
"SAPUTONIS
E' UN GRANDE PIANETA"
(Rubrica satirica "Due
chiacchiere de giornalaio")
Saputonis è un grande
pianeta, per lo più desertico, del sistema di Capiscion III; Saputell è la città
più importante, interamente protetta da una cupola trasparente.
Dovevo controllare come
mai in sede centrale non ricevevamo più loro notizie; eppure acquistavano
regolarmente i nostri giornali… Sai dopo il paese di “Era”,
quando ci sono situazioni complicate mandano sempre me.
Non è facile trattare con quelli di
“Saputell”, non tanto perché ti interrompono sempre e sono prepotenti (a questo,
essendo terrestre, sono abituato) quanto per difficoltà oggettive: infatti i “Saputoni”,
come noto, sono privi di orecchie, ma parlano sempre. E’ incredibile quanto uno
voglia strafare sempre in ciò che non ha.
Tutti parlano, e siccome non
ascoltano, parlano a voce alta, contemporaneamente. Pensa che confusione!
Nessuno ci voleva andare su Saputonis perché se ne usciva sempre con un gran mal
di testa. Ma allo scalo di Protestan IV ebbi un’idea geniale: misi dei tappi
alle orecchie e comprai un berretto per coprirli. Mi avevano avvisato dei
fallimenti delle precedenti missioni miei colleghi rimasero “inascoltati”
e non volevo fare la stessa fine. Perciò, mentre stavo per atterrare pensai a
dei cartellini da mettermi al collo con scritto quello che volevo dire; almeno
leggere sapevano leggere. Sul primo c’era scritto “Salve. Sono sordo. Cerco la
sala riunione dei Giornalai per fare il punto, sono il rappresentante
terrestre”. Leggevano, scuotevano la testa con commiserazione, come per dire:
“poverino, lui è sordo!” e per fortuna non parlavano tanto; poi tutti i
Giornalai di Saputell cercarono di riunirsi per le decisioni da prendere. I
“Saputoni” sono grandi scienziati, studiosi, matematici, scrittori, teologi, ma
non sono consapevoli di non avere orecchie; se glielo fai presente te li fai
nemici perché è un argomento “tabù”, non possono nemmeno pensarlo. Hanno
tantissime chiese evangeliche, una per ogni membro perché quando quello predica
non riesce più a fermarsi; così parlando tanto e non ascoltando gli altri, non
possono far altro che parlare a se stessi. Hanno registrazioni infinite dei loro
tanti discorsi e scrivono libri su libri. Per questo forse la riunione fallì
prima di cominciare, perché ognuno proponeva un’ora diversa e si presentava a
quell’ora senza assicurarsi che anche gli altri fossero d’accordo.
Lasciai perdere la riunione ed
ispezionai da solo le succursali delle nostre edicole. Non era esposto il nostro
giornale, o meglio, c’era, ma era stato interamente riscritto da ognuno di
loro! In pratica c’era un giornale diverso per ogni edicola!
Un giovinetto, dietro il vetro del
chiosco dell’edicola, mi vide, lesse il cartellino che avevo, poi sorrise e mi
scrisse una frase su un altro cartello: “Ciao! Non ti preoccupare se non ci
senti… Vuoi un giornale?”
Volevo risponde ma non avevo… ah
ecco! Mi diede dei cartellini ed un pennarello…
“Ciao, si vorrei ma sono confuso…
avete le stesse testate ma i contenuti sono diversi!”
“Si “ proseguì a scrivere
“.. diversi come le verità di ognuno di noi..”
uhm, pensai, a Saputonis
anche i ragazzini sono filosofi!
“Io credo che la Verità si
una sola!” scrissi deciso
Mi guardò con aria
divertita e di sfida poi continuò: “Allora, o sei per la dittatura o sei Dio!”
Il ragazzino mi stava
dando filo da torcere ma non era antipatico; decisi di scrivere con maggiore
attenzione:
“Né l’uno né l’altro… io
non ‘sono’. Per questo non posso far altro che cercare ‘verità’ in Chi davvero
‘è’ “
Cominciammo a consumare
tanti cartoncini addentrandoci in discorsi esistenziali e di fede. Intanto nella
strada molti “Saputoni” sorpresi da questo scambio silenzioso a due, si
fermavano ed osservavano. Pian piano si stava formando una piccola folla. Ogni
tanto qualcuno faceva per commentare e mettersi in mezzo, allora noi ci
fermavamo, ma tutti gli altri lo zittivano e ci incoraggiavano a continuare.
