Bollettino libero cristiano evangelico  dell'Associazione ONLUS  "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

Raccolta di riflessioni-flash giornaliere inserite nel bollettino Il Ritorno

(ultimo in alto)

 

Pubblicati nel mese di Novembre-Dicembre 2011

 

 


 

 

Se ti ha fatto qualche torto o ti deve qualcosa, addebitalo a me. (Filemone 18) – L’amore del Signore Gesù per noi è immenso. Egli vuole prendere su di sé quanto di offensivo, di brutto, ci possa capitare nella vita. Non si riesce a capire un amore così grande che tutto fa per il bene nostro. Se qualcuno ci ferisce, il Signore dice: “Mi prendo io la colpa di quanto lui ti ha fatto, e te la ripagherò io, ti renderò il doppio in pace ed onore” Egli fa così non solo perché protegge l’offensore, ma soprattutto perché vuole proteggere me dall’odio, che mi trascinerebbe nel peccato. Lode a te Signore Dio. (RR-31-12-11-h.8,15)

Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi;  e del luogo dove io vado, sapete anche la via». (Giovanni 14:3-4) – Definirsi cristiani e non credere alle parole di Gesù è un assurdo. La più bella promessa per noi è il Suo ritorno per portarci con Sé. Egli non si riferiva solo ai discepoli in quel momento ma parlava a tutta la Chiesa, nella quale siamo anche noi. Noi siamo conosciuti dal Signore e anche noi Lo conosciamo perché crediamo; di conseguenza conosciamo anche la strada giusta, perché ci basta conoscere Lui.  Lui è la strada e l’adempimento della promessa. (RR-30-12-11-h.8)

Abbi pietà di me, o DIO, secondo la tua benignità; per la tua grande compassione cancella i miei misfatti. (Salmi 51:1) – Primo atto di ogni avvicinamento al Signore è il riconoscimento dei nostri errori. Questa contrizione del cuore è suggerita sempre dallo Spirito di Dio che in questo modo ci prepara ad accogliere ed essere accolti da Dio. (RR-29-12-11-h.9)

Il Signore, l'Eterno, mi ha aperto l'orecchio e io non sono stato ribelle né mi sono tirato indietro. (Isaia 50:5) – Poter ascoltare Dio percepirne la volontà la voce il pensiero è un dono grande. I Suoi insegnamenti, che ci trasmette in molti modi, sono preziosi per vivere e per restare nella grazia. La Sua presenza, attestata dallo Spirito Santo, ci rassicura e ci guida. Mentre il nostro primo istinto sarebbe quello di ribellarci e di essere indipendenti Egli ci vuole rendere partecipi della Sua gloria. La vita cristiana è una educazione progressiva all'eternità di Dio, se la vogliamo accogliere (RR-28-12-11-h.9)

“Lo stolto dà sfogo a tutta la sua ira, ma il saggio la trattiene e la calma (Proverbi 29:11) – Il controllo di sé non è la repressione dei propri sentimenti ma è l’evitare di far del male a se stessi ed agli altri liberando cariche distruttive. La calma è uno stato emotivo di serenità che si ottiene avendo in se stessi la pace di Dio, che tutti noi possiamo assaporare cercare ogni giorno, leggendo la Sua Parola. (RR-27-12-11-h8,30

La notte seguente, il Signore si presentò a Paolo e gli disse: «Fatti coraggio; perché come hai reso testimonianza di me a Gerusalemme, così bisogna che tu la renda anche a Roma». (Atti 23:11) – Per chi consacra la sua vita al Signore ogni giorno è un’occasione per rendere testimonianza della gloria di Dio. Dal punto di vista umano certi fatti che ci accadono possono sembrare prove dolorose, ma da un punto di vista spirituale sono vittorie contro gli inganni del maligno che permettono a molti di poter giungere alla salvezza. L’apparizione di Cristo in certe circostanze è per noi il riempimento della forza e della fede necessaria. (RR-26-12-11-h17,45)

Dio ci ha liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio.  In lui abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati.  (Colossesi 1:13-14) – L’amore di Dio per noi è grande ed è concreto. Per i meriti di Cristo abbiamo già tutto. In noi è presente l’accesso ad ogni verità e possiamo già contemplare, per fede, l’eternità a cui Dio ci aveva destinati all’inizio della fondazione del mondo. Basta accedere a tutto questo con un minimo di fiducia. Lode e gloria all’Eterno per sempre. (RR-25-12-11-h7)

[…] «Signore, e di lui che sarà?» (Giovanni 21:21) – A volte diamo troppa importanza alle persone e non a Dio. La sorte o il carattere di altri fratelli ci deve interessare relativamente. Non è per commentare o criticare o per la curiosità di quello che succede a quello o a quell’altro che noi seguiamo il Signore. Certi desideri di sapere non sono utili e potrebbero deviare i nostri pensieri dall’essenziale, che è seguire Gesù in quello che Lui dirà direttamente a noi. (RR-24-12-11-h8,30)

Io poi, i miei fratelli, i miei giovani e gli uomini di guardia che mi seguivano, non ci spogliavamo; ognuno teneva le armi a portata di mano. (Neemia 4:23) – Ricostruire se stessi è un’opera attenta, realizzata in minoranza, con tanti nemici; occorre essere sempre vigili e pronti a combattere per proteggere il nostro cuore che spera in Dio. Ma la nostra armatura della fede non la toglieremo mai perché in questo modo sarà il Signore stesso che combatterà per noi. (RR-23-12-11-h.9,15)

Gesù rispose: «Né lui ha peccato, né i suoi genitori; ma è così, affinché le opere di Dio siano manifestate in lui. (GIOVANNI 9:3) - A volte pensiamo che abbiamo ricevuto una punizione di Dio. Se siamo diversi e più deboli, il Signore ci sta ancora più vicino. E’ venuto per quelli che si sentono persi. Quindi dobbiamo sempre credere nell’infinita bontà e potere di Dio. Può cambiare qualsiasi situazione. (CL-22-12-11-h.12)

