Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

 

CHI PUO’ COMPRENDERE LE INTENZIONI DI UN RAGIONAMENTO? (RELIGIONE MONDIALE - 4)

Tutti parlano bene e tutti hanno ragione, eppure dietro ogni bel ragionamento c’è una intenzione da verificare

 di Renzo Ronca - 22-4-13-h.18,30 - (Livello 5 su 5)

 

 

In certe guerre antiche tra due re  era facile capire le ragioni e le intenzioni dei contendenti e scegliere da che parte stare, perché spesso tali intenzioni si dichiaravano pubblicamente; diceva il primo re: “Io ti attacco col mio esercito perché sono più forte di te e mi prenderò il tuo territorio, perciò arrenditi subito se no ti ucciderò”; diceva il secondo re: “Io difenderà col mio esercito la mia città e ucciderò te perché sei un invasore”. I ragionamenti e le cause della guerra erano molto chiari, così come le minacce.

Ma la guerra, sempre terribile e sanguinaria, col tempo si è trasformata: rimane il suo stato di ferocia (e forse peggiora), ma alla fine non è più così facile capire chi attacca da chi si deve difendere.(1)

Come fare allora?

 

Il primo punto ritengo sia quello di non essere superficiali e di avere sufficiente modestia  per non sentirsi troppo sicuri di capire sempre le verità che ci vengono propinate ogni giorno. Già quando chiamiamo “arte” la guerra vuol dire che è radicato un meccanismo perverso.(2)

 

Usare intelligenza nella vigilanza. Quando qualcuno asserisce qualcosa e ce la comunica stiamo sempre attenti perché quanto ci espone è frutto di un suo ragionamento.

Il ragionamento ha sempre uno scopo, è un “procedimento argomentativo, di qualsiasi forma, per il quale si deduca, dimostri o sostenga qualcosa partendo da un dato complesso di nozioni e di elementi” (Treccani). I ragionamenti che seguono una certa logica non si possono subito definire giusti o sbagliati; dipende da quali azioni portano come conseguenza.

 

Ad esempio un ragionamento bellissimo sulla fede, sull’amore, sulla bontà di Dio, può essere vanificato e criticato se alla fine ci si inginocchia tutti davanti alla statua di una persona morta.

 

Non è dunque il ragionamento in se stesso che dobbiamo valutare, quanto le azioni che ci inducono a compiere quelli che fanno i bei ragionamenti; vale a dire cosa siamo spinti a fare dopo le parole.

 

Il ragionamento dunque potrebbe essere solo un mezzo di propaganda per ottenere uno scopo da parte di una elite di potere, non evidente alle masse.

 

Volete fare una prova? Prendete i politici, prendetene diversi, di orientamenti  anche contrapposti, registrate i loro discorsi…. saranno magnifici! Pieni di belle parole come libertà equità, giustizia, rinnovamento, e tante altre suggerite dall’andazzo del momento, con particolare evidenza sui temi di sofferenza e dei bisogni della popolazione…   Poi vedete dopo qualche mese le azioni che essi hanno compiuto! Quasi sempre essi hanno manifestato nei fatto il contrario di quanto predicavano! Prima, quando parlavano, non era facile capire le loro vere intenzioni, ma dopo si, è facile vedere nei fatti cosa avevano in testa!

 

Il Signore ci insegna infatti a dividere le parole dalle persone e le persone dai fatti e sottolinea la nostra responsabilità nella scelta delle nostre azioni:

Osservate dunque e fate tutte le cose che vi dicono di osservare; ma non fate come essi fanno, poiché dicono ma non fanno. Legano infatti pesi pesanti e difficili da portare, e li mettono sulle spalle degli uomini; ma essi non li vogliono smuovere neppure con un dito. Fanno tutte le loro opere per essere ammirati dagli uomini; allargano le loro filatterie e allungano le frange dei loro vestiti. Amano i posti d'onore nei conviti e i primi posti nelle sinagoghe, e anche i saluti nelle piazze, e di sentirsi chiamare dagli uomini rabbi, rabbi. (Matteo 23:3-7) 

Voi dunque li riconoscerete dai loro frutti. (Matteo 7:20)

Sempre sempre dai frutti? O possiamo già scorgere prima qualche intenzione?

