Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

IL PERDONO -  cerchiamo di conoscere le nostre emozioni anche dal punto di vista psicologico -

(17-11-10) 11-10-15-h.8,45 - livello 2 su 5)

 

 

 

 

 

Definizione: Non tenere in considerazione il male ricevuto da altri, rinunciando a propositi di vendetta, alla punizione, a qualsiasi possibile rivalsa, e annullando in sé ogni risentimento verso l’autore dell’offesa o del danno (Treccani)

 

 

Perdonando si vive meglio. Infatti annullando la tensione, il legame esclusivo che lega offeso ad offensore, si prova una sensazione di sollievo. Questo atto, producendo una diminuzione di amarezza e risentimento, ha un effetto purificatorio, di liberazione, perché è capace di eliminare o attenuare i sentimenti di rabbia, di vendetta, di vergogna e di risentimento, liberando delle energie, che possono essere dunque meglio spese su altri fronti.

Il perdono non è certo debolezza, ma richiede un grande sforzo emotivo ed intellettuale e molto coraggio. L'atto del perdonare è l'ultima fase di un lungo processo in cui sono coinvolti tutti i sistemi: percezione e ragionamento, emozione, comportamento. Chi perdona non è che non sappia assumersi la responsabilità di punire o correggere, oppure desideri solo dimenticare, al contrario, pur mantenendone il ricordo, chi perdona fa in modo che questo ricordo, non provochi più dolore. Perdono e dimenticanza sono due cose distinte.


Il perdono è la liberazione da un nemico interno, costituito dall’odio, [di cui già abbiamo parlato]
1.
 

Non necessariamente il perdono implica la riconciliazione. Uno può perdonare ma allo stesso tempo scegliere di non vedere più l'offensore. Al contrario la riconciliazione non può essere vera se prima non c'è stato il perdono.


Dal punto di vista etimologico perdonare significa concedere un dono: è così in tutte le lingue, dall’inglese ‘forgive’ al francese ‘pardonner’ ed al tedesco ‘vergeben’.

Il desiderio di giustizia potrebbe essere una razionalizzazione, un modo per canalizzare le proprie emozioni verso consolazioni più socialmente accettate, ma esso non implica automaticamente il perdono.

Per perdonare occorre sapersi mettere nei panni dell’offensore, cercando di vivere e reinterpretare la realtà guardandola da un’altra prospettiva, giustificando e comprendendo quelle che possono essere state le motivazioni o le pulsioni delle quali possa essere stato, a sua volta, vittima chi ha offeso.

Del resto, cercare di comprendere è sicuramente necessario; tutti possono fare errori, avere colpe o essere causa di mancanze, può essere un fattore facilitante nella comunicazione.  

Ammettere i propri errori, se ce ne sono, può facilitare infatti l’ammissione del torto da parte dell’offensore e permettere all’offeso una meno traumatica concessione del perdono. Sicuramente questo è un buon punto di partenza per il rispetto reciproco.
 

 (FONTE: Il contenuto dello scritto è stato liberamente sintetizzato dall'articolo “Il Perdono” della Dott.ssa G. Proietti in psicolinea.it del 2006 - www.psicolinea.it/g_t/il_perdono.htm  )
 

 

Per noi cristiani il perdono non è repressione dei sentimenti di vendetta; è un atto di grazia ricevuto da Dio in primo luogo verso noi stessi; è altresì un comandamento a versare verso il prossimo lo stesso tipo di dono ricevuto. Il processo del perdono non è "magico" nel senso che avviene da solo, ma anche nella fede occorre un processo di elaborazione lungo, grande impegno, umiltà, ubbidienza, forza di volontà. Matteo 6:14-15 - Perché se voi perdonate agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonate agli uomini, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe. (ndr)


 

 

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1Sull'ODIO Vedi il nostro riassunto: http://www.ilritorno.it/emozioni/2_Odio-1.htm

 

 

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