[...] E tutti rivestitevi di umiltà gli uni verso gli altri, perché Dio resiste ai superbi ma dà grazia agli umili. Umiliatevi dunque sotto la potente mano di Dio, affinché egli vi innalzi a suo tempo; gettando su di lui ogni vostra preoccupazione, perché egli ha cura di voi. (1 Pietro 5:5-7) – L’umiltà è un bel vestito per noi credenti; è quello che indossò Dio stesso fatto uomo; se fu umile lui, tanto da sottoporsi alla cattiveria umana fino alla croce, tanto più noi dobbiamo avere un comportamento corretto e rispettoso verso tutti. Umiltà non è debolezza, ma forza d’animo nella fiducia che la giustizia viene da Dio e non dall’uomo. (RR-21-12-11-h9)

Allora Ezechia disse: «Ora che vi siete consacrati al SIGNORE, avvicinatevi, e offrite vittime e sacrifici di ringraziamento nella casa del SIGNORE»[…]. (2Cronache 29:31) – Il sacrificio gradito a Dio non è la rinuncia del divertimento o la mortificazione come nel lutto, ma l’offerta gioiosa dei nostri primi pensieri, della nostra lode, dei nostri ringraziamenti. Chi si consacra a Dio non è obbligato a rivestire un abito da prete o sottostare a rigidi ordini monastici,  ma unisce prima di tutto il suo pensiero a quello di Dio, prima di tutto, prima di ogni altra cosa nella sua vita. Si può fare mentre si vive una vita normalissima. (RR-20-12-11-h21)

Perché, quando sono venuto, non c'era nessuno? Perché, quando ho chiamato, nessuno ha risposto?  […]    (Isaia 50:2) – Questa probabilmente è la domanda che il Signore farà al momento del giudizio delle anime che non l’hanno ascoltato. Il Signore Gesù è ancora adesso in mezzo a noi e parla e chiama, per mezzo dello Spirito Santo, facciamo di tutto per ascoltarLo. Apriamo ogni giorno il Vangelo e, leggendo una sua frase, apriamo il nostro cuore. E’ così l’ascolto di Dio. Non è difficile. (RR-21-12-11-h13,30)

Cantate e salmeggiate a lui, meditate su tutte le sue meraviglie” (SALMO 105:2) - E’ vero che ci sono diversi modi di ringraziare Dio. Un modo allegro di farlo è di cantare e ballare per Lui. L’anima e il corpo sono uniti per esprimere il nostro sentimento. Il nostro corpo è il tempio dello Spirito Santo, è bene che gioisca pure lui. Il Signore ci fa capire che ci sono tanti modi di dialogare con Lui. E’ bello scoprirli. (C.L.20-12-11-h 7,40)

lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento stesso quello che dovrete dire - ( Luca 12:12) – Le preoccupazioni e le ansie della nostra vita sono pesanti e spesso ci impediscono di essere sereni. I tempi non buoni che viviamo fanno aumentare le paure e le apprensioni. Occorre richiamare alla mente le promesse del Signore e credere in esse con più forza per ritrovare la pace interna. Inutile basarci sulle nostre sole capacità, abbiamo un Difensore che è sempre con noi: lo Spirito Santo che ci suggerirà al momento opportuno le parole e le scelte più giuste secondo il bene che Dio ha pensato per noi. Confidiamo in Lui. (RR-19-12-11-h10,15)

[…] 'Siedi alla mia destra, finché io abbia messo i tuoi nemici sotto i tuoi piedi'" (Marco 12:36) – Le condizioni avverse non dovrebbero sorprendere i cristiani. Dal momento che abbiamo deciso di seguire il Signore Gesù sappiamo che molte circostanze ci saranno contro così come erano contro Lui. La nostra forza non sta nella capacità personale di superare tutto, ma nella consapevolezza che il Signore lo farà per noi, proteggendoci, liberandoci da ogni male interno o esterno. La vittoria in ogni difficoltà sta in questa fiduciosa attesa dell’intervento di Dio a nostro favore. Non dubitiamo, il Signore conosce i tempi e i modi per agire. (RR-16-2-11-h8)

«Se riesco a toccare almeno le sue vesti, sarò salva» […]  «Figliola, la tua fede ti ha salvata; va' in pace e sii guarita dal tuo male» (Marco 5:28,34) – Ciò che guarisce la donna non è la veste, ma la sua fede in Cristo Gesù. L’idea miracolistica che un pezzetto della tunica di Cristo o di un santo qualsiasi possa avere in se stesso proprietà miracolose, fa parte della magìa anticristiana e satanica. La nostra fede cristiana quanto è intensa, coraggiosa, anticonformista, come in questa donna, arriva diretta a Dio, Il Quale si accorge di questo sentimento del cuore e sa comprenderci e risponderci anche fuori da una strada tradizionale. (RR-17-12-11-h11,45)

«Ecco il mio servo che io ho scelto; l'amato mio in cui l'anima mia si è compiaciuta. Io metterò il mio Spirito su di lui, ed egli annunzierà la giustizia alle genti. Egli non disputerà e non griderà e nessuno udirà la sua voce per le piazze (Matt 12:18-19) – In un contesto sociale dove anche chi deve dare l’esempio alza la voce e si comporta in modo violento e volgare, dove ogni trasmissione è fatta di contestazioni e liti, è molto difficile trattenersi. Chi tace ed evita piazzate è visto come un perdente, ma agli occhi di Dio è molto caro. Con l’aiuto dello Spirito di Dio, per i meriti di Cristo, possiamo riuscirci anche noi. (RR-16-12-11-h8,45)

