Bollettino libero cristiano evangelico  dell'Associazione ONLUS  "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

 

«PERCHE' TUTTE QUESTE "CARENZE" NELLA BIBBIA?»

 E' la Bibbia ad essere "carente" o siamo noi ad esserlo?

di Renzo Ronca - 11-7-11

 

 

[Imm elaborata da clickblog.it]

 

 

 

 

DOMANDA: In Genesi trovo punti che sembrano in contraddizione; di Enoc poi è detto così poco! E del corpo di Mosè, che ne è stato? Perché tutte queste carenze nella Bibbia?

 

 

RISPOSTA: E’ vero, nella Bibbia vi sono punti appena accennati e non del tutto chiari ad una prima lettura, però penso che anche qui, per una riflessione obiettiva, si debba risalire all’approccio biblico che eventualmente scegliamo.

 

E’ necessaria una premessa: l’uomo, per quanto possa sentirsi ingiustamente sminuito nella sua autoconsiderazione, è piuttosto limitato se visto in confronto alla perfezione ed alla sapienza di Dio  nell’universo che lo circonda.

Un vecchio esempio, sempre valido, è il cuore: l’uomo sa come funziona, sa come trapiantarlo, tuttavia non sa ancora perché batte. C’è dietro al suo funzionamento una motivazione alla vita che sfugge anche al più bravo chirurgo del mondo.

 

Allora noi esseri umani partiamo proprio da questo: siamo limitati nel grado di conoscenza, nell’impossibilità di conoscere il futuro, nella comprensione della nostra vita, della mente, nella formulazione di Dio…

 

Se siamo così, allora siamone più consapevoli. In che modo si può applicare tale consapevolezza? Per esempio diminuendo la portata delle nostre aspettative. Facciamo pure del nostro meglio per capire tutto, ma con la consapevolezza di non poter comunque capire tutto fino a che Dio non ci aprirà la mente. Accettiamolo, non è un affronto alla nostra intelligenza, anzi, credo sia il contrario, è la valorizzazione di chi sa riflettere con saggezza.

 

La Bibbia ci dà quanto basta per la nostra salvezza e la strada che dobbiamo percorrere. Se per esempio non abbiamo ben afferrato il perché della Bibbia, il suo cuore, come possiamo indagare sulla sua periferia?

 

Pensiamo ad un investigatore che vuole sapere cosa c’è dentro una casa. Cerca di aprire la porta e vedere, ma se la porta e le finestre sono chiuse? Se è un investigatore bravo, un piccolo varco lo trova. Magari un amico gli rivela una porticina che non si vede….  Ecco che entra… ma come fa a vedere se è tutto buio? Nessun problema, magari l’amico gli ha fornito anche una piccola torcia portatile. Ecco che l’investigatore l’accende.. La torcia, alimentata da una pila elettrica, proietta un cerchio luminoso molto piccolo sul pavimento… in pratica si riesce a vedere solo dentro a quel cerchio, mentre subito fuori non si distingue nulla. L’investigatore deve passare  e ripassare con calma nella stanza, stando ben attento a non inciampare. Il ristretto fascio di luce non illumina la casa intera, ma solo alcuni particolari. Quelle zampe di leone per esempio, scorrendo verso l’alto si capisce dopo che sono la base di legno di un grosso armadio e non un animale feroce.

 

Ecco la Bibbia è così: una torcia elettrica che ci ha dato un amico,  in grado di raggiungere tutta la casa, ma di quella casa ne puoi vedere pochi particolari  alla volta, in una scoperta graduale. Questa possibilità d’accesso nella Casa di Dio, seppure nella limitatezza di noi esseri umani, ci permette di riconoscere le stanze fondamentali, gli oggetti fondamentali. L’intelligenza, la memoria, certe istruzioni che il nostro Amico Gesù ci porge, ci permettono di comprendere la personalità di chi abita la Casa e di farci un’idea della sua grandezza.

 

Certe caratteristiche le vediamo subito, seppure abbozzate, come l’amore profondissimo e sapiente di cui è composta ogni cosa; ma certe altre caratteristiche no, come la biografia dei primi arredatori di questa casa. Ma cosa è più importante per un eventuale nostro trasloco, la storia degli operai che hanno edificato la casa o la casa stessa?

