LETTERA DI UN CARCERATO AD UNA MADRE MAI CONOSCIUTA - Di Anonimo[1] - 8-3-12

 

 

Quella volta che caddi per le scale dell’istituto, tu non c’eri.

E neanche quando avevo le scarpe bucate.

O quando il mio compagno di banco aveva tutti i giorni la merenda.

O quella volta che mi beccarono la prima volta al supermercato.

E non c’eri neanche quando andai a finire sul giornale.

Un giorno ti cercai. Ti ho trovata. Quanto sei bella!

Ma non me la sono sentita di fermarti per strada: hai una bellissima macchina ed andavi a prendere due bellissimi bambini a scuola; chissà se sono fratelli miei.

Ti ho seguita ed abiti in un bel quartiere e sul citofono c’è scritto Avv…

Quante volte avrei avuto bisogno di un avvocato vero, ma soprattutto quante volte avrei avuto bisogno di una madre che non mi ha mai voluto.

Non ti preoccupare perché se anche ti ho voluto conoscere da lontano, continuerò a vivere senza mai averti conosciuto, tanto che cambia.

Pensa che oggi mi ha accolto un’altra mamma: si chiama Mammagialla![2]

 

 

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[1] dalla raccolta “Volare liberi” ed. Sette Città

[2] “Mammagialla” è il nome della casa circondariale di Viterbo.