VISITA AD AUSCHWITZ E BIRKENAU - agosto 2015

di Gabriella Ciampi - 25-8-15 - h. 15,15

 

 

Il treno entrava direttamente dentro al campo di Birkenau, il secondo campo di concentramento costruito perché non bastava più quello troppo piccolo di Auschwitz distante circa 3 km.

Impossibile raccontare cosa si prova visitando questi posti, chi c’è stato lo sa. Posso fare un elenco di ciò che si può vedere: gli uffici dei nazisti, la paglia o i letti a castello di legno dove gli ebrei deportati dormivano ammucchiati e sporchi, i bagni (ma in questo caso il vocabolo non corrisponde a ciò a cui pensiamo normalmente). E poi montagne di scarpe, di occhiali, di capelli tagliati, di pettini e spazzole, di pentolame e oggetti che le famiglie avevano portato con loro al momento della deportazione.

E poi terra. Terra e sassi. Erba terra e sassi. Filo spinato, recinti, torrette di osservazione, il muro dove venivano uccisi quelli che andavano eliminati lì per lì per qualche “errore”.

E’ un luogo dove la morte si sente ovunque, nelle baracche, mentre cammini per la strada, quando guardi i campi di erba intorno; nell’aria, come se fosse lo stesso cielo e le stesse nuvole. Come se il tempo si fosse fermato e sentissi tutto il dolore e l’assurdità, la follia e la crudeltà, come se tutto stesse accadendo il quel momento.

Senti la freddezza della morte. La morte della ragione e dell’umanità. La morte di tanta gente, persone, uomini donne, anche bambini. La morte di tante vite strappate al senso naturale delle cose e della loro storia. E la freddezza di chi imponeva, costringeva, decideva la morte.

Animi spezzati prima con la crudeltà, con la tortura, umiliati e demoliti psicologicamente, e poi uccisi fisicamente, avvelenati, soffocati e bruciati.

La memoria di questo fatto accaduto non deve sbiadirsi mai perché ci ricorda fin dove l’uomo può arrivare quando il senso di onnipotenza si unisce alla follia, e quando qualcuno alimenta e sostiene questa follia.

Anche oggi assistiamo ad azioni violentemente aggressive e distruttive, crudeli, che sconvolgono alcune parti del mondo e alcune comunità. Io non so dire come si può fermare tutto questo ma certamente non si deve stare in silenzio, non si può restare a guardare senza dire qualcosa, senza difendere con ogni mezzo possibile e accettabile la dignità e la sacralità della vita umana, qualunque sia la nazionalità e la religione coinvolta.

 

 

 

 

  

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