Bollettino libero cristiano evangelico  dell'Associazione ONLUS  "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

CONTROLLO DEL CERVELLO, DELLE EMOZIONI, DEL COMPORTAMENTO

 

Domanda: come si fa ad esercitare il controllo sulla mente, selezionare le azioni.. c’è un modo preciso?

 

Risposta:

Conosco persone che hanno già un temperamento calmo e riescono facilmente a controllare la loro emotività[1]Altre invece (la maggioranza nel nostro paese) sono fortemente eccitabili e faticano a controllare emozioni e comportamenti. L’impulsività, la mancanza di riflessione portano azioni sconsiderate spesso violente o comunque istintive. Questa tendenza va corretta a livello sociale ed individuale.

Livello sociale: in Italia non esiste. Manca ogni forma di educazione comportamentale. Una volta si insegnava nella scuola qualcosa  che ci poteva assomigliare, si chiamava “educazione civica”,  ma ovviamente l’hanno subito tolta. Gli esempi attorno a noi non sono dei migliori: nessuno è in grado di fare una fila alle poste o quando aspetta l’autobus; il governo stesso dà esempi di liti violente con scontri anche fisici e parolacce in diretta tv. Non parliamo poi dello sport nazionale, il calcio, dove le reazioni istintive e violente sono di casa, inducendone altre simili negli spettattori. Nessun controllo è esercitato nelle trasmissioni televisive consumate dai giovani dove invece fa spettacolo ed è molto ricercato proprio il battibecco e litigio sempre più in forma volgare. Non esistono in pratica esempi di comportamento socialmente positivo. Tutto è affidato al “fai-da-te”.

Ma come può esistere un desiderio di migliorarsi se non si ha la consapevolezza di doverlo fare?

L’abitudine comune per esempio a sgomitarsi nelle file per passare avanti al nostro vicino o di suonare con la macchina in città o di non cedere mail il passo, diviene “normalità”; è la “norma” perché tutti gli altri fanno così e ti devi adeguare. Se ti sposti e vai in altri paesi del nord Europa e continui a comportarti così, come minimo ti arrestano.

Abbiamo allora diversi “livelli sociali”. Si tratta solo di prenderne coscienza.

La Scuola potrebbe fare molto introducendo ad esempio nelle scuole elementari insegnamenti comportamentali corretti su come si attraversa la strada, su come ci si comporta con le persone anziane, sulla utilità di certe regole comuni a cominciare dalla condotta. Nelle medie invece si potrebbe introdurre una educazione alla conoscenza delle emozioni. Abbiamo tantissimi psicologi a spasso che non trovano lavoro: perché non utilizzarli nella scuola per insegnare ai ragazzi cosa significano le “emozioni” ed il giusto comportamento da adottare per elaborarle? Gli adolescenti sarebbero più preparati per affrontare i turbamenti della loro età.

Livello individuale:

L’esperienza è fondamentale nella crescita e non potendo vedere direttamente le varie forme di comportamento in Inghilterra, Svezia, Germania, India, Africa, Iran, per rapportarle tra loro, si potrebbe sfruttare quello che abbiamo: internet.

Invece di lasciare questo mezzo di comunicazione allo stato brado nelle mani dei ragazzi, potremmo dare noi l’esempio su come usarlo per il meglio. Globalizzazione dunque, non per subire l’appiattimento consumistico, ma come mezzo per “entrare” nelle culture e assorbirne le differenti “normalità” comportamentali.

Tutto questo dovrebbe poi essere poi elaborato con l’aiuto di qualcuno e non è per niente facile trovare persone mature e “libere”.

Però esistono. Pensateci un momento. Gesù non ci insegna cos’è la libertà?

La mia esperienza cristiana: Io ho trovato correzione ed aiuto attraverso Lo Spirito vivo di Dio, che come un educatore mi ha pian piano indicato i miei punti deboli e forti su cui lavorare.

L’azione di Dio agisce principalmente su due fronti:

1) Trasformando il nostro cuore, il centro del nostro essere, affinché questo possa modificare la mente, il nostro modo di pensare; e questa mente “rinnovata” possa produrre un comportamento nuovo;

2) Dandoci indicazioni dirette sul comportamento, la tolleranza, il controllo del tempo.

Le due azioni in contemporanea sono tanto più efficaci quanto più noi veramente ci fidiamo di Dio, non solo a parole ma mettendole in pratica nei fatti con equilibrio.

