PRIMA E SECONDA RESURREZIONE DIFFICOLTA' INTERPRETATIVE CON DANIELE 12:2 - PARTE 75 - di RR - 12-4-20

 

 

(segue)

DOMANDA: non riesco a capire la risurrezione di Daniele cap. 12:2 che dice "Molti di quelli che dormono nella regione della polvere si risveglieranno: gli uni alla vita eterna e gli altri alla vergogna e per l’infamia eterna." Ora se la prima resurrezione è solo per i santi dell'AT e NT e la seconda riguarda tutti gli empi  -e i morti giusti/ingiusti del millennio- chi sono questi empi che risorgono insieme ai giusti e sopratutto in quale momento della grande tribolazione? Poi il versetto dice molti e non tutti e questo rende ancora piu' difficile l'interpretazione. Questo è un passaggio che sembra avvallare la tesi di un unico ritorno del Signore con un'unica risurrezione.

 

RISPOSTA: In effetti si tratta di un passo difficile che, se preso in se stesso, risulta poco chiaro. Se invece viene esaminato nel contesto biblico, rapportandolo ad altre Scritture, può avere uno spiraglio interpretativo accettabile (che comunque, da quello che comprendo, esclude l’unica resurrezione). Inoltre quando si prende una profezia, generalmente occorre tenere presente un fenomeno particolare che chiamai impropriamente “panoramica stretta del tempo futuro”, più correttamente detta “contrazione temporale degli eventi” [1]. Ma vediamo tutto con calma servendoci del testo di R. Sargentini[2] che affronta questo problema.

 

«Daniele 12:2 “Molti di quelli che dormono nella polvere della terra si risveglieranno; gli uni per la vita eterna, gli altri per la vergogna e per una eterna infamia.”

Quel “molti” causa parecchie perplessità. Alcuni pensano ad una resurrezione parziale, come un anticipo di quella finale; ma se confrontiamo questa ipotesi con il contesto generale di tutta la Bibbia, non sembra trovare conferme. L’apostolo Paolo infatti dice: 1Corinzi 15:”51 Ecco, io vi dico un mistero: non tutti morremo, ma tutti saremo trasformati, 52 in un momento, in un batter d'occhio, al suono dell'ultima tromba. Perché la tromba squillerà, e i morti risusciteranno incorruttibili, e noi saremo trasformati.” Non solo nessun apostolo parla di resurrezione anticipata, ma Paolo insiste su un rapimento contemporaneo di tutti i credenti trovati vivi e dei resuscitati giusti in Cristo: 1Tessalonicesi 4:15 Poiché questo vi diciamo mediante la parola del Signore: che noi viventi, i quali saremo rimasti fino alla venuta del Signore, non precederemo quelli che si sono addormentati; 16 perché il Signore stesso, con un ordine, con voce d'arcangelo e con la tromba di Dio, scenderà dal cielo, e prima risusciteranno i morti in Cristo; 17 poi noi viventi, che saremo rimasti, verremo rapiti insieme con loro, sulle nuvole, a incontrare il Signore nell'aria; e così saremo sempre con il Signore.

C’è tuttavia in Apocalisse un passo che potrebbe far pensare ad una ipotesi simile ma solo per i malvagi: Apocalisse 1:7 Ecco, egli viene con le nuvole e ogni occhio lo vedrà; lo vedranno anche quelli che lo trafissero, e tutte le tribù della terra faranno lamenti per lui. Sì, amen.

Però non è chiaro se lo vedranno anche quelli che lo trafissero, si riferisce alla seconde venuta del Signore.

Un modo per superare questi apparenti intoppi sta nel considerare, come abbiamo anticipato all’inizio, quel fenomeno di appiattimento dei particolari del futuro come continua a chiarire Sargentini: «nella profezia vige uno stile letterario chiamato “contrazione temporale degli eventi” in virtù del quale episodi distanti tra loro decine, o centinaia, o migliaia di anni, vengono rappresentati sullo stesso piano temporale». Quindi -prosegue il Sargentini- « il v.7 di Apocalisse 1 deve essere inteso come la sintesi di due avvenimenti separati tra loro da diversi secoli; uno riferito alla risurrezione e al rapimento dei figli di Dio; l’altro alla risurrezione dei malvagi alla fine del millennio: Apocalisse 20:6 Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la morte seconda, ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni.»

