Bollettino libero cristiano evangelico  dell'Associazione ONLUS  "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

Ho conosciuto un ragazzo arabo, i miei sono contrari...

RR 14-1-12

 

DOMANDA: sono una giovane studentessa, ho conosciuto un ragazzo arabo molto dolce e gentile. I miei sono contrari. Noi non facciamo niente di male che vada contro la morale o contro Dio. Perché i  musulmani vengono sempre visti come quelli cattivi? Io voglio continuare a vederlo anche per  conoscerlo meglio. Voi che ne pensate?

RISPOSTA: Carissima lettrice, ma chi ha detto che i musulmani sono cattivi? I buoni e i cattivi sono tra noi e tra loro in egual misura. Credo che i tuoi genitori abbiano un altro timore per te e riguarda le notevoli differenze religiose e tradizionali che spesso esistono tra i nostri due popoli in una difficile ricerca di “integrazione”[1].

Ma anche qui bisogna fare grandi distinzioni. Non esiste una risposta semplice alla tua domanda. L’unica cosa utile che mi sento di dire è raccontare di alcuni casi che ho conosciuto personalmente; spero che potranno aiutare; alla fine esporrò qualche semplice conclusione:

1)     Il giovane Salah. Un diciottenne molto maturo, riservato, saggio, coraggioso e buono che incontrai all’ospedale mentre ero ricoverato. Era tra i più bravi nella scuola italiana che frequentava ed aveva appena superato gli esami di maturità quando morì per un incidente al lago (vedi In ricordo del giovane Salah). Salah si stava integrando perfettamente e con grande intelligenza. Appena maggiorenne, responsabile e preparato, aveva già delle prospettive di lavoro. Il padre seguiva più la tradizione d’origine applicando le leggi della sua religione e della sua terra in modo letterale molto duro, senza accettare nulla o quasi della legge italiana. I contrasti in casa erano forti. Per una serie di circostanze molto drammatiche intervenne l’assistenza sociale italiana e il padre fu allontanato. Il giovane dovette assumersi da solo la responsabilità della madre, di una sorella e di un fratellino. Alla morte del giovane la famiglia fu costretta a ritornare al loro paese.

2)     Una donna del Marocco: M. assiste una donna anziana italiana da diversi anni. E’ molto premurosa e svolge in maniera più che soddisfacente il suo lavoro. Dalla sua nascita fu promessa in sposa ad un uomo molto più vecchio di lei che aveva scelto la famiglia e fu costretta a sposarlo prima di venire in Italia, dove c’è anche il fratello. Questa donna è poco più di una giovinetta e ha conosciuto un altro ragazzo del Marocco di cui si è innamorata e l’ha frequentato di nascosto del fratello. Ora aspetta un bambino ed è costretta a fuggire perché ha paura che il fratello potrebbe ucciderla.

3)     Un arabo  in Germania. K. conobbe e sposò una donna italiana in una grossa città tedesca accettando i figli che lei aveva avuto da un precedente matrimonio. I due sono persone intelligenti pratiche e bene integrate; vivono rispettando perfettamente tutte le leggi tedesche, e oltre al loro lavoro, sono riusciti anche ad aprire un negozio che va benissimo. Quando però K. andava a trovare la sua famiglia d’origine in uno dei paesi del Nord Africa che danno sul Mediterraneo, se si portava appresso al moglie italiana, questa, per non scandalizzare l’ambiente di quel paese ed i parenti più anziani, era costretta a vivere come vivevano le donne del luogo.[2]

Del resto quando lei andava a trovare i suoi nel Sud dell’Italia, anche K. si adattava ai costumi di quel posto. Lei non si adattava ai costumi arabi, su come le donne vivevano laggiù e preferì non accompagnarlo quando lui andava a trovare la sua famiglia. Lui accettò questa cosa comprendendo le esigenze e le difficoltà della moglie che viveva in Germania una libertà ed una autonomia che nemmeno in Italia ci sogniamo. Negli ultimi anni però K. ha sentito di abbracciare la fede musulmana in maniera più completa. Non ha imposto nulla alla moglie o ai figli di lei, tuttavia la differenza c’è e la famiglia ne ha risentito. Lui non può più mangiare come prima, ed ha problemi  anche nello stesso negozio che avevano insieme (dove si vendeva tra l’altro anche carne di maiale); non frequenta più gli amici comuni, ha cambiato insomma il suo modo di essere e di comportarsi. Lei adesso si ritrova accanto una persona diversa da quella che aveva sposato. Anche i figli che avevano ricevuto un tipo di educazione molto aperta, si vedono adesso cambiare completamente il riferimento maschile. Lei no vuole che i figli frequentino la chiesa di lui. Lui stesso vede il concetto di famiglia in maniera diversa. Certo non ci sono imposizioni da ambo le parti, ma il matrimonio non ha più molte cose in comune ed è ogni giorno più in difficoltà.