“Così dunque ognuno di voi, che non rinuncia a tutto quello che ha, non può essere mio discepolo”  (Luca 14:33) – L’espressione di Gesù appena scritta arriva dopo un Suo ragionamento abbastanza interessante (leggi vv.25-35). E’ molto facile avere voglia di seguire il Signore e ritenersi già Suoi discepoli. Ma il discepolato, l’essere veramente cristiani, comporta una responsabilità e molte consapevolezze che non sempre sappiamo o valutiamo. Molti di noi sono nati in famiglie che già seguivano una certa chiesa. Si trovano essi stessi a seguire la chiesa senza mai essersi posti la scelta o aver misurato il senso del cristianesimo. Il Signore vuole che noi esaminiamo per bene, dall’inizio, la nostra scelta. Meglio andare cauti all’inizio sapendo bene cos’è il cristianesimo, cosa comporta, piuttosto che partire con superficialità e rinnegare poi Cristo nei fatti (RR-15-12-11-h10)

 Tutto questo ci è venuto addosso, ma noi non ti abbiamo dimenticato e non abbiamo tradito il tuo patto” “Perché nascondi la tua faccia, e dimentichi la nostra afflizione e la nostra oppressione?” (Salmi 44:17,24) – La preghiera è un incontro con Dio in cui si apre il nostro cuore così com’è. Tanti sono gli stati d’animo della vita nostra, ci sono molti momenti di sconforto, perché nasconderli? Anche se il linguaggio può essere improprio, ci rivolgiamo all’Eterno a parole nostre come fa un figlio, col nostro dolore e la nostra amarezza. Lo supplichiamo di ricordarsi di noi. Ma anche nel dolore, seppure con rabbia umana, non dimenticheremo Dio e se c’è da pregare più forte, così faremo. Ci risponderà. (RR-14-12-11-h9,15)

Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore!» Ma egli disse loro: «Se non vedo […] io non crederò» (Giovanni 20:25) – Anche tra i credenti c’è una naturale tendenza a non credere, soprattutto alle testimonianze dei fratelli. L’istinto immediato di dubitare si può capire, è umano; ma l’atteggiamento di dura chiusura, convinto, caparbio, come quello di Tommaso è più difficile da accettare. Molti lo applicano ovunque ci sia qualche affermazione non subito comprovabile.  Dovremmo dare maggiore credito alle persone che stimiamo. La parola di un fratello che si è sempre comportato con equilibrio ha sempre un valore importante. (RR-13-12-11-h15,30)

“Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore” (GIOV. 10:11) – Fidarsi del Signore è importante perché solo Lui può avere un amore così grande per noi tanto da dare la Sua vita. Il nostro pastore ci guiderà sempre verso la tranquillità dello spirito e verso la vita eterna. Forse però dobbiamo seguirlo di più. E’ il nostro pastore, non dobbiamo temere niente. (CL-13-12-11-h8)

Gesù gli disse: «Oggi la salvezza è entrata in questa casa, poiché anche questo è figlio d'Abraamo; (Luca 19:9) – Accogliere Gesù significa far entrare nella nostra casa una persona importante, un Maestro, ed ascoltarlo in quel che dice. Quello che ci dirà lo dirà solo a noi, individualmente, saranno parole vive che modificheranno per sempre il nostro carattere e le nostre azioni. Ma Gesù può anche dimorare in noi stabilmente. In questo caso dobbiamo saper aprire tutte le nostre stanze, saperci mettere in discussione non una volta sola, ma in un crescere progressivo. Non dobbiamo avere paura se in qualche stanza l’oscurità nasconde polvere o disordine, è per il nostro bene che Gesù ci illumina punti deboli e forti. (RR-12-12-11-h.9,30)

Benedite quelli che vi perseguitano. Benedite e non maledite. (Rom 12:14) – In un solo brevissimo versetto viene ripetuto due volte l’incitamento a benedire mettendolo in contrapposizione al maledire. In effetti questa insistenza e chiarificazione è necessaria perché la nostra natura egoistica non ci porterebbe ad amare nessuno tanto meno a benedire; il primo istinto dell’uomo non cristiano è quello di ricambiare con la stessa moneta e di maledire chi ci fa del male. Ma è qui che il cristiano si diversifica. Il credente nato di nuovo non dà ragione a chi ha torto, non è una vittima masochista dei prepotenti, però non maledice più come facevano nel VT. Con Gesù ci si predispone ad essere una sorgente di vita, sulla base dello Spirito Santo che ci viene dato. (RR-11-12-11-h.8,30)

“L'amore sia senza ipocrisia [..](Rom 12:9) – Possiamo amare per molti motivi: compiacenza, servilismo, interesse, dovere.. ma non si tratta di amore. L’amore vero non pensa al motivo per cui ama. Lo fa e basta. Non sappiamo perché amiamo Dio, non sappiamo molto di Lui. Sappiamo che è una aspirazione insopprimibile dell’anima nostra e cerchiamo di assecondarla. Da questo ci sentiamo completi e realizzati. Quando possiamo estendere questo sentimento a chi ci è vicino a chiunque incontriamo, allora siamo felici. (RR-10-12-11-h.16,45)

[…] 'Ecco, io pongo davanti a voi la via della vita e la via della morte’. (Geremia 21:8) – Di solito la nostra immaturità ci fa accusare Dio delle strade sbagliate che abbiamo preso. Diamo a Lui la colpa di scelte sbagliate. Ma il Signore non ci obbliga a fare le scelte giuste: ce le propone, vuole che ci ragioniamo sopra, vuole che andiamo con Lui solo se ne siamo convinti. Siamo esseri creati liberi e Dio ci rispetta a punto tale da perderci pur amandoci, se noi vogliamo lasciarLo. Però ci dice dove conducono le nostre scelte. Spetta a noi scegliere il nostro destino: con Dio è la vita; senza Dio è il nulla. (RR-10-12-11-h.8,45)

