nella libertà che Dio voleva dargli; non seppe né impararla né trattenerla né gestirla. Non capì che la libertà passa attraverso prove dure, passa nel deserto delle privazioni e della solitudine interiore. Quel popolo si indurì come fanno certi ragazzi testardi ribelli ed indisponenti e ricostruì il vitello d’oro, cioè si ripiegò su se stesso, sulla “sicurezza” dei vecchi idoli; anche se questo significava tornare schiavi.

 

Scegliere Dio è l’atto iniziale di un cammino di consapevolezza che GRADATAMENTE ci porterà alla libertà, all’apprendimento e alla gestione della libertà ma che può anche far male al nostro "Io" ; perché la libertà non va solo ottenuta ma imparata gestita e protetta. Superare il deserto non è facile, ma la nostra vita richiede questo coraggio di mantenere una direzione precisa anche nell'incertezza (questa determinazione illogica la chiamiamo "fede"), altrimenti non si farebbero mai delle scelte ma si giacerebbe sempre nell'acquisito senza mai crescere.

 

E’ inevitabile che nella nostra vita terrena ci siano preoccupazioni, anche Gesù lo era per i discepoli e per noi.

Siamo tutti preoccupati per tanti motivi; se non lo siamo per noi lo siamo per i nostri cari. E più amiamo e più persone care abbiamo e più preoccupazioni dovremo avere.  

 

Ma se questo è parte della vita terrena, vi è una preoccupazione più "pesante" in cui si è insinuato qualcosa di estraneo, di cui dobbiamo renderci conto e partecipare attivamente per liberarcene: questo senso di preoccupazione può essere “caricato” eccessivamente (non da Dio) tanto da non essere più in linea con le fede e costituire una specie di dipendenza negativa quasi insopportabile, in cui si mischiano varie emozioni; così alla fine tutto questo stato potrebbe soffocare la speranza a cui siamo chiamati (salvezza).

In pratica rischieremmo di vivere nel recinto chiuso dove invece di stare tranquilli troveremo che le preoccupazioni si alimentano le une con le altre e vivono una vita propria.

In certi casi si arriva persino a dare a Dio la colpa di queste preoccupazioni.

A volte non ce ne rendiamo conto ma diamo noi stessi alle preoccupazioni il nutrimento per sussistere soffocandoci.

Molto ci sarebbe da dire sulla regia di questo tipo di inganni che come un tumore si uniscono alle cellule sane del nostro pensiero e lo corrompono, lo distruggono giorno dopo giorno. Ma approfondire adesso l’argomento “male” ci porterebbe via troppo tempo.

 

Diciamo che in linea di massima le preoccupazioni di un periodo limitato, come la sofferenza in senso lato, possono anche costituire una fase necessaria, che dobbiamo passare tutti proprio per poterle superare, ma se diventassero uno stile di vita, una dipendenza sottile che perdurasse negli anni impedendoci la serenità, allora occorrerebbe rifletterci.

 

E’ qui appunto che una scelta cristiana può  modificare le cose, può  equilibrarle togliendo dai fatti il sovraccarico emotivo che non viene da Dioaffinché nessuno ci porti via le Sue promesse.

 

Le scelte “pratiche” ci vogliono giorno per giorno, ma nello specifico non c’è un manualetto di pronto intervento, cambiano per ognuno di noi;  tuttavia  lo Spirito di Dio se lo viviamo regolarmente ci aiuterà a capire come fare.

Per esempio iniziando dalla meditazione di una semplice frase: "Quello che è caduto tra le spine sono coloro che ascoltano, ma se ne vanno e restano soffocati dalle preoccupazioni, dalle ricchezze e dai piaceri della vita, e non arrivano a maturità" (Luca 8:14).  E’ interessante notare come nel Vangelo il Signore metta le preoccupazioni accanto alle ricchezze e ai piaceri della vita. Elementi dunque che possono impedire una crescita e soffocare il nostro cuore. La libera scelta di seguire Gesù necessita dunque di una protezione continua che comporta altre piccole scelte coraggiose, un "aggiustare il timone" continuamente, che possiamo anche chiamare “coerenza”. Nessuno dice che sia facile rimanere coerenti.

 

 

 

 

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