Il controllo del tempo: Il tempo gestito dal mondo significa sfruttare ogni attimo, ogni occasione per avere successo, potere, ricchezza, piacere. Il mondo attraverso i media fornisce modelli di “uomo” e di “donna” completamente irreali, perfetti nel fisico ma senza anima, irraggiungibili nella loro forma esteriore propagandata come “bellezza”. Tutti vogliono assomigliarvi perché rappresentano la felicità, l’appagamento di tutto, ma essendo falsi, esistenti solo negli spot pubblicitari,  nessuno li può realmente eguagliare; da qui l’aumento delle crisi depressive per essere troppi grassi, troppo piccoli, troppo alti… l’aumento dello stress per guadagnare sempre di più per comprare una macchina più grande….

Il tuo tempo secondo il mondo non è mai tuo; te l’hanno rubato e non te ne sei accorto. Seguendo questa “normalità della follia” non hai mai tempo per te stesso, per rilassarti, per pensare, per entrare in relazione con Dio.

La settimana biblica per esempio è molto semplice: prevede sei giorni lavorativi ed uno di riposo. Il riposo spirituale ha un valore molto profondo che va vissuto. Non si usa il giorno libero per entrare in un altro forsennato stress vacanziero che alla fine ti lascia distrutto. In quel giorno lì, devi entrare in un riposo particolare, spirituale, devi buttare l’orologio, aprire qualche libro, ascoltare musica, dedicarti ad un hobby; ma soprattutto, appena alzato, puoi rivolgere il tuo pensiero solo a Dio. Questo preparerà la tua anima al nutrimento necessario. L’anima comincerà  a vivere e a crescere e manifesterà le sue esigenze alla tua coscienza.

 

Dopo un certo tempo che applichi qs semplice regola  sentirai la nostalgia del giorno di riposo; e lo aspetterai con grande desiderio. Ci sarà una specie di orientamento degli altri giorni verso quello di riposo il cui significato vero è l’eternità di Dio, al di fuori di ogni concetto terreno di tempo. I sei giorni sussisteranno nella prospettiva del settimo, così come la nostra vita è orientata all’eternità di Dio.

 

Ti verrà poi spontaneo poi, vivere quel giorno di riposo anche negli altri giorni in piccoli spazi d preghiera e di pace. Avranno per te un effetto stabilizzante, edificante, pieno di pace e sapienza. Avrai così un riposo spirituale continuo; una pace interiore molto diversa da quella che vorrebbe darti il mondo.

Ti sarà semplice trasferire quei piccoli momenti ad altri omenti del giorno, anche mentre fai altre cose come lavorare, guidare, andare dal fornaio. Ecco allora che la tua anima vivrà su un livello superiore e sarà il vero controllore del tuo cervello e del tuo comportamento.

 

A me manca moltissima crescita per arrivare a questo stato di serenità ed equilibrio e benessere, però posso dire una cosa: da quando ho cominciato, da quando il Signore si rivelò nella mia vita ad oggi ho fatto molti passi avanti seguendo i Suoi consigli.

Non occorre una laurea per capirli, anzi riescono meglio proprio alle persone più semplici. Si tratta solo di mettere in pratica quanto troviamo nelle Scritture alla luce dell’amore cristiano guidati dallo Spirito di Dio (parole queste che se non vivi attraverso un vero rinnovamento interiore  possono anche essere insignificanti).

Il primo punto da ricercare dunque secondo me, non è il perfezionismo dell’ubbidienza magari fanatica delle regolette scritte, né il buonismo dell’”amiamoci tutti”, ma la sorgente d’acqua viva che trasforma miracolosamente il nostro cuore prima di ogni altra cosa; ovvero la comunione con lo Spirito di Dio. Solo in questo modo sapremo COME e QUANDO mettere in pratica gi insegnamenti che apprendiamo. In seguito poi trovare il modo di provare se quello che pensiamo di essere è vero davanti a Dio o solo nella nostra fantasia. Molti infatti sanno a memoria le Scritture ma usano la Parola di Dio solo per presentare se stessi. Un buon ambiente dove fare queste prove è il confronto con altri fratelli nelle nostre comunità.

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[1] Questo secondo me può dipendere da due fattori: a) in minima parte dalle caratteristiche innate, presenti fin dalla nascita; b) in massima parte dalla famiglia, quindi all’educazione, dall’ambiente, dalle esperienze formative all’atto della crescita.

 

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