ATTERRANDO SULL’APOCALISSE DI GIOVANNI – 5 - di Renzo Ronca- 11-1-20

 

 

 

(segue) 

Prima di scendere dal ns elicottero virtuale, facciamo come dei giri panoramici e vediamo da una media altezza “il territorio” dell’Apocalisse, la mappa, la sua piantina:

 

 

Fig 11 (Schema tratto da “Introduzione al libro dell’Apocalisse” - frate G. De Leo)

 

Nello schema della fig 11  vediamo:

-Un brevissimo preambolo (8 versetti) ma importante perché chiarisce, tra l’altro, da dove arriva questa rivelazione.

-Una prima parte abbastanza corta (3 capitoli) in cui Gesù risorto manda 7 lettere “alla Chiesa di ogni tempo”.[1]

-Una seconda parte piuttosto lunga (18 capitoli), che è praticamente il centro dell’Apocalisse, dove vengono spiegati i giudizi di Dio. Questa seconda parte è divisa in tre sottogruppi: 7 sigilli, 7 trombe, 7 coppe o flagelli.

-Una breve conclusione molto significativa (16 versetti).

 

IL NUMERO SETTE

Anche se siamo alla prima occhiata non sarà sfuggito il numero sette che si ripete: 7 lettere  a 7 chiese, 7 sigilli, 7 trombe, ecc.  Che significato ha nella Bibbia questo numero?

Sette  ha un ruolo importante nei numeri sacri della Scrittura, essendo associato alla completezza, all’adempimento e alla perfezione.”[2]

Il settimo giorno della creazione ad esempio è un coronamento, un riposo di contemplazione soddisfatta e piena e di pace che ci apre all’eternità.

Teniamone conto quando tratteremo le singole parti perché la simbologia nell’Apocalisse è fondamentale.

 

E questo ripetersi a ondate di sette, ha qualche interpretazione condivisibile?

“La scelta strutturale dei settenari sembra riflettere la divisione religiosa del tempo in periodi di sette giorni che divenne simbolo teologico per inquadrare tutta la storia. Sul modello della “settimana” iniziale (cfr. Genesi 1), l’Autore dell’Apocalisse propone ripetuti schemi simbolici per interpretare il senso della storia della salvezza, in cui l’intervento decisivo di Dio coincide con il mistero pasquale di Cristo-Agnello, condizione indispensabile per il perfetto compimento del piano. Ne risulta, pertanto, un processo narrativo in forma di spirale ascendente, che ripropone in molti modi il medesimo messaggio cristiano: dopo un percorso in sette tappe il lettore è portato a contemplare un

vertice, ma si ritrova di nuovo da capo ed è invitato a percorrere un altro itinerario analogo al precedente, in modo da approfondire il discorso e, innalzando lo sguardo, allargare la prospettiva di comprensione.”[3]

 

Ritroviamo anche qui il simbolo della spirale su cui ci siamo appoggiati tante volte per capire il “moto di Dio” nella “nuova nascita” ecc.

Non vi preoccupate per questo guizzo interpretativo difficile da capire in un batter d’occhio. Certe parti della Scrittura sono così: hanno diversi spessori, diversi piani a diverse altezze. Un poco alla volta, magari passandoci e ripassandoci, li comprenderemo meglio. Intanto continuiamo il nostro viaggio alla scoperta dell’Apocalisse.

 

SCENDIAMO E ANDIAMO A PIEDI

Scendendo dal nostro elicottero virtuale ci troviamo proprio alla porta dell’Apocalisse di Giovanni, davanti al brevissimo “prologo” o “preambolo”. Procediamo “a piedi”, cioè più lentamente. Camminando non ci soffermeremo troppo, tuttavia osserveremo con attenzione i particolari più importanti, anche con l’aiuto di diversi testi di studio, ma senza appesantire troppo.[4]

 

Sarebbe consigliabile, mentre leggete questo foglio, tenere accanto e consultare spesso il primo capitolo dell’Apocalisse della vostra Bibbia.[5]

 