Ascolta, fanciulla, guarda e porgi l'orecchio; dimentica il tuo popolo e la casa di tuo padre, e il re s'innamorerà della tua bellezza. (SALMO 45:10-11) - E’ una bella sensazione abbandonarsi completamente a Dio. Quando lasciamo tutto nelel Sue mani, siamo leggeri e possiamo capire meglio il Suo amore per noi. C’e’ una rinuncia di noi stessi da fare se vogliamo seguire il Signore. Dobbiamo rinunciare a una parte di noi che conta molto. Gesù ha rinunciato alla sua vita per ascoltare suo padre. E’ così che il signore s’innamora ancora di più di noi. (CL-9_12-11 h8)

Così sceglierò io la loro sventura, e farò piombare loro addosso ciò che temono; poiché io ho chiamato, e nessuno ha risposto; ho parlato, ed essi non hanno dato ascolto; ma hanno fatto ciò che è male agli occhi miei e hanno preferito ciò che mi dispiace»”. (Isaia 66:4) – Questa frase va letta al contrario, cioè è l’uomo che è padrone del suo destino. L’uomo “sa” di Dio. Anche un ateo è uno che ha fatto una scelta “sapendo” di non voler considerare Dio, di non prenderLo in considerazione. Anche tra i "credenti" c’è chi si vuole autogestire seguendo una saggezza propria, umana, il suo proprio pensiero, non seguendo i consigli di Dio. Chi segue una strada indipendente da Dio finirà per cadere vittima delle proprie paure. (RR-8-12-11-h11)

“Perché ti abbatti, anima mia, perché gemi dentro di me? Spera in DIO, perché io lo celebrerò ancora per la liberazione della sua presenza” (Salmi 42:5) Nei Salmi sono contenute tutte le emozioni dell’uomo in modo semplice; in queste anche noi ci possiamo riconoscere. Quando si è abbattuti ma si pensa a Dio è difficile dire in che modo Egli ci consoli, eppure la consolazione arriva come se scaturisse da noi stessi. E’ lo Spirito Santo che a volte ci parla come fosse la nostra coscienza, come fosse una parte di noi, quelle più forte, che consola un’altra parte, quella più debole. L’amore di Dio la Sua vicinanza è per noi come una dolce nostalgia di un tempo passato, di una felicità perduta che però ritroveremo presto. (RR 7-12-11-h16,45)

“Come la cerva anela ai rivi delle acque, così l'anima mia anela a te, o DIO. L'anima mia è assetata di DIO, del Dio vivente. Quando verrò e comparirò davanti a DIO? Le mie lacrime sono divenute il mio cibo giorno e notte, mentre mi dicono del continuo: «Dov'è il tuo DIO?»”. (Salmi 42-1-3) – C’è una sete più forte di chi langue nel deserto ed è la sete dell’anima quando si sente lontana da Dio. Non siamo abituati a percepire questo bisogno interiore e lo confondiamo spesso con malesseri psicologici o inquietudini di vario genere, ma è l’esigenza di Dio dell’anima nostra. Quando ci apriamo all’Eterno allora comprendiamo quanto davvero la nostra vita non sia altro che il voler tornare nella casa di Dio. Questa sete troverà ristoro appena il Signore ci guarderà. La preghiera porterà la pace in attesa del Suo ritorno. (RR 7-12-11-h9,30)

e i figli accorreranno in fretta dall'Occidente. Accorreranno in fretta dall'Egitto come uccelli e dal paese d'Assiria come colombe; io li farò abitare nelle loro case», dice il SIGNORE. (Osea 11:6-7) – Ritrovare la nostra casa è ritrovare noi stessi, la nostra personalità. Non la personalità mondana, quella basata sull’apparenza, sul nostro modo di apparire agli altri, ma la personalità vera, quella che Dio aveva pensato per noi all’atto della creazione. Ognuno di noi è unico ed ha caratteristiche e talenti unici distribuiti secondo la sapienza di Dio. Ritrovare la nostra “forma” originale è essere noi stessi sul serio, in perfetto sano equilibrio mente-corpo, in buoni rapporti col prossimo e soprattutto nello scambio di affetto vitale col Signore che ci guida in vista di quanto ha preparato per noi. (RR 6-12-11-h9,15)

«Come farei a lasciarti, o Efraim? Come farei a darti in mano altrui, o Israele? […] – (Osea 11:8) – Nonostante le nostre debolezze, le nostre ribellioni, la nostra caparbietà, Il Signore è più di una mamma e non può smettere d’amarci. Anzi a vederci così fragili e persi, il suo cuore ha una grande pena e si stringe e si commuove. Un figlio caro, pure se ti tratta male, lo ami sempre. Non meriteremmo nulla per il nostro comportamento sconsiderato, tuttavia Dio non è come noi e ci ama di un amore vero, profondo, facendo di tutto per riallacciare con noi dei legami d’affetto per il nostro solo bene. E’ disposto ad umiliarsi Lui per noi! Questa è la croce. Un Dio che per amore e per la salvezza nostra accetta una condanna al posto nostro, pur di darci la vita, quella vita e quell’amore che ancora adesso non capiamo. (RR-5-12-11-h 17,15)

“Il mio popolo persiste a sviarsi da me; lo s'invita a guardare a chi è in alto, ma nessuno di essi alza lo sguardo” (Osea 11:7) – Siamo persone che non manifestano intelligenza. L’intelligenza è ascoltare Dio, ma noi preferiamo seguire lo nostre strade, a testa bassa, guardando solo davanti al nostro naso. Alzare lo sguardo significa pensare cose più elevate, significa inserire nella nostra testa domande sul nostro futuro, per noi, per i nostri figli. Se non ci fidiamo di chi ci ha desiderati e creati, di chi allora? Di noi stessi? Guarda dove ci ha condotto la nostra superbia: apri il telegiornale e osserva dove vanno i popoli che non hanno ascoltato i consigli di Dio. Siamo anche noi tra questi. Torniamo ad ascoltarLo se vogliamo vivere! (RR – 5-12-11-h8,15)

