PRIMA CONSIDERAZIONE: L’APOCALISSE IN UN QUADRO TEMPORALE REALISTICO –  CAP.24 - RR 10-2-20

 

 

 

(segue)

 

Come già facemmo per le lettere alle sette chiese, anche in qs seconda parte ci avviciniamo con un “aereo virtuale” cercando di osservare dall’alto…. ma subito ci accorgiamo che l’esposizione scritta ha degli spazi diversi dall’evolversi concreto dei fatti.

 

 

Se questi infatti (la ns fig 11 che conosciamo già) erano gli spazi schematici degli avvenimenti secondo la successione data dall’apostolo Giovanni…

 

 

 

 

… ecco invece la distribuzione degli stessi fatti secondo il susseguirsi cronologico del ns tempo:

 

 

 

Fig.28

 

In qs fig 28 la parte evidenziata in giallo (delimitata da 4 barrette verticali) corrisponde agli avvenimenti descritti nell’Apocalisse nel corso del nostro tempo reale.

 

Le lettere alle sette chiese (dal punto 1 al punto 2) coprono un arco di tempo molto lungo, dal primo avvento di Gesù, quando fondò la Chiesa coi Suoi apostoli, fino al suo rapimento, di cui nessuno sa il momento preciso. Di certo possiamo dire che fino ad oggi sono passati più di 2.000 anni.

 

Il periodo dei giudizi o di tribolazione (dal punto 2 al punto 3) cioè sigilli, trombe e coppe (o flagelli o piaghe) che occupa gran parte dell’Apocalisse, secondo il nostro tempo terreno è molto breve: gli studiosi parlano di circa 7 anni letterali, di cui la metà (3 anni e mezzo) particolarmente duri.

Questa considerazione sull’evolversi degli eventi apocalittici ci aiuta ad avere un quadro realistico temporale.

 

Ma come mai c’è questa differenza tra la lunghezza dell’esposizione di Giovanni e la reale lunghezza secondo il nostro tempo?

 

Suggerirei due possibilità:

 

1) La struttura apocalittica di Giovanni, come tutta l’attività divina, si snoda e si comprende meglio se riusciamo a vederla in movimenti spirituali ascendenti come le spirali che passano e ripassano sui fatti approfondendoli ed ampliandoli ogni volta. E’ quello che simboleggiamo sempre con i nostri schemi, che tra l’altro abbiamo visto recentemente nelle sette chiese[1]. Anche altri studiosi si sono accorti di questo, lo accennammo parlando dei “settenari”[2], che ora riprendiamo, ovvero il ripetersi a ondate di sette dei sigilli, delle trombe, delle coppe:

 

“Nella seconda parte si trova lo svolgimento apocalittico vero e proprio, attraverso la successione di almeno tre settenari: i sette sigilli (6,1-8,1), le sette trombe (8,7-11,19) e le sette coppe (16,1-21). La scelta strutturale dei settenari sembra riflettere la divisione religiosa del tempo in periodi di sette giorni che divenne simbolo teologico per inquadrare tutta la storia. Sul modello della “settimana” iniziale (cfr. Genesi 1), l’Autore dell’Apocalisse propone ripetuti schemi simbolici per interpretare il senso della storia della salvezza, in cui l’intervento decisivo di Dio coincide con il mistero pasquale di Cristo-Agnello, condizione indispensabile per il perfetto compimento del piano. Ne risulta, pertanto, un processo narrativo in forma di spirale ascendente, che ripropone in molti modi il medesimo messaggio cristiano: dopo un percorso in sette tappe il lettore è portato a contemplare un vertice, ma si ritrova di nuovo da capo ed è invitato a percorrere un altro itinerario analogo al precedente, in modo da approfondire il discorso e, innalzando lo sguardo, allargare la prospettiva di comprensione.”[3]

 

In un certo senso sarebbe come sorvolare certi avvenimenti e osservarli ogni volta con un cannocchiale più potente, facendo degli zoom significativi ingranditi ogni volta di più.

E’ in fondo, se ci pensiamo bene, una linea ricorrente, suggerita dallo Spirito di Dio, percorre tutta la Bibbia al di sotto dello strato superficiale. In molti personaggi dell’AT testamento per esempio, in ciò che dicono e ciò che fanno, troviamo la prefigurazione di quello che poi dirà e farà Gesù Cristo.

