LE “FAMIGLIE SANDWICH”

di Gabriella Ciampi – psicologa psicoterapeuta - 1-11-18

 

COSA E’ LA FAMIGLIA SANDWICH?

Da diverso tempo si sente parlare di “famiglie sandwich” o “sandwich generation”, concetto attuale per denominare quelle famiglie o quegli adulti che, per posizione generazionale, ogni giorno si prendono cura allo stesso tempo dei figli e dei genitori. Si tratta di adulti di età tra i 40 e i 50/55 anni circa che si trovano “in mezzo” a due necessità, quella di crescere ed educare figli piccoli o adolescenti, e quella di seguire i propri genitori anziani non più autosufficienti.

Talvolta si convive tutti sotto lo stesso tetto. Talvolta in casa, oltre ai bambini, si vive insieme a un nonno malato di Alzheimer oppure, oltre ad esserci un anziano, c’è un nipotino disabile bisognoso di una speciale attenzione; in questi casi la situazione si fa decisamente più difficile.

Se andiamo a vedere un po’ più da vicino noteremo che tale definizione riguarda nella maggioranza dei casi il genere femminile, essendo le donne per lo più a farsi carico di questo ruolo, ad occuparsi di ogni richiesta, esigenza, problema proveniente dai due versanti (quello dei figli e dei genitori).

Nel sistema descritto, già di sé importante, dobbiamo aggiungerci anche l’impegno del lavoro (lì dove si ha un lavoro esterno) ed ecco che la gestione di questo periodo della vita, in queste condizioni, diventa fonte di stanchezza, stress mentale, a volte problemi di salute, per la persona che ha assunto il ruolo più attivo in prima linea.

 

PERCHE’ SI ORIGINANO E COSA COMPORTANO

La famiglia sandwich si forma spesso per una serie di condizioni che si intrecciano.

Un primo dato è il ritardo dell’uscita di casa dei figli i quali permangono più a lungo in famiglia in uno stato di dipendenza, perché studiano o perché non trovano un lavoro tale da poter essere autonomi. Poi c’è l’allungamento della durata della vita. Questo è senz’altro un successo della nostra epoca di cui siamo tutti felici ma è un successo che comporta effetti di cui si dovrebbe tenere più conto, per esempio con servizi, strutture, lavori, che rispondano ai bisogni e alle esigenze di persone molto grandi di età che rischiano di sentirsi inutili, escluse o svantaggiate proprio per l’età che hanno.

 Questi due fattori condizionano il prolungamento delle fasi del ciclo di vita sia individuale (si resta figli e genitori più a lungo) sia familiare (si permane più a lungo nella stessa condizione familiare che può non cambiare anche per molti anni). Può essere un problema? Forse sì …

Il risultato è una famiglia di tre generazioni in cui si incontrano richieste, bisogni, desideri e problemi completamente diversi, e in cui ci sarà una figura che dovrà prendere il ruolo di “caregiver” (*) cioè prendersi il compito di gestire e risolvere le questioni che emergeranno.

Certamente nella maggioranza dei casi, la figura di riferimento si offrirà spontaneamente, per affetto e amore, e sarà il suo compito naturale rispondere ai figli così come alle necessità del genitore anziano; in alcuni casi non c’è molta scelta e il ruolo del “prestatore di cure” potrà essere sentito più faticoso e pesante.

 

CONDIZIONI DI VITA E DI SALUTE DELLA “SANDWICH GENERATION”

In entrambi i casi viene percepita come una fase/condizione della vita molto stressante di per sé perché richiede un’attivazione superiore rispetto a chi non ha figli o genitori anziani da seguire in modo così diretto e in contemporanea.

Dalle recenti ricerche è emerso che se da una parte la convivenza delle tre generazioni può essere gratificante - per esempio per l’aiuto che i nonni possono prestare nella gestione dei più piccoli o della casa - dall’altro c’è un costo per la generazione di mezzo sul piano delle condizioni di salute e della qualità della vita. Soprattutto vengono sacrificate le relazioni esterne, il riposo, la cura di sè e lo svago; a livello psicologico emergono sindromi ansioso-depressive o somatizzazioni.

In pratica la parte più forte e attiva, che è la generazione centrale, è anche quella sottoposta a maggiore pressione,  impegno e quindi stress, quella che deve cercare di far marciare tutto (gestione della casa-lavoro-coppia coniugale- rapporto con i figli- rapporto con i propri genitori- ecc), quella che deve rispondere di persona e interfacciarsi con le strutture e i servizi (scuola, ospedali, uffici pubblici ecc) per ogni situazione che si attiva collegata ai figli o ai genitori anziani.

 

E’ un fenomeno crescente e da non sottovalutare. E’ evidente la necessità di interventi diversi che strutture, enti, associazioni e posti di lavoro potrebbero attuare.

Servirebbe un sostegno psicologico per fronteggiare lo stress e la tensione cronica, e per aiutare queste famiglie che possono accusare difficoltà interne relazionali (anche semplicemente per le differenze generazionali). Si sono rivelati molto utili i gruppi di mutuo aiuto dove condividere problemi e stati d’animo, i colloqui di sostegno o contesti dove ritagliare uno spazio per sé stessi e per socializzare.

Allo stesso modo servirebbe un sostegno pratico per far fronte alle concrete difficoltà quotidiane; alcune associazioni danno un prezioso aiuto con un’assistenza leggera, quale fare compagnia all’anziano, accompagnare il nonno alle visite mediche o il bambino a calcio, offrendo così un’alternativa alla famiglia già oberata dagli altri impegni.

Sul posto di lavoro, un’attenzione particolare a questi casi specifici potrebbe portare per esempio a creare orari con una maggiore flessibilità, cosa che alleggerirebbe molto l’ansia dei caregiver che soffrono la fretta e la mancanza di tempo. 

Sono proposte facilitanti di sostegno alla famiglia, interventi che vanno a potenziare le risorse interne della famiglia, per far in modo che non ci si senta soli e senza forze proprio nella fase di vita in cui viene richiesto l’impegno maggiore.

 

·        Caregiver: colui che si prende cura di qualcuno

 

 

 

 

 

 

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