PAGINA 9  DI ES4

 

LIBERTA’ ED AUTONOMIA

 due termini spesso confusi

di Renzo Ronca (da IL RITORNO n. 19)

 


Detto in maniera semplicistica la libertà è un dono di Dio alle sue creature; l’autonomia è un peccato. Spesso questi due termini vengono confusi.. Già parlammo della libertà, ve ne ricordate? In passato ne facemmo anche un argomento per il questionario. 

Riguardo alla libertà, è vero che i credenti sono liberi, ma è anche vero che dovrebbero amare l’uso di questa libertà per servire Dio ed il prossimo.

1Corinzi 6:12 Ogni cosa mi è lecita, ma non ogni cosa è utile. Ogni cosa mi è lecita, ma io non mi lascerò dominare da nulla.

1Corinzi 9:19 Infatti, pur essendo libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, per guadagnarne il maggior numero.

 

Lo stesso insegnamento di Gesù ci indica la strada del servire e non del gestire:

 

Matteo 20:25-28  E Gesù, chiamatili a sé, disse: «Voi sapete che i sovrani delle nazioni le signoreggiano e che i grandi esercitano il potere su di esse, ma tra di voi non sarà così; anzi chiunque tra di voi vorrà diventare grande sia vostro servo; e chiunque tra di voi vorrà essere primo a sia vostro schiavo. Poiché anche il Figlio dell'uomo non è venuto per essere servito, ma per servire e per dare la sua vita come prezzo di riscatto per molti».

Dunque anche se liberi, di questa libertà, in grande umiltà, volontariamente e con estrema gioia, ne facciamo un mezzo di servizio evangelico; sulla base delle capacità e dei comportamenti che lo Spirito di Dio ci indicherà e ci insegnerà.

 

La mia libertà non mi fa sentire dipendente da nessuna persona né da nessun giudizio umano, ma se la chiesa che io ho scelto di frequentare è regolata da una certa ubbidienza, io frequentandola e dichiarando di appartenervi, ne accetto implicitamente anche le sue regole. Se non sono d’accordo sullo svolgersi delle riunioni, sulle decisioni che vengono prese, posso comportarmi in due maniere: o cerco col dovuto modo, e nel tempo appropriato di parlarne a chi di dovere (anziani o pastore) oppure decido di intraprendere una strada autonoma. Già parlammo ricordate del “cristiano-a-modo-mio”. 

 

Riguardo all’autonomia, è sempre pericolosa e non porta mai nulla di buono.  E’ spesso un bel telo ricamato che copre la ribellione del nostro “io”, che non si vuole arrendere al Signore. Ha origine dal primo peccato dell’uomo: Eva decise di accettare il suggerimento del serpente, ed insieme ad Adamo si distaccarono dalla volontà di Dio.  Da quell’autonomia, che sembrava tanto vantaggiosa, entrò il peccato e la morte nella loro vita. Noi ereditiamo il peccato alla nostra nascita ed il primo istinto dell’uomo è quello di ribellarsi, di fare da sé. Oggi non c’è educazione alla sofferenza (ad esempio come conseguenza di una rinuncia o come accettazione dell’autorità), all’ascolto,  all’umiltà…. La mancanza di umiltà colpisce tutti; e le chiese non ne sono esenti. Anzi, spesso le tentazioni maggiori in questo senso vanno alle persone più dotate, a quelle con grande personalità e molti talenti.

 

Parliamo spesso di chiesa come “corpo”, ma è possibile che in questo corpo, coordinato dal “capo” cioè il Cristo, possano agire un piede che va in una direzione ed uno che va in un’altra? Noi dovremmo avere tutti un unico pensiero, ma se i pensieri e le azioni sono poi discordi, che tipo di testimonianza darà quella chiesa?

 

Il cristiano è volutamente subordinato a Dio, non è autosufficiente, ma dipendente, per scelta, dalla Sua volontà, alla quale fa di tutto per uniformarsi; sapendo per fede, che questa è sempre per il suo bene.

 

Non sempre cari amici è facile discernere il comportamento giusto secondo la volontà del Signore. Due sono i consigli: primo: molta preghiera; secondo molta preghiera. E’ davvero importante che la preghiera sia non solo personale, ma anche di confronto con pochi fratelli, di cui si abbia molta stima e di provata fede.

Cosa fare se nella comunità che frequentiamo abbiamo idee diverse?

Se nonostante le preghiere ed i confronti ci sentiamo in disaccordo con la maggioranza o con i fratelli con cui dovremmo condividere attività evangeliche, allora bisogna fermarsi un momento e riflettere bene. La giusta preoccupazione del cristiano è la testimonianza del Signore ai non credenti. Se due vanno in missione insieme, ma con idee contrastanti e diverse tra loro sulle modalità (non dico che siano necessariamente sbagliate, ma diverse) allora, secondo noi è meglio evitare di andare, per il rischio di far inciampare chi è ancora debole nella fede. Se la diversità è tale da mettere in discussione addirittura l’armonia dei culti allora, è opportuno pensare anche ad una breve sospensione della frequenza e interrogare profondamente il Signore. Se le differenze perdurassero in maniera sostanziale pensiamo che non sarebbe male frequentare per un po’ un’altra comunità cristiana. Non possiamo escludere infatti che Dio stesso non stia preparandoci a qualche cambiamento interiore o a qualche missione da un’altra parte…  Se è volontà di Dio ci sarà edificazione reciproca nella libertà; se invece, pur cambiando persone, ritroveremo negli altri gli stessi difetti, è probabile che dipenda da noi;  ovvero dal nostro possibile peccato di orgoglio che, per nascondersi,  si fa chiamare autonomia.

 

 

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