Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

Chi più si arrabbia

 di Stefania Intartaglia psicologa – 13-1-15- h 17,15 (Livello 1 su 5)

 

 

 

Una ragazza che in treno sbraita e urla parolacce al telefono contro un'operatrice di call-center che non riesce a soddisfare la sua richiesta.

Una mamma che si arrabbia fino alle lacrime e aggredisce un'altra mamma per averla scavalcata senza accorgersene nella fila dal pediatra.

Un automobilista che urla e fa gestacci a chi non gli cede il passo.

Un pensionato che sbuffa e scuote la testa e infine se la prende con un impiegato perché la sua fila scorre meno delle altre.

Un uomo inveisce contro una donna che ha dato una moneta ad una zingara.

La postina si arrabbia al citofono con un'anziana che fa troppe domande prima di aprire.

Una signora guarda di traverso e scuote la testa indignata alla volta di un'altra donna che l'ha urtata inavvertitamente con il carrello della spesa.

Un'altra scoppia di rabbia perché un ragazzo dà da mangiare ai gatti davanti al palazzo dove abita.

 

Succede tutti i giorni, non ci si fa più caso, sono storie di ordinaria irritazione. Non che la rabbia non sia mai lecita, ma oggi è virale, normale, una rabbia di cui non troviamo le radici. Una rabbia lamentosa in cerca di colpevoli.

 

Tutti ci arrabbiamo con tutti, per i più svariati e futili motivi e ci indigniamo, fremiamo, ci guardiamo intorno in cerca di approvazione e di comprensione, talvolta di un applauso. “Non ho ragione?” Chiedono i nostri occhi ancora fiammeggianti.

No, non hai ragione. E seppure avessi ragione, l'avresti persa tra un insulto e un gesto cattivo, la ragione.

 

Pentole a pressione sul punto di esplodere, mine vaganti cariche di rabbia e frustrazioni in cerca di qualcuno su cui riversarle.

 

Che cosa c'è dietro a tutto questo? Quale convinzione stiamo coltivando?

 

Io sono importante, io valgo, io ho diritto, io non tollero ostacoli al mio volere, io sono il mio dio. Ecco quello che si agita nei pensieri di chi va incontro al prossimo con la mente chiusa nelle sue trincee.

 

Abbiamo dimenticato quanto siamo piccoli, quanto fragile è la nostra vita, quanto poco restiamo al mondo? Abbiamo dimenticato che non siamo niente? Abbiamo dimenticato che dobbiamo aiutarci l'un l'altro?

 

Abbiamo creduto alla più grande delle menzogne, ci siamo convinti che perseguire il nostro piacere e il nostro volere viene prima di tutto. Ma, con la nostra incessante e intollerante auto-celebrazione non abbiamo fatto altro che renderci più miseri, più brutti, più soli, più malati, più disperati.

 

Fortunatamente però, si incontrano anche persone con gli occhi buoni, persone che compiono un gesto gentile, che ti sorridono senza una ragione. Persone che non danno peso al proprio interesse, persone in cui si può leggere tutta la fragilità e la forza della nostra umanità.

Il loro dio non è quello che vedono allo specchio.

 

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