IL SILENZIO DI DIO

Ma è proprio vero che Dio non ci parla più? E se il silenzio fosse parte della Sua Parola?

di Renzo Ronca - 5-6-11 (ripubblicato il 25-6-12)

 

DOMANDA: Mi sono sempre chiesto come mai Dio si è rivelato spesso nell'Antico testamento parlava con i profeti era sempre presente nel guidare il suo popolo poi è venuto Gesù in carne ed ossa, e poi quando è asceso al cielo ha continuato a parlare con gli apostoli li ha guidati attraverso lo Spirito Santo, poi più nulla?

 

RISPOSTA: Il problema non è solo per i nostri tempi. La presenza-assenza di Dio, il Suo parlare e il suo tacere, il rivelarsi e non rivelarsi, sono sempre stati oggetto di profonde riflessioni da parte dell’uomo, fin dai primi tempi. Il “silenzio di Dio” è un argomento affascinante e complesso che altri hanno affrontato molto meglio di me; ti potrò dare solo la mia modesta opinione.

 

1) Dio è Parola, ma è anche Silenzio. Il Suo manifestarsi completo all’uomo è l’insieme dei due: della parola e del silenzio.

Per capire osserva queste parole che scriviamo: sono dei suoni inframmezzati da spazi di silenzio. Senza il vuoto non si potrebbero capire le parole. Pensa ad uno spartito musicale: le note esprimono dei suoni più o meno lunghi ed elaborati, ma sempre tra una nota e l’altra c’è il vuoto del silenzio.

L’amore permea l’insieme: suoni e silenzi, spinti dall’amore di Dio trasmettono all’uomo altro amore, la consolazione e la speranza necessari per vivere e per amare il nostro prossimo.

E’ nel silenzio che si manifesta la voce di Dio ai nostri cuori. Dio è dunque Amore-Parola-Silenzio.

Quindi il primo punto della riflessione è questo: il silenzio non è semplicemente l’assenza di Dio, ma è parte della manifestazione di Dio all’uomo.

 

2) Nel silenzio Dio non smette di operare, al contrario, in molti casi è il modo più rapido che sceglie per riempirci, per farci arrivare a Lui. Parlo della “scienza infusa” (non so se chiami proprio così, spero che comprenderai lo stesso il ragionamento che sto per fare). Il nostro modo di ragionare presuppone delle modalità psicologiche con dei tempi fissi. Ad esempio per capire il teorema di Pitagora ci vuole uno che lo sappia spiegare servendosi della geometria, di formule matematiche, ecc. Lo farà usando un triangolo e un bel po’ di ragionamento. Quando la mia mente “si convince” della dimostrazione “accetto” il teorema come “vero” e posso usarne le formule in molte applicazioni della vita. E fin qui il discorso fila liscio. Pensiamo adesso alla “Teoria della relatività” di Einstein. Nonostante lui la spiegasse per giornate intere nelle sue conferenze, non tutti riuscivano a capirla. Nemmeno oggi ci è facile capirla a meno che non siamo “addetti ai lavori”, cioè persone già addentro alla fisica.

Bene, adesso immagina che esista un altro modo per spiegare le cose, non più attraverso l’analisi mentale-razionale, che fa da filtro, ma direttamente al centro del nostro essere.

Ecco, io credo che Dio realizzi a volte questo modo di trasmettere certe verità, “saltando” la nostra mente e infondendo direttamente al nostro cuore la comprensione di determinate cose. Come se lo Spirito Suo si collegasse direttamente allo spirito nostro senza che la nostra mente, la coscienza, il raziocinio ne sappia nulla.

In questo caso come saranno le nostre “sensazioni”? Mentre Dio agisce con questa “scienza infusa” direttamente nello spirito nostro, la nostra mente si troverà nel vuoto. Si sentirà isolata, priva di vita, nel “deserto”, dove non cresce nulla. Ci sarà solo solitudine e sofferenza.

Una volta completata questa infusione spirituale però, ecco che improvvisamente, una mattina comprendi cose che prima non comprendevi e non ti spieghi perché. La mente non lo sa il perché.

 

3) Vi sono poi reali assenze di Dio, come conseguenze di un nostro modo di essere e d’agire. In questi casi non dovremmo ribellarci ma cercare di capire. Dio è sempre Amore, non cambia. A volte ci impuntiamo su un nostro concetto di giustizia e non vogliamo capire che Dio ne sa più di noi e che ha sempre un motivo d’amore per fare ciò che fa. Se la mamma tenesse il bambino sempre in braccio, quando imparerebbe questo a camminare da solo? Il bambino appena messo a terra e spinto a fare i primi passi si può sentire abbandonato e gli può sembrare ingiusto, ma poi una volta imparato ringrazierà il genitore. Nel breve scritto di ieri NON CREDIAMOCI TROPPO MATURI NELLA FEDE ho cercato di spiegare che la salvezza è solo il primo passo, poi nella santificazione bisogna continuare con maturità accettando ciò che ci viene dato, nell’obbedienza della croce. Può non essere piacevole, ma è così.

 

4) Il senso di abbandono da parte di Dio, vero o presunto, è comunque presente in certi momenti della vita di tutti ed è terribile. Io non lo so perché debba essere così forte. Lo provo anch’io come gli altri. Faccio del mio meglio per resistere nella fede ma non mi chiedo più il perché accada. Chiedo a Dio di darmi la forza di accettare anche questa parte vuota se essa fa parte della vita terrena. A volte mi sembra di non farcela, poi passa, e il giorno dopo mi sento meglio. A volte ci mette più tempo a passare: anni e anni. Ma non manca mai la consolazione di Dio. Lo Spirito Suo, chiamato anche e non a caso “Consolatore” ci è stato donato e se non Lo sentiamo non è Lui che non parla, ma noi che in certe amarezze che non accettiamo, rifiutiamo persino la consolazione.

 

Che posso dirti di più caro fratello? Che ci sono troppe cose che noi non conosciamo né di Dio né dell’eternità. Eppure è questo i Dio che ci ama e che noi abbiamo voluto; ed è in quella eternità che siamo chiamati; una patria che non sappiamo, con delle meraviglie che nemmeno immaginiamo. Non dobbiamo perdere questa speranza su cui si fonda la vita cristiana.

“Ma com'è scritto: «Le cose che occhio non vide, e che orecchio non udì, e che mai salirono nel cuore dell'uomo, sono quelle che Dio ha preparate per coloro che lo amano»”. (1Corinzi 2:9)

 

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