Per loro, abituati ai
lunghi aridi monologhi, all’oscuro di ogni forma di socializzazione e
fraternizzazione, fu il primo dialogo a cui assistevano, e scoprire che gli
altri potevano anche risponderti fu un grande shock.
Dopo un’ora il traffico
era bloccato dalla folla ed arrivarono le autorità. Erano talmente sorpresi nel
vederci comunicare che nessuno fiatava e restavano lì senza sapere cosa fare.
Alla fine il discorso
tornò su Dio e la fede, ed il ragazzo questa volta fece un cartello diverso…
giallo con la scritta nera, era visibile da lontano… lo sollevò perché tutti lo
vedessero bene:
“siamo stanchi… abbiamo
fame e dobbiamo interrompere… se volete possiamo continuare questo discorso più
tardi, anche con la vostra partecipazione….” Ci fu un gran fermento sottovoce,
uno scalpiccio inquieto, si giravano intorno si guardavano, ma per un motivo che
non capivo, nessuno ancora si muoveva e nessuno ancora parlava. Il ragazzo mi
fece uno strano cenno di intesa che mi sorprese, come se mi conoscesse e poi
presentò a tutti un altro biglietto:
“Chi vuole imparare come
si dialoga venga con noi mentre andiamo a mangiare”
Mi prese sottobraccio e ci
incamminammo. Devo dire che io stavo diventando sorpreso come tutti gli altri,
ero affascinato dalla personalità di questo giovane che sentivo essere molto di
più di quello che sembrava. Camminando sottobraccio, in un attimo senza che
nessuno se ne accorgesse mi tolse uno dei tappi dall’orecchio e mi disse
sottovoce:
-Fai le cose con ordine e
pazienza: ognuno per prima cosa deve ammettere che non ha le orecchie; tu farai
vedere le tue e farai toccare con mano la differenza-
-Ma come sai che..?- ero
davvero sorpreso ma mi interruppe subito:
-Taci, lo capirai dopo.
Poi inizierai dalle basi: non dal parlare, ma dall’ascoltare. Li farai
esercitare ad ascoltare… tipo come ho fatto io adesso…. uno alla volta, piccoli
cartoncini scrivere, pensare, ascoltare, pensare…. risposta… scrivere pensare
ascoltare… ecc. capito?-
-Ma… si.. non so… cosa
devo dire?-
-Al momento ti verrà in
mente, ma te lo anticipo: troverai un Vangelo sul tavolo, leggi tutte le domande
che vi sono e ponile a loro una alla volta….-
-Domande? che domande?
Gesù a volte faceva delle domande ai suoi discepoli… quelle?-
-Si. Stai tranquillo andrà
tutto bene. Ma ricordati una cosa: tu una volta eri peggio di loro…-
Non sapevo cosa pensare….
ero senza parole… Intanto eravamo arrivati un una grande sala apparecchiata. Era
alla maniera orientale, ci si sedeva quasi in terra con il cibo al centro della
sala…. Ci mettemmo tutti in cerchio, tutti quelli che riuscirono ad entrare,
mentre molti altri aspettavano fuori ed osservavano dalle finestre. Osservavamo
questo strano giovane dallo sguardo sereno che ci fece cenno di sederci. Quando
prese il pane e lo spezzò mi sentii male e stavo per svenire.
Quando aprii gli occhi
vidi tante persone in silenzio che mi guardavano bendisposte. Uno prese un
cartellino e vi scrisse:
“Il giovane Dirigente del
tuo giornale ci ha detto che tu puoi farci un corso d’aggiornamento per la
Parola stampata e dialogata. Che dobbiamo fare?”
Mi venne istintivo
togliermi il berretto; mostrai le mie orecchie e poi scrissi: “Va bene. Ero come
voi. Poi mi sono spuntate le orecchie, le vedete? Cominciamo dunque il corso
dall’udire….. chi tra voi non riesce ad udire?”
Lentamente si alzarono
tutte le mani, senza una parola; ed io lodando il Signore mi sentivo
immeritatamente felice e li volevo abbracciare tutti.
Un saluto dal vostro
giornalaio.
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