POSSIAMO ANCORA TROVARE CULTURA E LIBERTA’ OGGI? UN TENTATIVO POSSIBILE - di RR 5-5-20

 

"Telescuola" anni 60-70

 

La cultura dovrebbe essere un insieme di conoscenze disponibili per far maturare l’uomo.[1] Come i genitori fanno sacrifici per far studiare i figli, così quando un governo desidera veramente che la popolazione acquisisca cultura, fornisce facilmente i migliori mezzi gratuiti affinché ciò accada.[2] 

 

Ma c’è qualcosa di irrimediabilmente corrotto nelle radici dell’uomo nato per essere libero e consapevole delle sue scelte; infatti l’uomo non è mai riuscito ad amministrare questa libertà a cui tanto giustamente aspira. In conclusione, nei fatti, l’uomo che pur nasce aspirando alla libertà, sembra destinato ad essere sempre schiavo di qualche cosa o di qualcuno.

 

Attraverso un uso discutibile della scuola e del linguaggio usato nelle comunicazioni globali, si ha oggi quasi l’impressione che i governanti delle nazioni si siano messi d’accordo per non dare cultura, ma una pseudocultura, cioè una cosa che sembra cultura, ma che in realtà è falsa conoscenza, superficialità deleteria per la nostra mente e per il nostro vivere. In pratica –dicono quei governanti che sono disonesti- “tu non è che devi pensare troppo, anzi meno pensi e meglio è, così posso pensare io al tuo posto; quindi ti dò quella cultura elementare necessaria quanto basta perché tu possa ascoltare me”.

Però il raggiungimento di qs obiettivo distorto (non farti pensare) non è facile perché per quanto facciano, la gente continua ad avere un cervello e, a sorpresa, lo potrebbe sempre usare. Allora cosa si inventano per mantenere l’uomo nell’ignoranza? Fanno in modo di “impastare” di “rendere appiccicoso” il funzionamento del cervello con un bombardamento di notizie (attenzione non ho detto nozioni, ma “notizie”), in modo da tenerlo occupato in una rete complicatissima di titoli. Ripeto: titoli. Non svolgimento degli argomenti a cui i titoli potrebbero portare, ma solo titoli che si ripetono all’infinito con mille parole diverse, ma che non scendono mai oltre la superficie.

 

Una qualsiasi attività politica, sociale, religiosa che si rispetti, secondo me, dovrebbe ripartire dall’analisi della comunicazione dei nostri tempi. Non dico dalle idee, perché le idee, gli ideali, le scelte, si possono manifestare solo quando la mente è libera, dico comunicazione perché quella falsa comunicazione di oggi è il filtro che impedisce al nostro cervello di funzionare per essere libero.

 

E come si fa a crescere ripartendo dalla comunicazione odierna? Beh un modo potrebbe essere quello di studiarla. Infatti una volta che ti rendi conto di come funzionano certe tecniche di propaganda, hai tu stesso i mezzi per scioglierti da esse.

 

Se a una chiesa, a un partito, a una associazione sociale, interessasse davvero il bene di quelli che dice di voler aiutare, allora dovrebbe prima di tutto dare loro le chiavi per la libertà, e la libertà nasce dal poter pensare in tutte le direzioni.

 

Le tecniche mediatiche di oggi, le comunicazioni di massa (mass-media) non vanno assecondate passivamente, ma vanno studiate, capite, e poi aperte con la chiave giusta al fine di spalancarle e far vedere cosa c’è dentro, transitarle, gestirle con i giusti valori. Anche questo è un tipo di “cultura” per crescere.

 

 

 

 

CORRELAZIONI:

DOSSIER PDF DI R. Ronca pag 36 - MECCANISMI DI CONDIZIONAMENTO DEI MEDIA:LE ORIGINI

 Altri dossier su argomenti simili si trovano al punto 6-PENSARE CON LA PROPRIA TESTA all’interno di questo indice: http://www.ilritorno.it/es/eshtml/indice_DOSS.htm

 

 


 

[1] Definizione: «cultura s. f. [dal lat. cultura, der. di colĕre «coltivare», part. pass. cultus; nel sign. 2, per influenza del ted. Kultur]. – 1. a. L’insieme delle cognizioni intellettuali che una persona ha acquisito attraverso lo studio e l’esperienza, rielaborandole peraltro con un personale e profondo ripensamento così da convertire le nozioni da semplice erudizione in elemento costitutivo della sua personalità morale, della sua spiritualità e del suo gusto estetico, e, in breve, nella consapevolezza di sé e del proprio mondo» (Diz. Treccani)

 

[2] Ricordo, quando ero bambino, il maestro Alberto Manzi con  "Non è mai troppo tardi",  una trasmissione televisiva che ha insegnato a leggere e scrivere ad  almeno un milione di italiani dal 1960.

 

 

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