 

Semplificando molto potremmo dire che l’Eterno ci fa ruotare sempre attorno a degli argomenti essenziali fondamentali: la preparazione al primo avvento di Gesù nell’AT, la preparazione al secondo avvento nel NT, la realizzazione del regno messianico, il giudizio di Dio, il cielo nuovo e la terra nuova nell’ultimo stadio della creazione. L’Apocalisse sintetizza tutto e conclude questi tempi fino all’eternità.

 

2) L’intensità degli avvenimenti. Faccio un esempio personale: come tutti quelli della mia anziana età (70) ho avuto modo di sperimentare diversi fatti nel corso delle mia vita, ma nel mio cuore la divisione non è fatta di anni regolari in cui i fatti sono suddivisi in modo geometrico, bensì è composta di fatti significativi in base all’intensità dell’emozione e della trasformazione che, in me, essi hanno provocato. Nello specifico potrei dire che vi è stato un solo fatto decisivo (una presenza importante del Signore)  intorno al 1977/78; così tutti gli anni prima erano come una preparazione a questo fatto; e gli anni dopo sono stati come la conseguenza. Questo significa che un fatto che durò poco tempo, e che nella linea temporale della mia vita sarebbe come un puntino, acquista invece una lunghezza una larghezza ed una altezza enorme secondo la misurazione del mio cuore.

Le misurazioni dei fatti e dei tempi allora sono relative e dipendono dall’obiettivo e dalla prospettiva con cui le osserviamo.

 

L’apocalisse si doveva situare in un momento storico ed escatologico estremamente delicato e difficile: da una parte il fallimento della Chiesa (salvo un rimanente che verrà rapito) che vive in uno stato di tiepidezza spirituale molto simile alla morte spirituale, che necessita di uno scossone affinché almeno qualcun altro possa risvegliarsi; dall’altra la rapidità con cui sta arrivando il Signore. Tra questi due fatti ci sono i giudizi. Questi, come le piaghe al faraone d’Egitto al tempo di Mosè, sono progressivi ed inesorabili, al fine di convincere chi doveva essere convinto, prima della liberazione. La liberazione del popolo di Dio per mezzo di Mosè era decretata, così come è decretata la nostra nel momento in cui Gesù ci rapirà.[4]

L’apostolo Giovanni allora, nell’Apocalisse, insiste giustamente sui giudizi di Dio. Li spiega sotto diverse angolazioni, in modo quasi ripetitivo, ed ogni volta aumentandone la gravità. Ecco anche il motivo della loro centralità e grandezza in qs libro: le persone assopite in una idea blanda di un dio lontano permissivista e perdonatore di ogni perversione e corruzione, hanno dimenticato che il nostro Dio è anche quello della giustizia, quello degli eserciti, quello che non guarda in faccia nessuno e che procede nei giudizi (giudizi che gli uomini stessi, allontanandoci da Lui, si sono procurati).

In un certo senso questo è necessario ed anche auspicabile ,perché come senza le piaghe d’Egitto non ci sarebbe stata la liberazione degli Israeliti, così senza i giudizi dell'Apocalisse non arriverebbe la nostra liberazione dal male.

Ecco allora il duplice modo di vedere l’apocalisse: giudizi terribili per chi non è in Dio, e consolazione e speranza per chi aspetta da sempre il nuovo ordine di cose.

(continua)

 

 


 


[3] Tratto da “Introduzione al libro dell’Apocalisse” - frate G. De Leo –Scuola di formazione teologico – pastorale. Diocesi di Civitavecchia – Tarquinia (2018-19) - https://www.sangiuseppecivitavecchia.it/wp-content/uploads/2018/12/Introduzione-allApocalisse.-Scuola-di-Teologia-CV-2018.pdf  - in particolare viene citata l’ Introduzione storica Cfr. C. DOGLIO, ed., Apocalisse. Introduzione, traduzione e commento, Nuova versione della Bibbia dai testi antichi, edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 2012,

 

[4] Luca 21:28 “Ma quando queste cose cominceranno ad avvenire, rialzatevi, levate il capo, perché la vostra liberazione si avvicina”

 

 

 

pag precedente  -   pag seguente   -    Indice "Ultimi Tempi   -  Home