Giovanni e Paolo hanno quindi la stessa linea di pensiero:

Apocalisse 20:4 Poi vidi dei troni. A quelli che vi si misero seduti fu dato di giudicare. E vidi le anime di quelli che erano stati decapitati per la testimonianza di Gesù e per la parola di Dio, e di quelli che non avevano adorato la bestia né la sua immagine e non avevano ricevuto il suo marchio sulla loro fronte e sulla loro mano. Essi tornarono in vita e regnarono con Cristo per mille anni. 5 Gli altri morti non tornarono in vita prima che i mille anni fossero trascorsi. Questa è la prima risurrezione. 6 Beato e santo è colui che partecipa alla prima risurrezione. Su di loro non ha potere la morte seconda, ma saranno sacerdoti di Dio e di Cristo e regneranno con lui quei mille anni.

«Se chi torna in vita alla seconda venuta del Signore»  conclude Sargentini  «partecipa alla prima risurrezione, è evidente che non può esserci stata un’altra risurrezione prima di questa. Perciò ci domandiamo se sia possibile dare al brano di Daniele 12:2 una spiegazione più coerente con l’insegnamento della Bibbia circa la risurrezione dei morti. Noi crediamo che una spiegazione sia possibile, a condizione di non perdere di vista l’oggetto della profezia, e cioè la rivelazione di quello che dovrà accadere al popolo ebraico negli ultimi giorni.

Secondo noi, il v.2 di Daniele 12 si riferisce esclusivamente ai salvati (prima risurrezione) e ai perduti (seconda risurrezione) del popolo ebraico. I due avvenimenti appaiono su una stessa linea temporale, come se si trattasse di un unico evento, perché ci troviamo davanti ad una classica contrazione temporale. L’aggettivo “molti” sta a significare che nel giorno della risurrezione non tutti i morti del popolo di Israele si risveglieranno, ma soltanto i giusti che, certamente, saranno molti. Gli ebrei malvagi rimarranno nella tomba. Risorgeranno in occasione della seconda risurrezione per ricevere il giusto castigo.»

 

VORREI AGGIUNGERE UNA CONSIDERAZIONE PERSONALE:

Non mi riferisco all’amico che ci ha scritto, che anzi ringrazio, ma con l’occasione che ci ha fornito, vorrei ribadire con maggiore forza un concetto generale per chi eventualmente volesse fermarsi a scandagliare tutti gli argomenti teologici che gli si presentano in merito al libro dell’Apocalisse che stiamo studiando:

1) I punti difficili sono tantissimi ed una analisi seria richiede ricerca del materiale, riflessione e scelta dei contenuti, raccordo con il contesto. Se ci fermiamo adesso ad analizzarli tutti non arriveremo mai alla fine del nostro studio sull’Apocalisse. 

2) Spero che quando arriveremo alla conclusione potremo tracciare un commento facile per tutti in modo da tirar fuori non tanto la perfezione teologica del libro quanto il necessario che ci serve adesso per preparaci all’evento prossimo, che è il rapimento dei credenti. Questo è il ns obiettivo.

3) Ne consegue che tempi attualmente sono tali da non poterci permettere una analisi esegetica troppo dettagliata dei particolari della Scrittura biblica, perché una interpretazione di una parola porta a dieci risposte sulle lettere della parola e a venti diversità sulle virgole che seguono la stessa parola. Esistono troppi filoni dottrinali che non possono aderire perfettamente a tutte le pieghe e i piccoli punti della Scrittura; non vorrei perpetuarli con altre diatribe inutili. Spesso tutto questo, quasi sempre dettato comunque da una buona spinta di brave persone per lo studio, si traduce invece in un percorso troppo lungo nel tempo, che si distacca dal messaggio centrale, creando una infinità di sub-dottrine. La conseguenza non è la chiarezza analitica precisa di tutto (ciò che ci serve veramente il Signore ce lo ha già detto), ma il rischio di perdere il filo mentre si sta misurando con il cronometro e il compasso.

Se è vero come noi crediamo che ci troviamo negli ultimi tempi, in prossimità del rapimento, forse sarebbe il caso di vedere come essere trovati pronti per quando il Signore tornerà. Direi di limitarci a questo.

 

(continua)

 

 

 


 

[1] Può anche essere utile una pagina del 2015 di Renzo Ronca che parla del dono profetico: «Quando leggiamo le profezie bibliche dobbiamo tener conto di un effetto particolare che potremmo chiamare impropriamente “panoramica stretta del tempo futuro”….» La spiegazione si trova in  http://www.ilritorno.it/postapic_quest/300_dono-profetic-2.htm, nel breve capoverso: CONSIDERAZIONI SUL TEMPO PROFETICO BIBLICO.

  

[2] Roberto Sargentini – “Harmaghedon – il tempo della fine” – Ed Perciballi – pag 248

 

 

 

 

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