 

Della narrazione in Genesi abbiamo qualche apparente difficoltà.[1] Ma è un concetto fondamentale che Dio vuol farci capire o è la cronaca dettagliata? Se avesse voluto fare una cronaca giornalistica avrebbe incaricato altri di comporla. Anche se avesse voluto parlare di genetica avrebbe incaricato altri. Gli scritti in Genesi hanno assonanze con altri scritti precedenti di altri popoli? E allora? Cose simili erano state già dette? E allora? Se Dio in effetti avesse detto le stesse cose a diversi popoli? Se solo Abramo tra gli altri lo avesse seguito con fede? La fede poi gli è stata attribuita come giustizia.[2] Che importa se Dio ha parlato o non ha parlato ad altri? Che importa se ha usato uno stile letterario anziché un altro? Cerchiamo di capire invece il senso della creazione in sé.

 

Di Enoc sappiamo poco, è vero, ma sappiamo quanto basta. Non è Enoc il soggetto della predicazione, ma è la predicazione che ha un significato. Ciò che rappresenta Enoc -come prefigurazione di Gesù-, verrà messo più a fuoco in seguito con altri personaggi, come Mosè. La Bibbia è chiara nel suo insieme. Sappiamo che Enoc camminò con Dio; poi scomparve, perché Dio lo prese.”[3] Poche parole, ma di una profondità incredibile. A me basta. Il cerchio di luce della nostra lampada portatile è spesso al centro della Bibbia, nell’essenzialità della salvezza. L’inizio e la fine hanno qualche zona d’ombra. E allora? I riflessi della nostra luce sono meravigliosi anche in queste zone appena accennate! Forse man mano che apprendiamo le profezie degli ultimi tempi potremmo anche ritrovare Enoc tra i due unti che predicheranno ancora...[4] Le cose si chiariranno quando si devono chiarire. Per ora pensiamo alla salvezza a cui siamo chiamati e vediamo se la nostra anima è a posto; questo ci interessa prima di tutto. Ti domando: “Sei in linea tu con il Signore? Sei in accordo con quanto Lui dice nella Bibbia?”

 

Mosè e il suo corpo: Anche qui il fine di Mosè è ciò che lui ha detto e fatto e rappresentato, o è la sua storia personale?  Cosa ci viene a cambiare del messaggio biblico fondamentale il non sapere la precisione della sua eventuale morte? Sappiamo che il suo corpo non fu più trovato. Nulla di esoterico. Se applicassimo ad ogni personaggio biblico la necessità di sapere i particolari della sua biografia, poveri noi! Uno dei motivi del culto mariano sta proprio nell’aver staccato una creatura di Dio dal contesto biblico ed averla scandagliata ed idealizzata a se stante. Pensa se trovassimo l’arca, avvolta dal mistero e dalla magia! Quanta gente l’andrebbe a toccare! Che idolo diverrebbe! Di Mosè della sua morte sappiamo di non sapere molto. Accettiamolo senza che questo ci generi dei dubbi sulla Scrittura.  Sappiamo poi che Mosè era con Elia era sul monte nel momento della trasfigurazione. Aveva un senso in quel contesto.[5] Limitiamoci a questo.

 

Definire tutti queste queste luci piccole e luci grandi,  “carenze della Bibbia” secondo me significa avere una concezione biblica troppo intellettualistica. Purtroppo, dal mio punto di vista, è proprio questo interesse spinto dall'intellettualismo che si può definire “una carenza”.  Di fede per lo meno.

 

 

 

 

 

 

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[1] Considerando i due racconti individualmente e poi mettendoli insieme, vediamo che Dio descrive la sequenza creativa in Genesi 1 e poi chiarisce alcuni dettagli importanti del sesto giorno nel capitolo 2. Non c’è dunque contraddizione ma un semplice approccio letterario che descrive un evento prima in modo generale e poi in modo specifico.  [da www.gotquestions.org/Italiano/due-racconti-creazione.html]

[2] Romani 4:5-13

[3] Genesi 5:24

[4] Zaccaria 4:14; Apoc 11:2-6

[5] Matt 17:3 – in Cristo si incontrano la Legge e il Vangelo, Vecchio e Nuovo Testamento.

 

 

 

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