Bollettino libero cristiano evangelico  dell'Associazione ONLUS  "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

 

FARE DEI “VOTI” A DIO, CHE SIGNIFICA?

di Renzo Ronca - 9-6-12

 

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DOMANDA: “ Renzo, ho visto la tua risposta in merito ai sacrifici che vengono offerti al Signore [vedi "correlazioni" sotto] …ti volevo chiedere, quando Davide parlava dei voti che devono essere compiuti e anche nei proverbi si parla di voti, come si devono intendere?”

RISPOSTA: Il “voto” è “L’impegno o promessa di compiere una determinata azione, di fare o non fare qualcosa, liberamente assunti davanti alla divinità..” (Treccani). Si parla dunque di un impegno volontario davanti a Dio, ad esempio nella consacrazione o nell’astinenza. Non c’è obbligo e non è peccato farli; tuttavia una volta fatti vanno adempiuti, per questo occorre grande attenzione a non impegnarsi superficialmente.

Nel Vecchio Testamento non ci sono prescrizioni di voti ma ci sono regolamentazioni precise (vedi trafiletto in fondo sul “nazireato”). “Un voto può essere fatto per adempiere qualcosa  (Gen 28:20-22) o per astenersi da qualcosa (Sal 132:2-5), in risposta alla benignità ricevuta da Dio (Num 21:1-3), oppure per manifestare il proprio zelo o la propria devozione verso Dio (Sal 22:25)”; “Il voto impegna solennemente come un giuramento“ (Deuteron 23:22-24); “chi fa un voto si colloca nella sfera dell’offerta e ne è libero solo quando avrà compiuto quel sacrificio”; “un voto, non ha di per se stesso alcuna virtù (Sal 51:16-19), e può anche essere la pia simulazione di un impostore  (II Sam 15:7-12) o di una persona corrotta (Prov 7:14); così nel Nuovo Testamento, il voto di chi ostenta religiosità [usa il voto per una ipocrisia religiosa tipo “ho fatto un voto a Dio non posso aiutare il mio genitore” ndr] è condannato da Cristo (Marco 7:11)”.  (1)  L’apostolo Paolo fece anche lui un voto e lo adempì (Atti 18:18).

Per quanto riguarda noi cristiani oggi:

Il Signore quando dice una cosa la mantiene; la Sua parola conta, è importante, si realizza sempre. Egli non ci obbliga a fare dei voti, però da sempre ha messo in risalto l’importanza di quello che diciamo e la nostra coerenza con quanto diciamo:  -Ma il vostro parlare sia: "Sì, sì; no, no"; poiché il di più viene dal maligno- (Matteo 5:37). Seppure noi uomini diamo poco valore alla parola che scambiamo, Dio ci prende sempre sul serio nella nostra professione di fede e crede a quanto promettiamo; per questo meglio non fare alcun voto piuttosto che farlo e poi non essere in grado di mantenerlo. Purtroppo l’uomo dalla sua creazione ad oggi non ha mai saputo mantenere i patti; per un motivo o per l’altro li trasgredisce sempre; anche se l’Eterno nel Suo infinito amore li ha sempre rinnovati per salvare almeno un piccolo resto del Suo popolo. Dio ci educa continuamente alla verità e al mantenimento della parola data. Il voto è un impegno speciale che qualcuno si sente di offrire. Il nazireato per esempio (vedi trafiletto in fondo)  è caratteristico di chi è chiamato a missioni speciali o a vite particolari. Io  vedo il voto come una offerta di sé in più, particolare, un qualcosa che un cuore traboccante d’amore verso il Signore si sente di volerGli offrire. Questa buona intenzione se fatta con cuore puro e sorretta da una forte volontà sarà gradita a Dio, purché non cada nella rigidezza ed ipocrisia esibizionistica del legalismo o del senso di colpa per una eventuale caduta. Secondo me, nel caso ad esempio di un voto d’astinenza sarebbe bene, vista la nostra debolezza umana, limitare il voto ad un tempo non lunghissimo.

In qualche modo, per estensione, la vita del cristiano è già un “votarsi”, una missione ed una offerta a Dio (Romani 12:1-2). Mantenersi nella fede e nella coerenza degli insegnamenti di Gesù sarebbe già un traguardo difficile ed importantissimo, quindi ci andrei cauto con i voti.

In certe chiese la pratica dei voti è incoraggiata per mostrare devozione, ma satana mostra spesso di saperla manipolare dandole una valenza eccessiva; questo può comportare un compiacimento verso se stessi ed una ricaduta sul legalismo con il conseguente semisommerso giudizio verso gli altri.

 

NAZIREATO – Questa istituzione molto antica fu regolata dalla legge mosaica  (Numeri cap.6). “Nazirei” [dall’ebraico “nazar” separare, consacrare, astenersi e “nazer” diadema, corona di Dio”] erano l’uomo o la donna appartati per Dio, anche se non erano affatto esclusi dalla vita sociale. Principalmente, per tutto il tempo del loro voto, non si facevano crescere i capelli (simbolo di forza e vitalità) e non bevevano vino o bevande fermentate. Alla fine del voto si radevano i capelli, li portavano come offerta al sacerdote e li bruciavano sull’altare come a dire: “ecco, questo tempo e queste azioni che ho trascorso in tuo onore io te li offro come questi capelli che ne sono il simbolo, voglia tu gradirlo”. Vi sono stati esempi di nazireato per tutta la vita, come Samuele, Sansone (che però non si comportò sempre bene) e Giovanni Battista (Luca 1:15) e per un periodo breve come l’apostolo Paolo (Atti 18:18). Probabilmente fecero questo voto anche la profetessa Anna (Luca 2:36-37) e Giacomo fratello del Signore. (1) (2)

 

 

 Correlazioni

“Quando prego il Signore in cambio offro il sacrificio di qualcosa che mi piace, è giusto”?

 

  

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NOTE

(1)da Dizion. biblico GBU;

(2) da Dizion, biblico di R. Pache.

 

 

 

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