Bollettino libero cristiano evangelico  dell'Associazione ONLUS  "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

 

«Di che discorrevate per strada?»

di Renzo Ronca - 27-2-12

 

Giunsero a Capernaum; quando fu in casa, [Gesù] domandò loro: «Di che discorrevate per strada?» Essi tacevano, perché per via avevano discusso tra di loro chi fosse il più grande. Allora, sedutosi, chiamò i dodici e disse loro: «Se qualcuno vuol essere il primo, sarà l'ultimo di tutti e il servitore di tutti». (Marco 9:33-35)

 

 

 

 

 

«Di che discorrevate per strada?»

 

Nel cammino cristiano vi sono sempre punti da chiarire. A volte certi passaggi possono metterci in contrasto o in competizione. Gesù è il nostro Maestro e Pastore che ci osserva, ci ascolta e ci educa. Egli sa di cosa discutiamo, ma vuole che sia portato davanti a Lui. Il Signore si interessa di noi, non dobbiamo avere timore. Allo stesso tempo non dobbiamo lasciare certe questioni solo tra noi perché potrebbero lasciare brontolii, scontentezze e procurare divisioni. Sempre è bene, come veri fratelli, andare da Lui e raccontare come stano le cose. Lui ci farà capire il Suo punto di vista, senza dubbio più elevato del nostro.

 

 

 

   avevano discusso tra di loro chi fosse il più grande.

 

a)     Come figli dello stesso Papà cerchiamo più o meno volontariamente di essere più bravi degli altri. Se umanamente è comprensibile, non lo è dal punto di vista cristiano. Gesù introduce una rivoluzione nel concetto di grandezza. Il migliore non è quello che sopravanza, che si evidenzia innalzando se stesso al successo, ma chi rinuncia a se stesso occupandosi della necessità degli altri. (1)

 

b)     Però la cosa non è detto che riguardi sempre noi stessi, potrebbe riguardare gli altri in senso generale: a volte diamo troppa importanza alla “grandezza” degli altri e dimentichiamo che invece sono persone come tante altre. Nessuna persona, sia che riguardi te o che riguardi qualsiasi altro, è più grande di tutti. Chi più chi meno siamo tutte persone uguali. Uno ha una capacità ed un compito ed un lavoro, un altro ha un’altra capacità un altro compito un altro lavoro. Dunque l’insegnamento a non essere grandi può anche farci riflettere sul non considerare nemmeno gli altri troppo importanti. Ognuno ha il suo ruolo; ognuno deve essere rispettato nel suo ruolo o nel suo lavoro ma nessuno è qualcosa di più di un altro; davanti a Dio siamo tutti uguali.

 

c)      proviamo ad estendere il concetto… a volte ci sono cose che secondo noi sono di grande importanza mentre invece non lo sono. Nei nostri pensieri nei fatti che ci accadono.. a volte ci può capitare di dare troppa importanza a certi fatti o a certi pensieri. Il Signore ci insegna a ridimensionare anche i fatti e i pensieri. Tutto è equilibrato e al suo posto davanti a Dio. Noi dobbiamo imparare a scoprire questo equilibrio naturale.

 

Sedutosi

 

  Gesù quando si siede ci indica uno stato di quiete, un modo di ragionare e di dialogare con molta calma, senza distrazioni, dispiegando bene gli argomenti. Immagina un capo importante con tante le persone appresso… se questo capo, parlando si siede, allora tutti sono costretti a fermarsi, significa che non parlano più camminando, ma stando fermi, più attenti. Non solo attenti ma anche seduti, ovvero comodi, tranquilli, senza fatica. Questo è lo stato di quiete che devi trovare ogni volta che leggi le frasi del Signore e ci rifletti sopra.

 

 

  «Se qualcuno vuol essere il primo, sarà l'ultimo di tutti e il servitore di tutti»

 

   Il concetto di “servire” è molto bello. In due modi si può intendere: primo: Prendi una chiave inglese: se non hai la chiave inglese come potresti svitare un certo dado? La chiave inglese è un attrezzo che “serve”, è indispensabile in certi casi. Secondo: servire ai tavoli coma fa il cameriere. Servire la persona che si ama, nel senso di avere cura di lei. Davanti al Signore noi tutti possiamo essere utili, a volte indispensabili ed inoltre possiamo avere cura di qualcun altro quando riusciamo ad amare.

 

 

(1)     Questo senso cristiano di non arrampicarsi sulle debolezze altrui di non dover mostrare a tutti i costi che siamo i migliori è ben lungi dall'essere superato, anzi è proprio l'opposto: la società americana (e la nostra subito dietro), tende a premiare chi più si fa valere. Sentivo e vedevo ieri sera al TG che in USA stanno facendo delle corse di neonati a "quattro zampe";  i bambini vengono allenati a "gattonare" prima degli altri per arrivare primi al traguardo. Una bella educazione non c'è che dire!!!

 

 

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