Bollettino libero cristiano evangelico  dell'Associazione ONLUS  "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

SECONDA RACCOLTA DI APPUNTI  VERSO L'ESPANSIONE SPIRITUALE 1994-1995  (Rev. Febbraio 1998)

di Renzo Ronca

 

 

IL VIAGGIO DELL'UOMO E DELLA CHIESA VERSO DIO nella relatività delle nostre azioni limitate e dei nostri piccoli pensieri

 

PARTE  III

 

CAP. 2 - DISCIPLINARE IL CORPO PER LA LIBERTA' DELLO SPIRITO

 

 

     Ma se la porta e' stretta per arrivare e restare nella fede, l'opera della grazia e' sempre più larga.

      Ridimensionando la nostra persona e disciplinandola nelle opere si aprono possibilità senza confini e senza limiti alla nostra capacità d'amare e di servire Dio. Egli può davvero operare in noi.

      Rendo schiavo il mio corpo e libero il mio spirito.[1]

      Ma quanto e' difficile farlo in maniera equilibrata! Se guardiamo il comportamento dell'uomo nelle chiese e fuori vediamo solo eccessi e difetti; e tra gli eccessi di zelo ci sono tutti quelli che mortificano inutilmente il corpo. Il suo "renderlo schiavo" non significa certo odiarlo: il nostro corpo e' la nostra persona fisica che va curata e grandemente amata.[2] La mortificazione del corpo non e' violenta, cattiva, dura, perché produrrebbe in esso una reazione di rigidezza, asprezza, intolleranza verso il prossimo e verso l'amore di Dio in genere. Certe attività di super controllo nelle azioni, nel mangiare, nelle astinenze e nei digiuni possono solo avere una esteriore forma di religiosità, ma il più delle volte rappresentano una cosa falsa ed inutile.[3]

      Tra i difetti troviamo chi non fa niente; chi non vuole modificare nulla cadendo in un tiepido ed odioso fatalismo. Quando mostri a queste persone i peccati dell'uomo, la sua distanza da Dio, invitandoli ad evangelizzare ti rispondono: -e che possiamo fare? Dio e' grande saprà leggere nelle coscienze ed avrà comunque pietà di tutti- Quante scuse per restare fermi nei nostri fattori di comodo!

      Temo che si veda la fine dei tempi come si vede la realizzazione di certe leggi dell'uomo: -chi fa questo e' fuori legge e deve pagare una multa-; poi dopo qualche anno si fa un grande condono e tutti sono "perdonati" mettendo sullo steso piano sia chi ha rispettato la legge e sia chi l'ha trasgredita. Non credo proprio che la giustizia di Dio sia così.

      Ci vuole equilibrio ed amore in ogni cosa. Un giovane figlio impulsivo e violento avrà forse bisogno di un intervento da parte dei genitori  più severo, per il suo bene nella crescita; ad un altro più sensibile e delicato basterà solo un accenno di rimprovero per dispiacersi e correggersi.

      Se rapportiamo ora il concetto della disciplina del corpo e della libertà dello spirito alla nostra chiesa-organizzazione ci viene spontanea qualche riflessione:

      Come possono rinnovarsi nello Spirito di Dio quelle comunità che appena si presenta una "diversità" che mette in discussione l'organizzazione e cerca di migliorare qualche interpretazione, subito l'allontanano?

      Da una parte la comunità dice di volere credenti che l'aiutino a crescere dall'altra però tende istintivamente ad allontanare ogni pensiero che non sia più che ortodosso in relazione alle idee affermate da sempre e che qualche volta ristagnano.

      La novità giudicata "pericolosa" o "settaria" può essere semplicemente una prospettiva diversa da quella "ufficiale"; non necessariamente una negazione dei principi di fede basilari.

      Negli appunti precedenti abbiamo parlato di essenzialità del messaggio biblico  nella sua interezza: ebbene se questo nucleo, questo cuore viene rispettato come principio fondamentale della nostra fede e della nostra evangelizzazione, allora invece di usare "l'autorità' che Gesù avrebbe dato ai suoi pastori per legare e per sciogliere", perché non ci fermiamo un attimo a pensare e pregare?  Personalmente credo che in una comunità faccia più bene un fratello "scomodo" che cento tutti "in linea".

      Rendere schiavo il corpo (della nostra comunità) e liberare il suo spirito significa accogliere, accogliere, accogliere e spesso soffrire, confidando SOLO IN DIO e non nella nostra eccessiva, tradizionale ed imposta "prudenza".

      Non c'e' crescita senza sofferenza così come non si riesce a trovare una forma fisica senza una dieta intelligente. "Perciò se un cibo scandalizza il mio fratello, non mangerò mai più carne per non scandalizzare il mio fratello."[4] Vale a dire, se un argomento, mettiamo non tra quelli essenziali del messaggio unitario biblico, pur accettato da me come logico e normale, fosse un elemento di discussione e divisione tra me ed un fratello, io avrei il dovere di astenermi da riproporre quell'argomento per non scandalizzare il fratello; ma non avrei il diritto di non considerarlo come facente parte della Chiesa di Dio esattamente come me.