Io stesso insegnai ad Efraim a camminare, sostenendolo per le braccia; ma essi non compresero che io li guarivo. Io li attiravo con corde di umana gentilezza, con legami d'amore; ero per loro come chi solleva il giogo dal loro collo, e mi piegavo per dar loro da mangiare. (Osea 11:3-4) – L’amore, la pazienza di Dio verso di noi è stata grande. Il profeta esprime in maniera commovente l’attitudine benevola e tenera del nostro Signore. Ma nonostante questo, l’uomo si svia, volta le spalle al vero Padre Celeste. Ricambiamo l’affetto con il tradimento e l’indifferenza. Preghiamolo che ci apra gli occhi per poterLo conoscere. (RR 4-12-11-h20,30)

Ma più i profeti li hanno chiamati, più si sono allontanati da loro, hanno sacrificato ai Baal e hanno bruciato incenso alle immagini scolpite. (Osea 11:2) – La caratteristica dei figli ribelli è la caparbietà nella disubbidienza. Questo indurimento del cuore impedisce alla mente di scorgere la verità. La verità è l’amore di Dio che ci consiglia di tornare indietro da questo attaccamento sfrenato al mondo. Il mondo da solo può solo distruggersi e dopo gli sfarzi e le luci, passare da un terrore all’altro, come stiamo già vedendo. (RR 4-12-11-h8)

«Quando Israele era fanciullo, io lo amai e chiamai mio figlio fuori d'Egitto. (Osea 11:1) – L’amore di Dio è tutto da scoprire perché non è simile al concetto di amore che abbiamo noi. Dio ama in quanto l’amore è nella Sua essenza; per noi invece è una acquisizione per “irraggiamento” (il sole scalda un corpo e questo a sua volta può trasmettere calore). Il primo atto dell’amore di Dio per l’uomo sulla terra è stato ed è quello di chiamarlo fuori dalla schiavitù; mandargli dei segnali d’affetto affinché possa rendersi conto del suo stato ed uscire dalle sue prigionie fisiche mentali e spirituali. Il dono della libertà.(RR)

Ma Gesù replicò: «Qualcuno mi ha toccato, perché ho sentito che una potenza è uscita da me» (Luca 8:46) – Quando Dio si avvicina, (o indirettamente ci attrae in modo che noi ci avviciniamo a Lui),  e “tocca” la nostra anima, è come se un fiume di autorità ci travolgesse risucchiandoci e trasformandoci. Sarà subito recisa dal nostro cuore la radice del male accumulato nei secoli. Forse ci sentiremo morire in questo mutamento, ma poi sarà come rinascere e il nostro corpo giorno per giorno si accorgerà di quanto avrà ricevuto; il quotidiano sarà allora un progressivo scoprire la pace e non basterà una vita per lodare Dio. (RR)

“ma Dio mi ha mostrato che nessun uomo deve essere ritenuto impuro o contaminato” (ATTI 10:28) - E’ questo un passaggio molto importante, perché noi frequentiamo spesso la gente che ci assomiglia. A volte pensiamo che siamo migliori perché abbiamo una fede, una religione migliore degli altri. Ma non possiamo sapere se l’altro è amato da Dio come noi. Non valiamo più di un altro, siamo uguali. Forse la bellezza è di condividere i nostri ‘incontri’ con il Signore con i nostri fratelli. Forse il Signore ti invita a non guardare dall’alto quelli che apparentemente non hanno una chiesa come la tua (CL)

«Credi nel Signore Gesù, e sarai salvato tu e la tua famiglia». Atti 16:31 – Chi ha avuto esperienze di grande dolore ed è stato vicino alla morte può comprendere meglio il senso della salvezza. Secondo la nostra fede cristiana solo alcuni, alla fine, saranno salvati, cioè quelli che avranno creduto nel Signore Gesù. Un atto così semplice che passa quasi inosservato. Credere non è arrivare alla verità tramite una disciplina esoterica; credere non è nemmeno sapere che Gesù è esistito, Anche Satana sa che Gesù esiste ma non gli crede. Credere significa esattamente quanto è scritto: dare fiducia a quanto Gesù ci ha detto tramite il Vangelo. Credere dunque è fare ciò che Lui dice. (RR)

[…]  "Venite, perché tutto è già pronto". Tutti insieme cominciarono a scusarsi. [….] Allora il padrone di casa si adirò e disse al suo servo: "Va' presto per le piazze e per le vie della città, e conduci qua poveri, storpi, ciechi e zoppi" […] (Luca 14:17-24) – Il Signore ha invitato per primo il Suo popolo, i Giudei, che da sempre aveva scelto, ma di fronte alla sua noncuranza apre l’invito anche a chi non era Suo popolo, cioè a noi occidentali. Ma anche molti di noi, seppure rivestiti di grazia immeritata, non si mostrano molto interessati. Il Signore allora forzerà ad entrare nella Sua casa proprio quelli “per le strade e lungo le siepi” che meno sembrano adatti, perché i primi chiamati, non dando valore al loro Signore, hanno perso a loro volta il valore che Dio attribuiva loro. Sforziamoci di avere grande rispetto e considerazione per quanto il Signore ha preparato per noi.(RR)

Egli rispose loro: «Non spetta a voi di sapere i tempi o i momenti che il Padre ha riservato alla propria autorità. (ATTI 1:7) - Facciamo fatica ad aspettare le cose del futuro. Molto spesso, facciamo delle domande al Signore poi diamo la risposta noi stessi per soddisfare la nostra natura impaziente. La speranza di ritrovare il Signore Gesù’ e’ quello che i cristiani hanno in comune, però non ci appartiene il sapere quando sarà il momento preciso. Possiamo però capire il maturare delle epoche sulla base delle profezie bibliche e vivere nella fiduciosa attesa di quanto ci il Signore ha promesso. E’ bene vivere con speranza come se quel giorno fosse domani. (CL)

