Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

 

 

SE DI SPERANZA VIVO

 Nessuno di noi è condannato per la vita alla disperazione; la speranza va cercata con un piccolo atto di fede che consiste nel credere che ci sia dell'altro, e muoversi per cercarlo - di Stefania Intartaglia psicologa – 29-12-14- h 14,30 (Livello 2 su 5)

 
 

 

            La disperazione a volte è un macigno che poco a poco si è posato sulle mie spalle e all'improvviso non ho più potuto proseguire.

Altre volte invece è un urlo di dolore bloccato in gola che mai nessuno potrà udire e che rende penoso il mio respiro, confusa la mia mente, grigie di sconforto le mie giornate. 

Oppure, la disperazione si mescola all'aria e nemmeno mi accorgo di respirarla, non conosco alternative, non so come potrebbe essere vivere senza di essa.

Soltanto avverto un senso di disorientamento che mi dice che non è così che dovrebbe essere la vita.

Talvolta la disperazione conficca gli artigli della paura nel mio cuore e mi sembra di morire ogni ora, e farei di tutto pur di trovare sollievo.

 

            Che cos'è la disperazione? È l'assenza di speranza, l'incapacità di vedere davanti a me un futuro a cui valga la pena andare incontro. Di disperazione si può morire, e molti ne muoiono.

Molti tentano di metterla a tacere distraendosi ed entrando nel circolo vizioso di una dipendenza (alcool, droga, cibo, televisione, acquisti, gioco d'azzardo, ecc...), si ammalano nel corpo e nella mente, oppure cercano la morte per sfuggire ad un dolore che non si sa definire e nominare, ma che sembra non lasciare scampo.

 

            Nella disperazione non sono più capace di vedere la relatività e le temporaneità della mia situazione, mi sembra che questo stato di malessere, questo buio del cuore e della mente, dureranno per sempre, e che non c'è soluzione. Mi dimentico, addirittura mi sembra ridicolo, pensare che invece questo momento passerà, e che forse per me c'è qualcos'altro in serbo, qualcosa per cui valga la pena di aspettare che la notte passi.

E la notte potrebbe passare davvero, e la speranza, quella speranza perduta, quella che non credo di poter avere mai, mi verrebbe incontro radiosa e carica di promesse. Ma questo adesso, nella mia disperazione, io non lo so.

 

            Ma che cos'è questa speranza e come si fa a trovarla?

Sperare significa proprio credere in una promessa di gioia futura, è come ricevere un anticipo di quella gioia e voler proseguire per ottenerne la pienezza.

 

            Dal punto di vista psicologico, si tratta di riuscire a far leva sulle mie risorse, e a trovare altri modi di raccontare a me stessa la mia storia, ampliandola, trovando spiegazioni e punti di vista alternativi. Se cambio la mia storia, cambio me stessa e anche la mia visione del futuro, posso far posto alla speranza. Ma è difficile farlo da sola, perché la mente tende a ripercorrere sempre le stesse strade, scavando con i pensieri sempre lo stesso solco, anche quando si tratta di percorsi dolorosi. Sono molteplici le situazioni e i pensieri che possono togliermi la speranza ed abbassare il mio sguardo sul punto in cui sono, senza lasciarmi la facoltà di guardare avanti, di scorgere l'orizzonte.

Possono esserci situazioni obiettivamente difficili, oggi capita spesso: ho perso il lavoro, non sono più così giovane da potermi reinventare, ho perso una persona cara, vivo in un contesto violento e superficiale, sono sola ecc...Oppure, anche in assenza di problemi evidenti, mi può succedere di disperarmi in segreto mentre in apparenza va tutto bene, il mio bilancio della vita è negativo e vado verso la fine senza aver raccolto nulla, senza averne compreso il senso. Non mi resta che lavorare di resistenza al dolore, o distrarmi con ciò che posso, o, se la disperazione è proprio insopportabile, farla finita e smettere di soffrire.

 

            Le mie convinzioni, spesso inconsapevolmente, hanno ristretto la mia vita a questa situazione. e non sono più in grado di vedere sbocchi, e poi mi farebbe paura incamminarmi su un sentiero che non conosco, ed è meglio credere che di sentieri alternativi proprio non ne esistano.

