|
|
Torre di Babele (genesi 11,1-9): è difficile capire questi versetti, perché Dio l’ha fatto? RISPOSTA (Gaetano Rizzo): Per abbattere la superbia dei reprobi i quali per mezzo della costruzione di quella torre volevano in qualche modo raggiungere Dio, e perché no, addirittura soppiantarlo mettendosi al suo posto. Yahvé conoscendo gli empi pensieri del loro cuore infranse tale malvagio proposito covato nel cuore sciagurato di quegl’uomini confondendo le loro lingue, al punto che mentre all’inizio ne parlavano una sola, adesso vi erano numerosi linguaggi decisamente diversi uno dall’altro. Colpiti in tal modo non poterono più continuare in modo unito il lavoro di costruzione intrapreso, anzi si allontanarono in gruppi prendendo ciascuno la propria strada. La superbia viene sempre punita da Dio duramente. Yahvé non fa sconti a nessuno e non risparmia chi prosegue nella via dell’orgoglio e pienezza di sé. Facciamo allora nostre le parole riportate dall’apostolo Giacomo nella sua epistola; leggiamole insieme: “Anzi, egli ci accorda una grazia maggiore; perciò la Scrittura dice: «Dio resiste ai superbi e dà grazia agli umili»”. (Giacomo 4:6).
In verità vi dico che alcuni di coloro che sono qui presenti non gusteranno la morte, finché non abbiano visto il Figlio dell'uomo venire nel suo regno». (Matteo 16,28). Ma Gesù ancora non è tornato e sono passati 2000 anni, cosa voleva dire?
Risposta (Gaetano Rizzo):
Ebbene quello che disse Gesù anche se a prima vista
e apparentemente sembrava assurdo e inconcepibile si realizzò dimostrando
invece essere la pura verità. Come? Lasciamo che la stessa parola di Dio ci dia
la risposta: “Sei
giorni dopo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello, e li
condusse sopra un alto monte, in disparte. E fu trasfigurato davanti a loro; la
sua faccia risplendette come il sole e i suoi vestiti divennero candidi come la
luce. E apparvero loro Mosè ed Elia che stavano conversando con lui. E Pietro
prese a dire a Gesù: «Signore, è bene che stiamo qui; se vuoi, farò qui tre
tende; una per te, una per Mosè e una per Elia….»
(Matteo 17,1-7).
Si, stiamo parlando proprio della
trasfigurazione, avvenimento che accadde su un alto monte e luogo in cui Gesù e
i suoi discepoli, Pietro, Giacomo e Giovanni trascorsero la notte. Fu lì che
appunto il Salvatore si trasfigurò facendo vedere agli apostoli il suo aspetto
futuro, quello che avrà nel Regno del Padre suo, poi quello che avranno coloro
che regneranno con Cristo, i credenti in lui, mostrando ai tre come esempi
tipici, Mosé e Elia. In tal maniera si può senza dubbio affermare come alcuni
dei seguaci del Messia videro effettivamente il loro Maestro “venire nel suo
regno” prima di essere morti.
|
|