Ma quando queste cose cominceranno ad avvenire, rialzatevi, levate il capo, perché la vostra liberazione si avvicina». […] «Signore, e di lui che sarà?» […] che t'importa? Tu, seguimi». (Giovanni 21:21-22) -  La curiosità è uno strano vivacissimo sentimento che si applica dovunque si volge il nostro sguardo. Non è facile da controllare ma certe volte è necessario, altrimenti il flusso dei nostri pensieri salta da un posto all’altro senza coerenza. Alcune domande sono fuorvianti ed inutili. Seguire il Signore è il metodo migliore per conoscere tutto quello che veramente ci serve. (RR)

 

«Lo Spirito del Signore è sopra di me, perché mi ha unto per evangelizzare i poveri; mi ha mandato per guarire quelli che hanno il cuore rotto, per proclamare la liberazione ai prigionieri e il recupero della vista ai ciechi, per rimettere in libertà gli oppressi, (Luca 4:18) – La liberazione che porta Gesù ha una portata immensa; agisce nelle profondità dei legami oscuri che non siamo coscienti di avere; ce le mostra, ci fa capire la realtà di una morte a cui non siamo destinati e ce ne libera per sempre, se lo vogliamo. Già adesso possiamo sperimentare la Sua salvezza e la serenità nella speranza. (RR)

“[…] vidi il Signore seduto sopra un trono alto, molto elevato, e i lembi del suo mantello riempivano il tempio”. (Isaia 6:1) – Non dobbiamo pensare al Signore Gesù come lontano da noi, ma ad una Persona speciale, slegata dalle leggi terrene, che è in grado anche di mostrarsi ad alcuni di noi. Egli può farlo direttamente o può inviare altre creature celesti (angeli) quando lo ritiene opportuno. Vi sono diverse persone nelle chiese che hanno avuto questa grazia, a volte come estremo aiuto, a volte come dono, a volte come preparazione per una missione particolarmente difficile. Desiderare di vedere il Suo volto è l’aspirazione delle anime nostre che anelano a Lui. Nelle nostre preghiere giornaliere lasciamo uno spazio di silenzio, d’ascolto e di attesa. (RR)

«Pace a voi!» E, detto questo, mostrò loro le mani e il costato. I discepoli dunque, veduto il Signore, si rallegrarono. (GIOVANNI 20:19-20) - La pace del Signore è forse la cosa più bella del mondo. Chi non sogna di conoscere una pace vera e infinita, libero da qualsiasi tipo di peso? Per sperimentare la pace di Dio dobbiamo provare a svuotare quello che c’e’ di negativo dentro di noi. Il signore è sempre con noi, però riconosciamo la sua presenza quando il nostro cuore è rivolto a Lui. I discepoli mancavano di fede, pero’ avevano il desiderio profondo di rivedere Gesù. Anche a te il Signore manda la Sua pace ogni giorno, forse devi saperla accogliere e sperimentare. Prova a distogliere gli occhi dal mondo quando ti fa una visita. (CL)

[…] Mical,  […] vedendo il re Davide che saltava e danzava davanti al SIGNORE, lo disprezzò in cuor suo. (2 Samuele 6:16) – Tra coniugi non sempre c’è l’accordo che ci dovrebbe essere. Mical non vide l’Arca, potentissimo segno della presenza di Dio che sarebbe entrato nella sua casa, ma vide solo l’apparenza: il marito, un re, che si comportava come il “popolino”. Per questo rovinerà quel momento con delle parole ironiche di disprezzo. Uno dei peccati gravi in famiglia è proprio quello di non essere in sintonia con i momenti felici che vengono da Dio e magari snobbare il coniuge quando li manifesta, provocando liti ingiustificate. (RR)

«Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?» (ATTI 9:4) -  La storia di Saulo che perseguitava i discepoli del Signore è un po’ la nostra storia anche oggi. Quante volte prendiamo in giro quelli che fanno il lavoro fantastico di condividere la parola di Dio con altri? Perché non lo facciamo noi? A volte i genitori fanno molto fatica a fare conoscere Gesù ai figli. E’ più semplice avere il rispetto degli altri parlando di politica, scienza e delle cose intellettuali che parlare del Signore. Dovremmo pensare a ridare al Signore il suo vero posto, deve essere al centro. Facciamo un esame di coscienza per vedere se anche noi involontariamente “lo perseguitiamo” in qualche modo. (CL)

Ricordatevi della moglie di Lot – (Luca 17:32) [Genesi 19] – Il Signore ha decretato la fine di questo sistema di cose corrotto e depravato e vuole salvarci. Prima del ritorno di Gesù ci saranno ancora distruzioni come a Sodoma e Gomorra, ma Dio vuole salvarci. Ci rapirà prima del “fuoco dal cielo” per mezzo dei suoi angeli. Ma siamo davvero pronti? Oppure siamo come la moglie di Lot, così inserita nel mondo da “voltarsi indietro”? Dov’è il nostro cuore? Nelle ricchezze? Nella passioni? Se il Signore ci dicesse adesso “vieni via” saremmo capaci di seguirlo senza voltarci indietro? (RR)

La vostra mansuetudine sia nota a tutti gli uomini. Il Signore è vicino. (Filippesi 4:5) – Camminando vicino al Signore vengono tolti da noi pian piano aggressività e violenza; ciò che rimane, pulito e bello, è un carattere docile, mite, trattabile. Mosè era un assassino eppure divenne l’uomo più mite della terra. Un canto di chiesa chiama Gesù “dolce calma”. La mansuetudine sarà la caratteristica di quelli che erediteranno la “nuova terra” (Mat 5:5)  che Gesù sta preparando. Sforziamoci di essere così. (RR)

Colui che lo tradiva, [..] disse: «Quello che bacerò, è lui; prendetelo». (Matteo 26:48) - ….non siate spaventati… (Luca 21:9) – Gesù ha parlato già dei tempi che stiamo vivendo e di quelli che vivremo. Oggi cominciamo a vederne la realizzazione. Certe cose “devono” avvenire, anche se non sono piacevoli. Giuda che tradisce con un bacio è una parte della chiesa che tradisce il Signore. Giuda si è venduto per denaro e per un suo concetto errato di potere. Vediamo di riconoscere ed isolare questa parte di chiesa corrotta e staccarcene finché siamo in tempo. Non dobbiamo averne paura ma solo lasciarla al suo terribile destino perché Satana è già entrato in essa. (RR)

