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PSICOLOGIA E RELIGIONE (Abbiamo molta fiducia…)
La relazione tra psicologia e religione si mostra a noi semplicemente, senza forzature, ogni qualvolta parlando di fede riflettiamo sulle caratteristiche umane, sui modi diversi che le persone hanno di rapportarsi a Dio, di pregare; ogni volta che abbiamo dei dubbi o viviamo dei conflitti tra il nostro istinto e la nostra fede. Potremmo dire quasi che si tratta di un filo dove ad un’estremità c’è l’uomo e la psicologia, all’altro capo la nostra fede e la religione. Il filo è quello dell’interiorità, del nostro mondo etico, dei valori che abbiamo posto a guida del nostro comportamento; è il campo delle domande e delle risposte, dei grandi quesiti esistenziali, dei bisogni che vanno oltre il materialismo, dei tentativi che facciamo per sentirci completi e felici. Ma mentre ad un estremo possiamo ben definire quello di cui parliamo, cioè l’individuo con le sue dinamiche psichiche e relazionali, l’altro estremo rischia di essere più vago se non decidiamo di dargli un nome. La ricerca di equilibrio e pace interiore è molto forte in questi tempi e ciascuno cerca dove vuole, prova varie esperienze, e sceglie di fermarsi al livello che vuole. Tuttavia molti hanno sperimentato e saggiamente concluso come mettere la persona al centro di questa ricerca e far coincidere in essa la domanda e la risposta, non sia una soluzione sufficiente e soddisfacente, restando all’interno di una dimensione limitata ed imperfetta. Non voglio dire in questa circostanza cosa secondo me ci deve essere all’estremo del filo relativo alla spiritualità, dove si trova la Risposta, come non voglio affermare che la Verità si trova in un punto solo e preciso: sarebbe l’affermazione di chi ha già trovato, come se proponendo ad un altro una difficile espressione matematica, avendola io già risolta, gli dicessi che è facile o gli suggerissi il procedimento e il risultato. Questo è un campo dove è fondamentale patire durante il percorso, fare il proprio tragitto personale, affinchè il risultato sia valido e significativo per se stessi. Di certo si può dire qualcosa sull’estremo umano. L’aspetto psicologico della persona può far parte del discorso religioso anzi dovrebbe armonizzarsi con esso. Tutto il mondo interiore dell’uomo, la sua storia individuale, le sue esperienze, possono assumere un senso diverso se lette e avvicinate alla luce della fede. La psicologia ci può aiutare a comprendere meglio la nostra esperienza spirituale: ci può indicare le differenze, i limiti tra un ambito e l’altro, ci può chiarire dove finisce il nostro bisogno e inizia l’Amore gratuito, dove terminano le nostre paure e comincia l’aspirazione ad un’ autentica trascendenza. Se consideriamo tutte le potenzialità positive di cui l’essere è corredato, dobbiamo aspirare alla più completa realizzazione di esse affinchè si possa creare quel terreno fertile, accogliente, ottimale per permettere al soprannaturale di svilupparsi e crescere al massimo. Questo significa che quanto più la persona sarà psicologicamente evoluta e matura, tanto più riuscirà a capire, sviluppare e collaborare sul piano della trascendenza. Ciò che ultimamente stiamo cercando di fare in questo bollettino cristiano è portare avanti proprio questa visione consapevole e responsabile della fede. Vorremmo suggerire delle riflessioni importanti in cui far camminare insieme lo sviluppo psicologico e la crescita spirituale, i bisogni umani e i valori cristiani, la volontà umana e il progetto di Dio. Abbiamo molta fiducia e ci auguriamo uno scambio libero e aperto con chi ci legge, proprio perché anche questo alimenterebbe la nostra maturazione umana e spirituale. GC 15.1.2012
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