Bollettino libero cristiano evangelico  dell'Associazione ONLUS  "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

 

Cosa è il "transfert"?

IL QUARTO LIVELLO DI VERITA' – IL CONTATTO DEL SERPENTE - 5

Dalla raccolta “Che cos’è verità?”- n.12

di Renzo Ronca - 17-2-11

 

 

 

 

 

 

(Seguito)

 

Cos’è il “tranfert?”    Difficile spiegarlo per noi che non siamo "addetti ai lavori". Daremo delle definizioni, poi cercheremo di spiegarlo in modo facile.

 

In senso generale questo fenomeno di trasposizioni di sentimenti avviene regolarmente quando due persone interagiscono. “Il transfert è presente in ogni tipo di relazione interpersonale, ma la sua cornice ideale è nel trattamento psicoanalitico” (Wikipedia)

“Più generalmente, si intende con transfert l’inevitabile, anche se tenue, accompagnamento inconscio di sentimenti pregressi, che contraddistingue qualsiasi rapporto affettivo interpersonale”. (Treccani)

 

Il transfert (o traslazione) è un meccanismo per il quale ogni individuo tende a spostare schemi di sentimenti e pensieri relativi a una relazione significante, su una persona coinvolta in una relazione interpersonale attuale. Il processo è largamente inconscio, il soggetto non comprende completamente da dove originino tali emozioni, sentimenti e pensieri. Il transfert è fortemente connesso alle relazioni oggettuali della nostra infanzia e le ricalca. […] Il transfert è praticamente una normale proiezione [di emozioni, pensieri e sentimenti] che può essere positiva (transfert positivo), con connotazioni di stima, affetto, amore per il partner della relazione, oppure avere una valenza negativa (transfert negativo) quando le emozioni che vengono messe in gioco dal transfert sono per lo più di competitività, invidia, gelosia, aggressività. […] La relazione tra analista e analizzato è infatti paragonabile a una qualsiasi storia d'amore, dove forze di attrazione e anche forze di repulsione hanno modo di dispiegarsi. Sta alla capacità dell'analista e alla buona volontà dell'analizzato saperle gestire nel migliore dei modi. (Wikipedia)

 

PERSONA N.1

 

 

 

Immaginiamo che questo quadrato rappresenti una persona. La mente di una persona. Proviamo a scomporla in due parti, una cosciente (conscio) ed una non cosciente (inconscio)

 

CONSCIO

 

 

INCONSCIO

 

L’inconscio è la sede, ancora non scoperta del tutto, di potentissime forze e pulsioni disordinate che possono essere utilizzate in senso costruttivo o distruttivo. Una specie di serbatoio di energia tempestosa.

Proviamo a disegnare alcune di queste pulsioni o configurazioni non coscienti

 

 

 

 

 

 


 

Riferiamoci adesso ad una sola di queste forme, per esempio il pentagono, e vediamo di inserirci un contenuto:

 

 

 

 

 

 


 

 

                          

Memoria di sentimenti ed emozioni avute per persone significative, importanti, nell’infanzia (padre, madre..)  

 

                             

 

Vediamo adesso cosa succede quando la persona n.1 si avvicina alla persona n.2, che disegneremo come un nuovo quadrato a fianco del primo

 

 

 

La persona n.2, nella sua complessità psicologica, conterrà elementi tali da interagire positivamente o negativamente con molti contenuti inconsci della persona n.1

 

 

         

Pers.1                                                                 Pers.2

 

 

 

Ma rendiamo più qualificata la persona n.2: immaginiamo che sia rivesta un ruolo significativo, per esempio un medico, un sacerdote, un giudice, un poliziotto, un analista…

Per facilitare il ragionamento pensiamo proprio al 2 come all’analista, ovvero ad uno psichiatra che sta facendo una seduta di psicanalisi al suo paziente. Immaginiamo quindi il n.1 sul lettino dello psicanalista e il 2 seduto alle sue spalle che prende appunti.

 

 

 

 

 Il ruolo e la personalità del 2, per ciò che è, per come agisce,  va a toccare un particolare contenuto inconscio di emozioni e fatti passati contenuti proprio nel pentagono che avevamo evidenziato prima:

 

 

 

 

 

 

 

Transfert

 

Ecco che allora, attivati e rimescolati in modo del tutto inconsapevole le emozioni e i vari sentimenti che il n.1 provò nel passato verso persone importanti della sua infanzia, vengono trasferiti, proiettati dal n. 1 al n.2.  La persona n.2 allora non viene più vista per quello che è, ma per ciò che sembra essere alla persona n.1.

 

 

 

 

 

Quindi il n.1 instaura con il n.2 un particolare rapporto affettivo idealizzato, non reale, non vero. Questo in sintesi è il processo del tranfert,[1]  molto simile all’amore[2].

 

Questo processo è importantissimo per la persona n.1 che si trova in una realtà falsata, ed ovviamente va gestito con maturità da parte dell’analista, o della persona  n.2. Come vedremo tra poco infatti, proprio il modo di gestire questo fenomeno da parte della persona n.2, determinerà la libertà o la schiavitù della persona n.1.

 

(continua)

 

 

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[1]

Tranfert: In psicanalisi, concetto e termine introdotti nel 1895 da S. Freud (ted. Übertragung; in ital. si usano a volte anche trasferimento e traslazione) per indicare il processo di trasposizione inconsapevole, durante l’analisi, sulla persona dell’analista, di sentimenti e di emozioni che il soggetto sentì in passato nei riguardi di persone importanti della sua infanzia.(Treccani)

 

[2]

Secondo Sigmund Freud, il transfert è una forma di innamoramento prescinde dall'aspetto, dall'età e dal sesso dello psicoanalista, e si manifesta anche quando questi si mantiene distaccato dal paziente e conserva un comportamento riservato. « Questo amore non si limita ad obbedire, diventa esigente, domanda soddisfazione di tenerezza e sensualità, pretende l'esclusività, si fa geloso, mostra sempre più l'altro suo aspetto, e cioè una prontezza a convertirsi in ostilità e vendetta, se non può raggiungere i propri scopi. Contemporaneamente, come ogni altro amore, soverchia qualsiasi altro contenuto psichico, spegne l'interesse [del paziente] alla cura e alla guarigione>>, sostituendo alla nevrosi un'altra forma di malattia » (Freud, La mia vita e la psicoanalisi, capitolo de I Fattori Sessuali, pag. 192)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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