 

            Aprire il proprio cuore a qualcuno è uno dei modi più efficaci per riuscire a cambiare rotta. Parlare con una persona che veramente sappia ascoltarmi potrebbe darmi la possibilità di riflettere con maggiore lucidità, di valutare la mia storia senza girare in tondo, potrei ritrovare la speranza, che è un bene prezioso, è una luce sul futuro. Se adesso cammino con timore, spinta a forza dagli anni che passano e dalle cose che cambiano, con la speranza camminerei con gioia, andando incontro al mio futuro senza paura, ma con curiosità, con trepidazione. Invece di pensare che nel futuro non c'è altro che vecchiaia, acciacchi e guai, che il meglio è già passato, penserei che ad ogni passo posso trovare un dono per me. Potrebbe essere una nuova amicizia o un nuovo interesse, una nuova canzone, una nuova consapevolezza, una nuova me.

 

            Certo non è facile parlare di quanto io sia disperata, di quanto la vita mi pesi. Magari non ho nessuno intorno che mi ispiri fiducia e non posso permettermi uno psicologo, o mi vergogno di contattarne uno. Penso che perderei quel po' di dignità che mi è rimasta almeno nell'apparenza, penso che non funzionerebbe e poi starei peggio di prima, temo che chi mi ascolta mi dica che sono pesante e che dovrei smettere di lamentarmi e rimboccarmi le maniche. Conosco la mia situazione, mi sono abituata a stare così, sento che se provassi a cambiare crollerei e perderei anche quel poco che ho, mi sento minacciata dal cambiamento più che dalla disperazione di oggi e così mi rifiuto di ascoltare ogni segnale di innovazione.

 

            Però, per andare avanti così ci vuole troppa energia, arrivo a sera distrutta dalla tensione, schiacciata dai miei pensieri, e la notte è solo un intervallo nero nel grigio della mia vita. Se utilizzassi tutta questa energia per provare a star meglio? Se decidessi che così non voglio andare avanti e che preferisco fallire cercando di star bene, piuttosto che lasciare che tutta la mia vita sembri un fallimento per non aver provato a cambiare strada?

 

            Voglio avere speranza, voglio fidarmi della vita e credere che sia più di quello che riesco a vedere da qui. Per trovare la speranza bisogna partire da un piccolo atto di fede e da una presa di posizione: così non voglio più vivere, deve esserci dell'altro.

 

            Parlare con qualcuno è importante, a volte vitale. Ma chi scrive su questo sito crede e sa che c'è anche, o piuttosto prima di tutto, Qualcuno che è sempre in ascolto, pronto a darmi consolazione e anche la più bella e luminosa delle speranze. A Lui ci si rivolge in preghiera e la preghiera è un discorso intimo, privato, che posso fare in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. Posso aprire il mio cuore e dichiarare tutto il mio sconforto, affidarlo a chi è più forte e più grande di me, a chi può darmi sollievo, perché l'ha promesso e Lui non viene mai meno alle sue promesse.

Nella Sua parola trovo molte volte queste promesse, e nell'esperienza della mia vita, posso constatare che queste promesse vengono sempre mantenute:

 

“dite a quelli che hanno il cuore smarrito:siate forti, non temete! Ecco il vostro Dio...verrà egli stesso a salvarvi” (da Isaia 35:4)

 

E ancora:

 “venite a me, voi tutti che siete affaticati e oppressi, e io vi darò riposo. Prendete su di voi il mio giogo e imparate da me, perché io sono mansueto e umile di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre; poiché il mio giogo è dolce e il mio carico è leggero” (da Matteo 11:28-30)

 

            Per pregare non ho bisogno dell'approvazione di nessuno, non ho bisogno di trovarmi in un luogo particolare, di dire parole precise, di apparire al meglio o di rispettare orari. Bastano pochi minuti, basta un piccolo atto di fede. A volte la preghiera è come un dolce sottofondo mentre faccio le cose di tutti i giorni. Può sembrarmi imbarazzante pregare se non sono abituata a farlo, posso sentirmi folle nel mio soliloquio, ma ben presto scopro che è semplice, perché lascio che a parlare sia la parte bambina di me, quella che tutti conserviamo per tutta la vita e che mi permette di riconoscermi piccola, inerme in questo mondo, e bisognosa d'aiuto e d'amore. Inaspettatamente poi, scopro che  facendomi piccola e debole, divento grande e forte perché la mia preghiera viene accolta e presa in carico. E allora mi sento protetta, avvolta da un abbraccio invisibile, al sicuro.

 

            Se potessi spiegarlo meglio di così lo farei, ma tutto quello che posso dire è che nessuno di noi è condannato per la vita alla disperazione, che la speranza va cercata fuori di noi, con un piccolo atto di fede che consiste nel credere che ci sia dell'altro, e muoversi per cercarlo.

 

 

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