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CLODOVEO
Oggi ho ritrovato un vecchio scritto che tanto tempo fa mi spedì un collega giornalaio dal medioriente; ve lo riporto in memoria di un caro amico:
Clodoveo, lasciato a terra sotto il sole cocente, ansimava senza dire nulla. Ad ogni giro Malik gli passava accanto e lo guardava preoccupato girando il collo, fino a che gli disse: -Cerca di riprenderti zio, coraggio! Vedrai che passerà come le altre volte!- Clodoveo non rispondeva, fece solo un movimento col muso come per dire “si, non preoccuparti...” ma dentro al suo vecchio cuore sapeva che ormai era arrivata la sua ora. L’anziano animale non tentò più di alzarsi, si sentiva sfiancato; rilasciò i muscoli cercando di adagiarsi sulla sabbia cocente. Osservava il solco attorno al pozzo... quanti giri aveva percorso in questi anni! E quanti anni! Un po’ per la debolezza un po’ per il caldo provò a chiudere gli occhi e in quella specie di dormiveglia, come capita spesso ai vecchi, sognò di quando era giovane…. Si rivide accanto alla sua mamma che lo proteggeva e gli dava il suo dolce latte, tanto buono… i saltelli impacciati, le corse per la via, la scoperta di un mondo colorato e pieno di suoni… e quegli esseri a due piedi… quello con il copricapo bianco, cattivo, che caricava la mamma fino a che quasi si piegava per lo sforzo…. la prima volta che assaggiò la frusta… che dolore! La sua voglia di ribellarsi e scappare… Quanti progetti aveva per la mente il giovane asinello! Non ci voleva stare in quelle terre desertiche a portare pesi più grossi di lui o a trasportare uomini grassi e prepotenti! Sicuro! Avrebbe trovato una compagna e se ne sarebbe scappato verso le montagne! Il suo istinto gli diceva che lì c’era acqua e tanto verde…. -Zio Clodoveo! Apri gli occhi! Riprenditi!- cercò di scuoterlo Malik, ma il vecchio asino non riusciva più a muoversi… si abbandonò ancora al ricordo ed eccolo rivivere l’incontro più bello della sua gioventù: A quel tempo era una splendida giornata di festa, non si lavorava, lui si appoggiava alla sua mamma che ogni tanto lo accarezzava passandogli il muso sul collo o leccandolo amorevolmente…. poi improvvisamente il puledrino ebbe paura perché due uomini entrarono decisi nella rimessina e si diressero verso di loro. L’asinello si rizzò in piedi e corse a nascondersi dietro le zampe della madre mentre lei scuoteva il collo con aria minacciosa…. Ma i due parlavano con tono calmo e gentile e si misero ad accarezzare la criniera della mamma. Vedendo che la mamma li lasciava fare il puledrino ebbe curiosità e si avvicinò ad uno dei due annusandolo… L’uomo sorrideva e lo accarezzò. In un istante fecero amicizia e si lasciarono slegare e portare fuori. Il padrone aprì la sua finestra e strillò. -Che fate? Chi siete? Dove li portate?- Quello che conduceva il puledro rispose con voce ferma: -Il Signore ne ha bisogno! Te li riporteremo presto!- Stranamente il padrone cattivo non disse nulla e li lasciò fare. Poco distante dalla rimessa, nella borgata di fronte, l’asina ed il puledro videro un gruppetto di altri uomini dall’aspetto simpatico; uno in particolare lo guardava sorridendogli e subito gli piacque. Si accostò all’uomo mettendo il suo muso tra le sue mani. L’uomo lo accarezzò parlandogli a bassa voce. Era piacevolissimo sentirsi accarezzare e parlare così. Aveva trovato il suo vero padrone! Non sarebbe mai più scappato e la sua vita con la mamma sarebbe stata sempre felice. Desiderò far contento quell’uomo in qualche modo anche se non sapeva come… Quando gli altri gli misero una bella coperta sulla groppa, capì. Non aveva mai portato nessuno e si era riproposto di ribellarsi sempre agli uomini, ma quella volta era felice e si lasciò preparare di buon grado. In quel modo poteva davvero rendere contento il suo nuovo padrone! Anche la mamma che lo guardava era soddisfatta. L’uomo salì sulla sua groppa e il puledro si sentì orgoglioso di quel compito. Assunse un’aria seria, come aveva visto fare alla mamma quando lo aveva presentato per la prima volta al suo papà… si concentrò sul passo regolare, la testa eretta ed evitò le buche. Sentiva il passo calmo e regolare della mamma, dietro di lui. Tutti erano dietro di lui e al suo padrone. Questi doveva essere un uomo importante e si sentì fiero di essere stato scelto per portarlo. Chi metteva delle coperte per terra come un tappeto… chi portava delle palme, chi rami d’ulivo… molti si inginocchiavano e tutti gridavano felici. Il suo padrone non pesava anzi era un piacere portarlo. Anche il puledrino si sentiva calmo e mansueto nel suo incedere contegnoso. Voleva che il padrone gentile facesse un bella figura, voleva che fosse contento di lui.. e lo sentiva che era contento perché ogni tanto l’accarezzava sul collo o gli dava affettuosi colpetti sulla pancia. Fin troppo presto arrivarono al tempio e lì il corteo si fermò. L’uomo scese e dopo un’altra carezza salì le scale per entrarvi. Che meravigliosa giornata! Quello fu l’unico suo padrone; nel corso degli anni gli altri uomini lo poterono comandare o frustare, ma a nessuno di essi si affezionò. Il vecchio Clodoveo, con gli occhi chiusi, non sentiva più il caldo e nemmeno la fatica. Sentì come un sonno profondo… così profondo, come non aveva mai sentito! Ripensò ancora a quell’uomo gentile… forse era vero che ogni vita aveva un senso… magari anche per gli animali era così… lui aveva sempre faticato ed aveva subìto frustate, bastonate ed imprecazioni continue… ma in fondo…. se la sua vita era servita a portare quell’uomo…. allora era valsa la pena viverla".
Cari amici, pensavo anch’io all’amico Clodoveo e alla nostra vita. Certo, per i credenti vivere non è sempre facile, ma portare Gesù nel nostro cuore ci ripaga da ogni amarezza.
Un saluto dal vostro giornalaio (Ott. 2006)
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