 

In effetti a volte un attento esame  anche del solo ragionamento può aiutarci senza aspettare dei mesi (ma che sia davvero obiettivo, ci riusciamo?)

Proviamo a fare un esempio “cristiano” che può lasciare perplessi:

Prendiamo un bella predica di un bravo predicatore, il migliore magari che esista al mondo, registriamola e poi ascoltiamola fuori dall’emotività del momento, come fosse un lavoro attento di un chirurgo freddo e distaccato. Ci accorgeremo spesso che ci sarà un 90% di verità condivisibili ma in qualche angioletto spunterà una cosa piccola apparentemente insignificante che potrebbe rivelare l’intenzione vera del discorso…  il suo orientamento che in qualche modo qualifica la fede.  Continuando l’esempio, dopo i riferimenti agli insegnamenti di Gesù (tutti belli e condivisibili) magari esce una frase del tipo  “… e quindi mettiamo il mondo nelle mani di Maria….” Con tutto il rispetto per questa importante figura di donna, cosa può significare questa intenzione? E’ in linea con la nostra fede cristiana? E’ più di una volta che sento questa intenzione all’inizio di periodi importanti di certe chiese “cristiane”. E’ evidente che l’intenzione di quella chiesa che fa questa cosa, cioè intende  consegnare il mondo nelle mani di una donna (con tutto il rispetto),  non è la mia intenzione, che vorrebbe continuare ad affidare il mondo nelle mani di Dio. E’ solo un esempio ovviamente, presentato con molta umiltà e rispetto; piuttosto scottante è vero, ma al di là di ogni giudizio, ci serve per capire come dietro discorsi apparentemente condivisibili escano spiragli di intenzioni molto diverse tra chiese cristiane o presunte tali.

 

Non è vero dunque che condividere la maggior parte delle cose di una religione anche il 90°% ci faccia essere uniti nella stessa fede. Nella mia fede infatti c’è solo Dio (non un dio qualsiasi, ma quello della Bibbia) e a Lui solo consegno l’anima mia e quella dei miei cari. Di altre persone vive o morte a cui consegnare la mia fiducia non so nulla né voglio sapere. Ma è solo la mia opinione ovviamente. 

 

Ripeto: lo scopo di questo scritto non è di giudicare chi la pensa diversamente, ma di evidenziare per prima cosa che esistono delle intenzioni (a volte condivisibili a volte non condivisibili) dietro ogni ragionamento che ci viene presentato.

Per seconda cosa vorremo che tali intenzioni venissero portate alla luce al fine di vedere dove potrebbero portare.

E’ solo nell’analisi delle azioni che tali intenzioni hanno suggerito, che potremo fare  (come terza cosa) la nostra scelta, cioè seguire ancora o non seguire più quel ragionamento.

 

(continua)

 

 

NOTE

 (1)Può essere utile la ns pagina MECCANISMI DI CONDIZIONAMENTO- origini manipolazione-propaganda ecc  oppure lo studio completo in pdf  MECCANISMI DI CONDIZIONAMENTO DEI MEDIA (21 pag)

 

(2) “L’arte della guerra” si rifà ad un antico trattato militare attribuito al generale Sunzi cinese (VI o V secolo a.C.). Ha influenzato tra l’altro Napoleone, Mao Zedong, il generale Douglas MacArthur ed altri. Il libro è tuttora usato per la gestione del management di molte aziende di tutto il mondo (Wikipedia) - “L’arte della guerra” insomma è una espressione comune che abbiamo tutti accettato come “normale”, come se uccidere sia una cosa da apprendere, artistica, bella.

 

 

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