INVITO PRATICO A RISCOPRIRE SE STESSI IN MODO CRISTIANO – di Renzo Ronca – 15-4-18

 

 

Il linguaggio si trasforma continuamente nei contenuti nei modi e nelle forme. L’ultima nostra generazione è in grado di trasmettere il suo stato d’animo e la sua posizione geografica (con tanto di coordinate), in pochi secondi con un semplice "clic" sul telefonino. Sono ragazzi tecnicamente bravissimi non c’è dubbio, però alcuni di loro non sanno più fare le semplici operazioni matematiche a mente e non sanno prendere in mano una penna (anche in senso letterale). Le faccine che ridono hanno sostituito il nostro affetto e quelle che piangono sembra che ridicolizzino il nostro dolore. Abbiamo tutti fretta (ma di che?) e le comunicazioni ne risentono: paradossalmente parliamo continuamente con tutti ma siamo sempre più soli. Troppi input e troppi output, cioè troppi dati in arrivo al nostro cervello e troppe risposte in uscita… Per stare al passo in un mondo così veloce dobbiamo per forza sacrificare qualcosa. Che cosa? L’elaborazione dei contenuti, il pensiero, la riflessione. Li abbiamo dimenticati e ciò è a nostro discapito perché non riusciamo a superare una difficoltà, una perdita, un lutto o prendere una decisione importante da soli. Occorre rieducare il pensiero. Come si fa? Se fosse un muscolo fermo fa tanto tempo si ricorrerebbe ad una fisioterapia graduale. Per il pensiero ci vorrebbe un equipe di psicologi, che, se non fossero in contrasto tra loro, magari ci direbbero di non farci caso e che in fondo è tutto normale. Se invece noi, nel nostro piccolo, mettessimo la rieducazione del pensiero nella prospettiva di uno sfondo di fede,  occorrerebbe probabilmente quanto segue:

 

Primo diminuire l’intensità e le quantità delle fonti in ingresso. Questo significa SCOPRIRE IL SILENZIO.

Secondo, IL RACCOGLIMENTO, vale a dire la capacità di radunare i nostri pensieri, (quelli veramente nostri, non quelli indotti dal condizionamento mediatico).

Terzo L’ASCOLTO; ascolto prima delle cose piccole (nella natura ad esempio, in apposite passeggiate), poi delle cose di Dio (organizzando brevi momenti regolari di lettura di passi evangelici).

Quarto IL PENSIERO; vale a dire dobbiamo imparare a pensare, a formarci concatenamenti logici su argomenti in modo ordinato, senza troppe distrazioni.

Quinto L’ELABORAZIONE; vale a dire cominciamo a rimuginare su quanto abbiamo udito e quanto abbiamo pensato, in modo poi da TRARNE UNA RISULTANTE.

 

Una volta ri-appreso queste modalità dimenticate potremo affacciarci di nuovo nel mondo, ma con più consapevolezza.  Certo, questo non si fa in un giorno, è necessario seguire un percorso dove la motivazione di fede è basilare. E’ basilare perché anche della fede oggi si rischia di avere solo un messaggio generico, del tipo “Dio ci ama per cui amiamoci tutti e siamo a posto”. Mentre Dio ci ha detto molto di più: Egli ha un programma che sta realizzando;  un cambiamento epocale è alle porte, in esso noi abbiamo (o dovremmo avere) un ruolo preciso, tutto da scoprire. Per poterlo capire e affrontare occorre essere davvero liberi, senza dipendenze di tutti i generi. La superficialità di oggi, il linguaggio fatto di tantissime notizie ma nessun contenuto, l’impossibilità di discernere il vero dal falso, sono le conseguenze di un condizionamento di cui non ci rendiamo conto. Proviamo allora a cercare la vera libertà che inizia proprio dal saper pensare.

 Secondo me, se tu che leggi sei arrivato fino a qui senza chiudere la pagina, vuol dire che hai buone possibilità in qs percorso. Nel caso volessi approfondire per corrispondenza i cinque punti elencati sopra, sono qui: mispic2@libero.it e ti risponderò volentieri.

 

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