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Rubrica satirica "Due chiacchiere del giornalaio" di Renzo Ronca Si ricorda che le storie raccontate sono di pura fantasia - 18-12-09
Stavo distribuendo qualche copia gratuita de “Il Ritorno” al centro di Viterbo, dove purtroppo abbiamo una edicola, ma la gente era maldisposta e diffidente e non le accettava. Pensai di entrare in uno dei tanti negozi di abbigliamento che erano nella via; c’era il proprietario: un uomo con i capelli bianchi, più che elegantemente vestito, con un completo che sembrava da cerimonia, che mi squadrò sprezzante (io non porto la cravatta ed avevo delle scarpe da ginnastica), poi mi disse senza sorridere: -Desidera?- Stavo per mostrargli il giornalino quando l’uomo di scatto si rivolse ad una sua commessa che stava pulendo la vetrina: -Ma che **** stai facendo? Non vedi che ti rimangono le ditate sul vetro? Ma che sei impedita? Non ci vedi? Invece di andare in giro la notte co’ ste libidini che ch'avete voi delle discoteche, cerca di essere più sveglia al lavoro capito? Se no, la porta è quella, fai il fagottino e te ne vai!- Fece la sfuriata davanti a me senza nessun riguardo. La ragazza era mortificata e non disse una parola mentre cercava di pulire alla meglio la vetrina. Poi l’uomo come se niente fosse tornò a guardarmi come si guarda uno che chiede l’elemosina ed aggiunse: -Allora?- Avevo la copia de “Il Ritorno” su una mano e gliela porsi mentre volevo chiedergli se gliela potevo lasciare, ma l’uomo dopo una rapidissima occhiata alla copertina si girò di spalle senza una parola e uscì dal negozio facendo un gesto alla commessa. La ragazza uscì scalza da dietro la vetrina, vidi che era carina sui venticinque, anche lei elegante e finemente truccata; si infilò delle scarpe lucide a tacco alto, poi venne nella mia direzione a passo deciso, e subito mi apostrofò seria senza un'ombra di cordialità: -Guardi che lei qui non può entrare. Per cortesia favorisca fuori prima che torni il Signor Proprietario!- Devo essere rimasto un poco sorpreso perché lei subito aggiunse passando dal “lei” al “tu”: -Hai capito che te ne devi andare? Ci senti?- Aveva uno sguardo peggiore di quello del suo principale mentre con la mano dalle unghie smaltate mi indicava l’uscita. Frenai la mia rabbia ed uscii. Non ero un delinquente, forse non avevo la cravatta ma ero normalmente vestito con abiti puliti, ero ordinato, anch’io avevo i capelli bianchi come quel proprietario. Mi fece male essere trattato in modo così spregevole anche da una ragazzina. Portai il mio pacchetto di giornali ancora intonso nell’edicola, poi mi misi a sistemare gli altri giornali, quelli veri, di tiratura nazionale. Pensavo alla commessa, che nonostante ciò che aveva subito, difendeva il “Signor Proprietario” e manifestava più disprezzo di lui nei miei confronti. Mentre aprivo i pacchi dei giornali leggevo i titoli e vedevo che in fondo in tutto il nostro paese succedeva la stessa cosa: cortigiani pagati da “padroni” politici sprezzanti e prepotenti, che a loro volta mostravano i denti ed abbaiavano contro la povera gente, impoverita dalle loro ruberie. E più abbaiavano e più mostravano i denti e più speravano di piacere al "Signor Proprietario". Faceva freddo; in quell’angolo di Viterbo dov’era l’edicola non ci batteva mai il sole; così la chiusi e me ne andai. Un saluto dal vostro giornalaio.
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