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Rubrica satirica "Due chiacchiere del giornalaio" di Renzo Ronca - Si ricorda che le storie raccontate sono di pura fantasia 23-11-10
Noi giornalai ci alziamo molto presto, è risaputo. Con la crisi del cartaceo poi, io mi trasporto da solo la maggior parte dei giornali dal deposito fino all’edicola, per risparmiare il corriere. Per raggiungere il deposito, vicino l’autostrada, devo attraversare diversi chilometri di aperta campagna, una zona isolata e quando percorro quelle strade è ancora notte. C’è sempre un grande silenzio, spesso il cielo è stellato. Mentre guido automaticamente, i miei pensieri sono ancora in una specie di dormiveglia. Vicino ad un casolare c’è un grosso cane, un pastore tedesco con mantello scuro che quasi tutte le mattine all’improvviso salta fuori dalle siepi abbaiando e assale furioso la macchina cercando di mordere le gomme. La prima volta mi mise davvero paura, non me lo aspettavo, sterzai di colpo e a momenti andavo fuori strada. La cosa si è ripetuta spesso, diventando poi un’abitudine. La paura oggi non c’è più, anche perché dentro la macchina sono al sicuro, però devo dire che tra me e questo bestione è nata una specie di simpatica competizione. Io all’inizio avevo capito da dove usciva, così rallentavo attento, abbassavo un poco il vetro e quando saltava per fare la sua “ficcata”, facevo prima di lui ad “abbaiare” strillando: “Passa via! T’ho visto! Va alla cuccia bastardaccio!”. Vedevo che abbassava le orecchie e se ne andava contrariato fuori dalla luce dei fari. Poi ha cominciato a cambiare posto, riuscendo sempre a sorprendermi. Allora io ho provato ad uscire cinque minuti prima da casa, proprio per percorrere quel tratto di strada con calma, accendendo anche gli antinebbia per vedere meglio i punti bassi nascosti. Devo dire che la battaglia tra noi si svolgeva con alterne vicende, una volta vincevo io, una volta mi sorprendeva lui. Poi ero diventato bravo e per più di un mese andai in vantaggio; allora il bestione cambiò tattica: non uscì tutti i giorni, a volte faceva i suoi agguati, a volte non usciva. Io lo sapevo che era lì dietro le siepi spinose; un volta mi sembrò persino di vederne gli occhi che brillavano nella notte, ma non sempre saltava fuori. Con questa tecnica devo dire che le sue cariche sono quasi sempre vincenti. Nonostante tutto ammiro quella bestiaccia. Quando non si fa vivo ci rimango quasi male. Credo che abbia imparato a valutare l’andamento della mia macchina in base alla velocità e al rumore del motore. Quando capisce che sono in assetto “da caccia” non esce; quando vede che l’andamento è “normale”, capisce che sono distratto ed allora compie il suo assalto da pirata. I nostri scontri sono sempre regolari e corretti: io non ho mai cercato di dargli qualche “sportellata”, e ho mantenuto la guida dritta anche se a volte sentivo che nella foga strusciava sulla fiancata dell’auto; lui pur sapendo che io ero dietro il finestrino, ha cercato di mordere solo le gomme davanti. Quando vince lui se ne torna trotterellando a muso alto, orecchie dritte, coda alzata, molto fiero. Quando vinco io tiene la coda bassa e le orecchie mosce e svanisce subito nel buio.
Dopo le nostre battaglie devo andare in edicola, a distribuire notizie di gente che non si limita a far finta di mordere ma si uccide sul serio e addirittura se ne vanta. Che tristezza! Durante quelle giornate monotone, tra notizie di stupri, licenziamenti e politici corrotti che non sanno né vincere né perdere, tronfi nella piccolezza che sono, mi manca molto quel bastardaccio di lupo, che è molto più corretto e sincero di noi uomini. Certe volte, lo confesso, quando passo vicino a lui, faccio finta di essere distratto per vederlo uscire di corsa, allora lo lascio saltare ed abbaiare e rido di quel suo modo di fare gli agguati. Mi sbaglierò ma quando ha finito la sua sfuriata contro la ruota che gira, qualche volta ho l’impressione, proprio mentre sta per svanire dietro la luce del faro, che mi guardi scodinzolando. Allora alzo una mano e dentro di me dico: “Ciao amico! A domani!”
Un saluto dal vostro giornalaio.
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