Poiché così dice l'Eterno alla casa d'Israele: «Cercate me e vivrete, ma non cercate Bethel, non andate a Ghilgal, non proseguite fino a Beer-Sceba, perché Ghilgal andrà certamente in cattività e Bethel sarà ridotta al nulla. (Amos 5:4-5) – Molti credenti sono come gli atei che pensano alla vita come a quella che ci appare. La Vita di Dio si preannuncia adesso, ma sarà effettiva dopo, nell’eternità a cui siamo destinati. Osserviamo con attenzione quello che cerchiamo giorno per giorno. Cerchiamo Dio o cose false ed inutili? Chi vuole vivere la vita promessa da Dio cerchi solo Dio e lasci perdere tutto il resto. (RR)

Ma ciò che brama la carne è morte, mentre ciò che brama lo Spirito è vita e pace (ROMANI 8:6) - Lo Spirito Santo è  forza, cambiamento e costanza. Egli agisce sulla nostra anima, sulla coscienza, in modo che siamo più preparati a essere in comunione con Dio. Se ci lasciamo andare secondo i nostri desideri, è molto probabile che non saremmo in pace, invece se ci lasciamo guidare dallo Spirito Santo, conosceremo una pace straordinaria. Per lasciarsi guidare dallo Spirito Santo è bene pregarLo, ascoltare nel silenzio ciò che dice al nostro cuore, percepire la Sua volontà attraverso le Scritture. Occorre fare questo regolarmente, ogni giorno.(CL)

[…] “Era necessario che a voi per primi si annunciasse la Parola di Dio; ma poiché la respingete e non vi ritenete degni della vita eterna, ecco, ci rivolgiamo agli stranieri”. (Atti 13:46) – Annunciare parole di Vita a chi crede già di sapere tutto è molto difficile. Ci sono chiese e persone che già si sentono “giuste” e si induriscono di fronte alle necessarie trasformazioni dello Spirito Santo. E’ ottusità, superbia. Non stiamo più a perdere tempo con chi sa già tutto e si sente così bravo. Diamo il cibo di Dio a chi ha davvero fame. (RR)

«Perché mi chiamate: "Signore, Signore!" e non fate quello che dico? Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica [..] Assomiglia a un uomo il quale, costruendo una casa,[…]  (Luca 6:46-48) - Una fede senza poi viverla nella pratica sarebbe un albero senza frutti. Le parole di Gesù sono le basi per l’attività, la vita, l’edificazione, la realizzazione. La nostra vita è l’espressione pratica di quanto abbiamo appreso e di quanto profondamente e solidamente lo abbiamo appreso. Le fondamenta non si vedono in una casa eppure sono l’elemento più importante. Dopo aver seriamente capito, mettiamo subito in pratica, partendo dal basso, con umiltà, quanto abbiamo sentito dal Signore. (RR)

Simon Pietro gli rispose: «Signore, da chi andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna; (Giovanni 6:68) – Vi sono passaggi nella vita molto duri, in cui avviene una grande selezione e si rimane perplessi, da soli. Però ciò che rimane è santo perché riparte da una fede perfetta: dal credere alle promesse di Gesù. Possiamo sentirci deboli in questa ripartenza, ma il Risorto si mostrerà e il nostro cuore si rafforzerà subito. (RR)

“Badate a voi stessi, perché i vostri cuori non siano intorpiditi da stravizio, da ubriachezza, dalle ansiose preoccupazioni di questa vita e che quel giorno non vi venga addosso all'improvviso come un laccio” – (LUCA 21:34) -  C’e’ sempre un momento di festa dove ci allontaniamo dal Signore. Dio fa parte di noi e non possiamo staccarci da Lui. Ci accompagna sempre. La nostra coscienza ci fa spesso tornare verso Gesù’ quando siamo stati troppo distratti dalle cose terrene e attraenti. L’amore del Signore è senza condizioni, non esiste il concetto del: ‘se mi ami, ti darò tutto quello che vuoi’. E’ un amore diverso dal nostro, e’ sincero e senza interessi, perciò siamo liberi di fare le nostre scelte e di sperimentarne le conseguenze. Il Signore non ci minaccia, ma vorrebbe che fossimo felici nelle nostre scelte. (CL)

“ma se qualcuno ama Dio, è conosciuto da lui” (1Corinzi 8:3) -  Senza un riconoscimento ufficiale come un diploma una laurea non potremo dimostrare di aver fatto gli studi. Vi sono titoli rilasciati da istituzioni poco importanti semisconosciute, ma vi sono anche attestati rilasciati da scuole istituti prestigiosi, riconosciuti in molti parti del mondo. Pensate cosa può significare essere riconosciuti da Dio davanti a tutto l’universo, in questa vita terrena ed in quella eterna. Poter dire “nel Nome del Signore…” non è una frase magica, ma è l’attestato di una autorevolezza a cui ogni essere ed ogni potestà si deve inchinare. Se noi amiamo Dio, Lui ci riconosce. Questo significa che siamo vivi, che esistiamo ed esisteremo.   E siamo portati a fare  e dire ciò che è bene, cioè quello che è già in Lui.; per questo è e sarà efficace. (RR)

Dopo essere scampati, riconoscemmo che l'isola si chiamava Malta (Atti 28:1) –  Nelle tempeste siamo sballottati da vento e mare: non si riconosce dove siamo né dove saremo. A volte la paura è anche un mezzo per ridimensionarci e pensare all’essenziale. Affidarsi al Signore, tornare a dare gloria a Dio, confidare in Lui è essenziale. Passerà ogni tempesta. E dopo, solo dopo, riconosceremo dove siamo e il nome delle cose. (RR)