      Le nostre comunità religiose vengono realizzate seriamente il più vicino possibile al concetto biblico di "Chiesa-Rimanente-Fedele", ma per quanto ci sforziamo non saranno mai perfette. Certe conquiste possono essere veramente tali, certe altre possono esserlo solo in parte, magari solo se usate in un certo appropriato e cauto modo. Ma questo modo cauto e rispettoso, buono quando espresso da certi responsabili, potrebbe divenire eccesso, legge, elemento di valutazione e addirittura di esclusione nella espressione di una certa modalità di fede.

      "Ineluttabile modalità del visibile e dell'udibile" diceva Joyce,[5] ed in effetti si formano quasi naturalmente delle abitudini al fare, al vedere, all'udire, che poi diventano abitudine, quasi tradizione, quasi legge.

      Si può arrivare in effetti a mostrare una certa modalità nella dottrina, nel culto, nelle parole, che seppure non dichiarata ufficialmente come dogma, in un certo senso lo diviene egualmente, per abitudine.

      Noi che siamo usciti dal cattolicesimo dovremmo stare attentissimi a questa tendenza, tipica dell'uomo, a riformare elementi limitanti scambiandoli per elementi di precisione di fede. Questi elementi sono riconoscibili perché pur parlando della Parola con cognizione, sapienza e cultura, spesso ne spostano contenuto, il "baricentro", verso l'esterno, in zone periferiche, piuttosto lontano dal significato centrale.

      Prendiamo ora di nuovo il fratello che afferma una "verità" diversa da quella a cui siamo abituati. Il primo elemento di discernimento, per i responsabili, dovrebbe essere quello di vedere se l'argomento e' o no dentro "il cuore" del messaggio biblico evangelico; se non lo mette in discussione ma lo accetta interamente allora si tratta di una interpretazione periferica e non determinante. Quel messaggio pure se scomodo, pure se anticonformista e poco piacevole, meriterebbe allora di essere inserito nella comunità, che ricca di spinte nuove, anche sotto forma di critiche fraterne o di proposte coraggiose, la migliorerebbe continuamente.

      Ma vorrei spingermi oltre: anche se l'interpretazione "nuova" non fosse proprio dentro i canoni biblici ma ne racchiudesse solo un parte, ebbene per tema di distruggere quella parte io non sarei mai tenuto a giudicare, ma solo ad accogliere. Sarà camminando insieme, eventualmente, che si vedranno le nostre strade ed i veri indirizzi del cuore. Non prima.

      Ciò che ci definirà insomma, non sarà la nostra opinione, ma il nostro agire agli occhi di Dio. Potremmo essere come Priscilla ed Aquila verso Apollo,[6] un fratello che ha bisogno di crescere; ma anche trovarci di fronte ad un giovane come Eliu[7] che ridimensiona la nostra "sapienza" e la nostra "giustizia".

      Io do' un grande valore alla buona volontà quando essa e' espressa in buona coscienza, umile e rispettosa di Dio, al meglio di quanto una persona, in base a quanto ha, possa dare.

      Se qualcuno vuole servire il Signore, non vado a vedere tanto quanto abbia in se stesso, o quanto sia perfetto,  bensì la buona volontà della sua affermazione. Infatti noi siamo solo servitori inutili, non e' necessario capire tutto, e' necessaria solo la fede: a moltiplicare il pane ci pensa Gesù, noi pensiamo a distribuirlo senza prendercene il merito e senza fare troppe questioni inutili.

      L'opera della grazia e' un miracolo vero e grande: per poterlo conoscere basta assecondarla e non percorrere solo le strade della nostra umana prudenza.

 


 
Correlazioni:
 

1 - L'ESPANSIONE PROSEGUE: AMORE VERSO DIO E AMORE VERSO IL PROSSIMO - PIU' NESSUNO SECONDO LA CARNE

3 - L'INTERCESSIONE

 

 

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[1] "..disciplino  il mio corpo e lo riduco in servitù..." 1 Cor. 9:27; "Perciò fratelli noi siamo debitori non alla  carne  per vivere  secondo la carne, perché se vivete secondo la carne voi morrete; ma se per mezzo dello Spirito fate morire le opere  del corpo, voi vivrete." Rom. 8:12-13.

[2] "Nessuno  infatti ebbe in odio la sua carne, ma la nutre e la cura teneramente, come anche il Signore fa con la sua  Chiesa" Efes. 5:29.

 

[3] "Queste cose hanno si qualche apparenza di sapienza nella religiosità volontariamente scelta, nella falsa umiltà e nel trattamento duro del corpo, ma non hanno alcun valore contro le intemperanze carnali. Se siete dunque resuscitati con Cristo,  cercate le cose di lassù.." Col. 2:23 e 3:1

[4] 1 Cor 8:13

[5] James Joyce “Ulisse” p. prima, terzo episodio

[6] Atti 18:24-26

[7] Giobbe 32:2

 

 

 

 

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