Conclusioni:

1)     1) Ogni caso è a se stante.

2)     2) Certa è una cosa: i rapporti di coppie di razze diverse incontrano più difficoltà degli altri e per la buona riuscita richiedono mentalità aperte, cultura, consapevolezza, intelligenza ed un reciproco amore grande.

3) L’integrazione completa nel paese ospitante avviene generalmente dopo una o due generazione. possono verificarsi tre casi: a) si integrano ma questo li sottoporrà a scelte difficilissime coi parenti nel loro paese d’origine; i figli mano a mano diventeranno come gli altri occidentali. b) non cercano integrazione e vivono non alla maniera europea ma alla maniera araba; in questo caso resteranno in Italia solo  per breve tempo per mandare i soldi a casa; frequenteranno solo i loro simili e impareranno poco la della cultura e delle tradizioni che li ospitano. I figli in questo caso dovranno seguire i genitori e la pena potrebbe essere una divisione dolorosa  non molto accettata dalla famiglia d’origine. C) si integrano a metà, quanto basta, cercando un compromesso tra la nostra cultura e la loro. E’ un difficilissimo equilibrio di due modi molto diversi che non sempre riesce ed è destinato prima o, poi a far prevalere l’una o l’altra parte.

3)     4) Le persone occidentali che vedono arrivare gli extracomunitari avranno reazioni diverse in base al luogo dove vivono, alla loro cultura, alla linea politica della loro regione. Diciamo che non è mai facile accettare lo straniero. Per molti è diffidenza, paura, ostilità; per altri è ricchezza, crescita, solidarietà.

I giovani come te, cara lettrice, e come il tuo amico arabo, potranno fare molto per migliorare (o peggiorare) i rapporti tra italiani e stranieri. Li miglioreranno se affronteranno ogni passo con doppia attenzione rispetto agli altri, se si renderanno maturi, se sapranno rispettarsi senza andare contro le proprie famiglie; ma potranno anche peggiorare tutto quanto se si mettono a vivere la loro storia con superficialità, come se fosse una storia come le altre, senza pensare ad una diversità che pure esiste. Una diversità che non è né meglio né peggio; ma di cui è necessario rendersi conto.

 

Correlazioni:

E' peccato sposare un non credente?

 

 

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[1]

Integrazione – è un termine difficile ha a che vedere con la fusione,  il completamento, l’unione di una parte con l’altra. Generalmente è riferito a persone emigrate  che  si trovano in un territorio diverso da quello di origine. Fino a che punto possono/vogliono integrarsi?  E le persone che li ospitano fino a che punto vogliono/possono accoglierli? E’ spesso un problema  sociale e politico perché non tutte le persone di razze diverse che coesistono in una stessa nazione possono/vogliono aderire alle leggi della nazione ospitante; del resto nemmeno tutte le persone residenti possono/vogliono accettarli. D’altra parte la coabitazione necessita di regole condivise  per poter vivere ed occorre quasi sempre trovare dei compromessi difficili. Lo studio di queste tensioni razziali (spesso usate spregiudicatamente da alcune minoranze politiche  per sfruttare l’incertezza dei nostri tempi caricando di odio le persone contro “il diverso”) andrebbe visto in chiave sociologica. Noi non approfondiremo qui questo argomento. Questa nota  serve solo a dire che l’integrazione in una nazione di razze diverse è una questione aperta e molto complicata e chi vi si accosta, prima di dare una opinione affrettata,  dovrebbe prima studiare molte cose. Ecco una breve definizione su un sito svizzero: “L’integrazione sociale dei migranti costituisce un processo finalizzato alla convivenza pacifica che riguarda tutta la società. Un atteggiamento di apertura e di comprensione reciproca tra la popolazione indigena e quella immigrata sono gli importanti presupposti per il raggiungimento di tale obiettivo”. (www.bfm.admin.ch/bfm/it/home/themen/integration/themen/soziale_integration.html)

 

[2]

A differenza della nostra cultura occidentale basata sul cristianesimo (in cui è fondamentale il perdono, l’accoglienza) e sulla democrazia, dove tra uomini e donne non c’è alcuna differenza, in molti paesi arabi non esiste né la democrazia né il dover rispettare l’autonomia femminile. Lo stesso cristianesimo in certe nazioni islamiche è mal visto; tollerato nei turisti, è comunque la religione degli “infedeli”, e dunque da considerare nemica.

 

 

 

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