Non diventate indolenti [...] Giungere alla pienezza della speranza (Ebrei 6:7-12) -  Le promesse di Dio sono le verità del credente, ma se non viviamo coerentemente con le promesse, è come se queste non ci fossero. Credente ed ateo allora sarebbero lo stesso. La speranza nelle promesse di Dio è una piantina dentro di noi che va curata  e protetta; in questo modo può crescere e produrre i suoi frutti. (RR)

Chi dice male del fratello, o chi giudica il fratello, parla male della legge e giudica la legge. (GIACOMO 4:11) - Siamo tutti uguali davanti a Dio ecco perche non possiamo permetterci di giudicare il nostro prossimo. Sarebbe bene vedere prima il nostro comportamento prima di dire del male degli altri. E’ una tendenza umana provare gelosia, invidia e ferire con le parole, però il Signore ci insegna ad essere responsabili. Possiamo controllare tutti i sensi se vogliamo. La buona volontà porta la speranza e la speranza viene dalla fede in Dio. Tutto quello che viene da Dio è rispettoso. Giudicare il male è diverso dal giudicare il fratello. (CL)

«Io farò perire la sapienza dei savi e annullerò l'intelligenza degli intelligenti». (1 Cor 1:19) – Non è con i nostri sforzi o i nostri talenti che troveremo Dio. Non ci sono aspettative razionali scontate. La Sua presenza e la cura che ogni giorno nutre per noi non hanno una logica comprensibile. Troppo diverso ed umano è il nostro concetto di amore. Ma basta un piccolo nostro pensiero che anela a corrispondere in qualche modo col nostro Signore, che Lui può aprirsi, sorprenderci con rivelazioni di Sé che ci stringono il cuore. Il Suo per noi è un desiderio di amore puro, ma così intenso di passione, che può anche sconvolgerci. (RR)

“Quel giorno era un sabato; perciò i Giudei dissero all'uomo guarito: «È sabato, e non ti è permesso portare il tuo lettuccio»” (Giovanni 5:10) – L’applicazione letterale di una qualsiasi legge non tiene conto del motivo per cui la legge fu creata. Il senso della legge è l’amore. Una regola viene data ad un bambino per proteggerlo da ciò che potrebbe fargli del male. Crescendo il bambino impara a fare della regola un principio di base non letterale, ma da applicare con saggezza in base alle circostanze. Chiunque applica le Scritture in maniera troppo letterale è ancora immaturo e non ha compreso che la Parola di Dio è composta di Amore, libertà e responsabilità. (RR)

[..] Non vi sgomenti la paura che incutono e non vi agitate; ma glorificate il Cristo come Signore nei vostri cuori. […] (1Pietro 3:14-15) – Tutti noi siamo allarmati per le notizie che ci giungono e l’incertezza del domani. E’ questo il momento di confidare il Dio e restare fermi nella fede che abbiamo sempre professato. Il Signore non ci abbandonerà mai e le notizie cambiano da un giorno all’altro. Sforziamoci di manifestare la nostra serenità anche in questo clima difficile. Acquistiamo forza continuamente dalla preghiera. Ogni giorno. (RR)

“Bisogna che egli cresca, e che io diminuisca”. (Giovanni 3:30) – L’aspirazione di ogni educatore che si rispetti è quello di diventare inutile. In una famiglia ad esempio, il ruolo dei genitori per il bene dei figli cambia, non è mai lo stesso. All’inizio i genitori saranno indispensabili, fortemente trainanti, correggeranno, daranno basi fondamentali; poi affiancheranno lo sviluppo adolescenziale dei figli; quindi sapranno diminuire la loro influenza, sapranno mettersi dietro di loro, affinché i figli possano scegliere ed esprimersi liberamente in tutti i loro talenti. Quanti di noi sanno far crescere i fratelli più giovani nella fede? (RR)

“[…] L'aspetto del cielo lo sapete dunque discernere, e i segni dei tempi non riuscite a discernerli?” (Matteo 16:3) – Essere presi dall’apparenza di tutto quello che ci circonda significa perdere di vista passato e futuro. La Parola di Dio ci ricorda da dove veniamo e ci rivela quello che ci aspetta. C’è un maturare dei tempi messianici che dobbiamo sempre avere davanti agli occhi. Solo in questo modo potremo interpretare il nostro presente senza essere superficiali o averne paura. (RR)

E’ stato Gesù a scegliere per primo noi, ci ha COMANDATO di amarci l’un l’altro, anche se il mondo ci odierà(Giovanni 15:16-19) –Non è opzionale la fratellanza. L’amore tra cristiani è un comandamento di Gesù. Che tra noi ci possiamo trovare simpatici o antipatici conta poco; nostro dovere è impegnarci con tutte le forze per mettere in pratica il comandamento del Signore. Sono i non-cristiani quelli che possono odiare, perché in fondo non conoscono Gesù. La loro è una conoscenza del Cristo solo intellettuale, che non ha nulla a che vedere con la rinascita dell’uomo nuovo a cui siamo chiamati noi, per nostra salvezza e grazia. Ma se tra noi cadiamo in discussioni e liti non dimostriamo di essere come quelli del mondo? (RR)

“Ed Eli disse a Samuele: «Va' a coricarti; e, se sarai chiamato ancora, dirai: "Parla, SIGNORE, poiché il tuo servo ascolta"». Samuele andò dunque a coricarsi al suo posto.” (1Samuele 3:9) – Come il sacerdote Eli spiegò il comportamento giusto al piccolo Samuele per relazionarsi con Dio, così anche per noi lo Spirito Santo traduce in forma cosciente i richiami di Dio ed il modo di ascoltarLo per il nostro bene e per quello di altri. Saper ascoltare Dio è la base della vita spirituale e saper ascoltare gli altri è la base della vita sociale. Oggi non sappiamo più fare né questo né quello, tuttavia, se ascoltiamo gli insegnamenti dello Spirito Santo, in preghiera, ritroveremo la vita dell’anima e quella degli affetti umani. (RR)

 

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