UN’EMERGENZA SOCIALE SCONOSCIUTA

HIKIKOMORI: QUANDO UN ADOLESCENTE CHIUDE AL MONDO - di Gabriella Ciampi - psicologa psicoterapeuta- 20-9-18

Un’emergenza sociale ancora sconosciuta ma presente in Italia: l’isolamento volontario e il rifiuto delle relazioni sociali. Riguarda i giovani in età scolare ma anche i più grandi. Cerchiamo di conoscere questo disagio, riconoscerlo, capirlo prima di liquidarlo con pregiudizi e superficialità, e soprattutto di intervenire con comportamenti e strategie utili a combatterlo.

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Ci sono molti adolescenti che vivono come fossero invisibili al mondo sociale: passano tutte le loro giornate chiusi in camera, non sono curiosi della vita fuori casa, non cercano relazioni né amici, sembra che per loro il mondo sia soltanto quello contenuto dalle quattro pareti della loro stanza.

Non è un semplice isolamento, non è essere un giovane semplicemente “introverso” o solitario; è qualcosa di più complesso e di non facile gestione per i genitori.

Vengono denominati “ikikomori” usando un termine giapponese che significa “stare in disparte”; in Italia sembra che ce ne siano circa 100.000 tra preadolescenti, adolescenti e giovani adulti (pochi di età avanzata). In Giappone è un fenomeno sociale riconosciuto già da molti anni; in Italia invece non si conosce ancora né come tematica né come problematica.

 Da pochissimo tempo è nata una community online di genitori di hikikomori, si chiama  “Hikikomori Italia”, insieme cercano di mettere in comune il disagio familiare, le risorse, le forze, cercando sostegno e cercando anche di sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni, in primis la scuola, affinché  si trovino e adottino strumenti per fronteggiare il problema.

 

-         QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DI UN HIKIKOMORI?

Questi giovani si rifugiano in casa, chiusi nella loro stanza sempre, preferiscono attività solitarie, non frequentano amici, rifiutano di partecipare ad iniziative, feste, situazioni collettive o uscite con amici. Arrivano a non frequentare più la scuola; possono invertire il ritmo sonno-veglia. Appaiono pigri, indolenti, privi di interessi e tristi.  Passano molto tempo davanti al computer, sul web.

Attenzione: il loro problema principale non è la dipendenza da internet, come si potrebbe pensare!

 L’ uso eccessivo del pc è un effetto secondario del loro isolamento, essendo il computer l’unico mezzo di contatto con il mondo esterno e l’unica fonte di stimoli. Il loro problema fondamentale è il rifiuto del contatto con il mondo sociale e con le persone.

 

-         QUALI LE CAUSE? (Attenzione ai pregiudizi)

Non si è ancora riusciti ad identificare le cause dell’hikikomori, sembrerebbe il risultato di una concausa che vede insieme condizioni caratteriali combinate con fattori sociali e familiari.

Spesso i genitori si sentono colpevoli e soffrono per questo, ma ad oggi non ci sono fondamenti per stabilire una relazione diretta tra stile genitoriale/condizioni familiari e hikikomori.

Gli hikikomori sono spesso individui acuti, introspettivi, profondi, sensibili; hanno uno sviluppo cognitivo normale, quando non superiore alla media. Tuttavia hanno difficoltà a sostenere ed elaborare eventuali esperienze di esclusione o derisione difronte a cui scaturisce ansia e panico. Vivendo un forte disagio, arrivano a generalizzare l’ansia nei rapporti fino a sviluppare sfiducia verso la società ed evitare di frequentare qualunque ambiente e persona, compresa la scuola.

Non hanno una psicopatologia ma una visione talmente sfiduciata e negativa della realtà circostante e della società, che qualunque pratica esterna viene considerata fonte di dolore o ansia, per cui viene evitata.

Per questo stesso motivo non sono pigri, fannulloni o ritardati.

 

-          COSA POSSONO FARE I GENITORI DI UN HIKIKOMORI?

Quello che senz’altro occorre è comprensione, dialogo, pazienza, per stimolare e offrire all’hikikomori un concetto diverso da quello che ha circa la società e le relazioni.

 Forzarli ad uscire e ad avere contatti fuori, crea una reazione di chiusura maggiore, oltre che acuire il senso di incomprensione che l’hikikomori sente.

Altrettanto non è una buona mossa impedirgli di usare il computer, l’unico suo mezzo di contatto col mondo. Togliere l’uso del pc all’hikikomori significa metterlo nell’isolamento totale. Il computer non è la causa scatenante.

 

-         QUALI INTERVENTI SONO POSSIBILI

Il percorso per aiutare questi ragazzi a tornare nel mondo esterno è lungo, complesso, personalizzato e diversificato nelle modalità.

Devono essere coinvolti tutti gli attori: l’ hikikomori, i genitori, la scuola, gli amici, i parenti, i medici…

1 passo: riconoscere il disagio del giovane e comprendere il suo stato di incapacità a farvi fronte, senza giudicarlo, senza imposizioni.

2 passo: i genitori devono farsi aiutare. La loro è una condizione di dolore, con senso di impotenza, scoraggiamento, dubbi e paure. Essere sostenuti da specialisti e da un gruppo di mutuo-aiuto permette di procedere con ottimismo ed energia.

3 passo: ci vuole la collaborazione attiva di tutti gli adulti che fanno parte della vita del giovane ritirato. Queste persone intorno, conoscendo il disagio del ragazzo, agiranno in modo da trasmettere fiducia e sostegno.

Anche i coetanei hanno un ruolo importante. Spesso dietro a questo isolamento c’è una storia pregressa di bullismo non elaborata; proporre relazioni protette e sicure con amici sinceri e non competitivi, è una buona strategia.

4 passo: la psicoterapia individuale serve per tirar fuori dall’isolamento il ragazzo ma inizialmente viene rifiutata. Si procede allora iniziando l’avvicinamento in modi diversi, incontri a domicilio o attraverso l’uso della tecnologia tanto preferita dall’hikikomori (videochiamate, chat, ecc.). Inoltre la psicoterapia individuale dedicata ai familiari ha dato ottimi riscontri.

5 passo: la scuola ha un ruolo cruciale. Il ragazzo può interrompere e non completare gli studi e quindi la stesura di piani didattici personalizzati, l’azione di un’istruzione domiciliare, verifiche anche fuori dall’ambiente scolastico, sono tutte proposte importanti per il successo dell’intervento.

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In Italia esiste l’associazione HIKIKOMORI ITALIA GENITORI, nata da pochi anni per sensibilizzare a questa emergenza sociale e per sostenersi e condividere il problema. Esiste un sito: www.hikikomoriitalia.it ed esiste anche un gruppo Facebook dedicato ai genitori dei ragazzi hikikomori, oltre ad una chat per chi ha problemi di isolamento. Per i contatti c’è anche un indirizzo email: info@hikikomoriitalia.it 

 

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