Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

ASPREZZA E FEDE

di Renzo Ronca - 24-7-14-h.10,30 - (Livello 2 su 5)

 

Mi hanno fatto notare che spesso in ciò che scrivo emerge una certa asprezza verso il prossimo e che Gesù pur esprimendo verità molto forti era invece dolce nei modi.

Ringrazio di questo perché credo sia vero e che io debba correggermi. E’ prima di tutto per me dunque che approfondirò la riflessione di oggi nella speranza di migliorare;  poi se qualcuno, suo malgrado, avesse anche lui questo stesso modo di esprimersi, se vuole, potrà come me trovare utilità dalla riflessione.

L’asprezza fa pensare al sapore aspro di un frutto acerbo (acerbezza). Un frutto è acerbo quando non è maturo. Il cristiano che manifesta asprezza è probabile dunque che debba ancora maturare nella fede.

Spesso l’asprezza non è da sola, ma collegata ad un insieme di stati d’animo che derivano da esperienze negative non risolte o non ancora addolcite dallo Spirito di Dio; L’egoismo, l’amarezza, il rancore, la rabbia repressa, il non-perdono, possono essere tra queste.  

L’asprezza è vicina alla durezza dei sentimenti, alla eccessiva severità. L’eccessiva severità potrebbe portare al facile giudizio del nostro prossimo.

La durezza nell’arte è “la mancanza di grazia, di scioltezza, dio morbidezza” (Trecc.).

Per chi è cristiano la Grazia che Dio in Cristo ci dona è la consapevolezza della redenzione, della salvezza, del paradiso. Tutto questo ci deve sospingere alla serenità, non all’amarezza.

Nell’AT l’asprezza viene messa accanto alla violenza di un comportamento di chi, avendo ricevuto un certo potere per esempio pastorale, lo usa male: Voi non avete rafforzato le pecore deboli, non avete guarito la malata, non avete fasciato quella che era ferita, non avete ricondotto la smarrita, non avete cercato la perduta, ma avete dominato su di loro con violenza e con asprezza.” (Ezechiele 34:4)

 

La durezza del cuore può anche essere una specie di castigo transitorio che Dio può usare, ritirandosi momentaneamente da noi,  per farci riflettere e convertire: “Perciò li abbandonai alla durezza del loro cuore, perché camminassero secondo i loro piani” (Salmi 81:12)

Ma quando l’uomo acquisisce la vera sapienza, cioè il timor di Dio, ecco che il suo aspetto cambia in meglio: “Chi è come il saggio? Chi conosce l'interpretazione delle cose? La sapienza dell'uomo fa risplendere la sua faccia e ne cambia la durezza del volto.” (Ecclesiaste 8:1)

Nel NT Gesù rimprovera spesso la durezza del cuore, associata quasi sempre alla mancanza di amore:

"Gesù disse loro: «Fu per la durezza dei vostri cuori che Mosè vi permise di mandare via le vostre mogli; ma da principio non era così." (Matteo 19:8)

"Poi domandò loro: «È permesso, in un giorno di sabato, fare del bene o fare del male? Salvare una persona o ucciderla?» Ma quelli tacevano. Allora Gesù, guardatili tutt'intorno con indignazione, rattristato per la durezza del loro cuore, disse all'uomo: «Stendi la mano!» Egli la stese, e la sua mano tornò sana." (Marco 3:4-5)

 

Oppure rimproverò la rigidezza mentale degli apostoli associandola alla mancanza di fede:

"Poi apparve agli undici mentre erano a tavola e li rimproverò della loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che l'avevano visto risuscitato" (Marco 16:14)

 

E’ con l’amore di Dio che si combatte l’asprezza, perché ci induce a guardare Lui con ringraziamento piuttosto che gli altri con risentimento:

"Non riprendere con asprezza l'uomo anziano, ma esortalo come si esorta un padre; i giovani, come fratelli;" (1Timoteo 5:1)

 

Preghiamo il Signore perché ci dia la Sua pace e che possiamo essere più consapevoli del Suo amore; in questo modo forse potremo correggerci.

 

 

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