IL PRIMO VERSETTO che incontriamo ci ricorda quanto avevamo intravisto da lontano: “Rivelazione di Gesù Cristo…” (Ap 1:1a). Questa affermazione è come una TABELLA AFFISSA SULLA PORTA del libro dell’Apocalisse, scritta in chiare lettere dal servitore Giovanni (v.1b), cioè l’apostolo “che Gesù amava”.[6]  Aprire questa porta, cioè continuare a leggere, significa non dimenticare prima di tutto che chi rivela le cose nell’Apocalisse è il nostro Signore. Lo stesso Gesù Cristo che abbiamo imparato ad aspettare, e che ora sta per tornare.  E’ interessante notare che questa imminenza del ritorno di Gesù non è solo al v.7 di questo preambolo, ma si ripeterà spesso nella prima parte e tornerà ancora nella conclusione. Questa giusta insistenza ci “obbliga” a non considerare marginale il ritorno di Gesù, ma a ritenerlo decisivo, centrale, imminente. Ne consegue che chi non crede nel Signore non darà eccessiva importanza a questo libro che potrà anche conoscere a memoria, ma non penetrare mai. Certe rivelazioni infatti, se consentite un gioco di parole, si rivelano solo a chi “incontra” il Risorto. Per questo dice: Gesù risorto “mostra ai suoi” (Ap 1:1b) “le cose che devono avvenire tra breve”.

 

Quasi intuendo le nostre perplessità di fronte a tali rivelazioni,[7] il Risorto aggiunge:  “Beato chi legge e beati quelli che ascoltano le parole di questa profezia e fanno tesoro delle cose che vi sono scritte, perché il tempo è vicino!” (Ap 1:3)

Si tratta di una triplice benedizione rivolta alle persone di fede che leggono, che ascoltano e che fanno tesoro di quanto vi è scritto. Non solo leggere dunque, ma anche ascoltare. L’ASCOLTO BIBLICO (che non si fa propriamente con le orecchie) è fondamentale perché predispone l’anima ad essere irrorata dallo Spirito Santo che ci rivela le cose che stanno per avvenire: “quando però sarà venuto lui, lo Spirito della verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà di suo, ma dirà tutto quello che avrà udito, e vi annuncerà le cose a venire.” (Giovanni 16:13)

E non basta nemmeno il saper ascoltare, ma occorre elaborare, rimuginare, fare tesoro dei contenuti; infatti dice: “L'uomo buono dal suo buon tesoro trae cose buone; e l'uomo malvagio dal suo malvagio tesoro trae cose malvagie” (Matteo 12:35).  Ora noi se abbiamo fede nel Risorto abbiamo il Suo bene in noi, non il malvagio. E dice ancora: «Per questo, ogni scriba che diventa un discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa il quale tira fuori dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie» (Matteo 13:52). Ora noi diventando discepoli del Signore diventiamo anche persone istruite (scriba), qualificate da Lui per trattare le cose preziose della Scrittura ed in grado -sempre seguendo Lui- di tirare fuori da esse ciò che è prezioso, seguendo –ripeto- con attenzione la guida dello Spirito Santo. Ecco allora che la motivazione del nostro entrare nel libro dell’Apocalisse “perché il tempo è vicino!” acquista un nuovo coraggio e nuovo ardore perché non si basa sulle nostre forze, ma sulla grazia di Dio che sa aprire la mente e i cuori.

 

ENTRIAMO NELLA PRIMA PARTE

LA SOLENNE DEDICA PER LE SETTE CHIESE DELL’ASIA

 

Ap 1:4 Giovanni, alle sette chiese che sono in Asia: grazia a voi e pace da colui che è, che era e che viene, dai sette spiriti che sono davanti al suo trono 5 e da Gesù Cristo, il testimone fedele, il primogenito dei morti e il principe dei re della terra. A lui che ci ama, e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, 6 che ha fatto di noi un regno e dei sacerdoti del Dio e Padre suo, a lui sia la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen.

 

In qs tre versetti le lettere alle sette chiese sono “inviate” da Giovanni, ma sono “pensate” quasi “dettate” da Dio nelle tre Persone con cui ci si è rivelato: Dio Padre (colui che è, che era e che viene); Dio Spirito Santo (sette spiriti che sono davanti al suo trono); Dio Figlio (Gesù Cristo; il Testimone fedele; il primogenito dei morti; il principe dei re della terra). Questo significa che leggendo non ci dobbiamo dimenticare di avere particolare rispetto e cura di quanto ci è rivelato.

 

COME LEGGERE QUESTA PRIMA PARTE DELL’APOCALISSE CHE RIGUARDA LE SETTE CHIESE

I primi tre capitoli dell’Apocalisse formano un’unità indivisibile che deve essere interpretata in blocco” (Boring). Il Cristo glorificato compare a Giovanni, ormai anziano, nell’isola di Patmos e gli “detta” i messaggi per le sette chiese. “Dal cap 4 in poi la scena cambia; Giovanni viene rapito in cielo e la comunicazione diventa trascendente”, ma per ora rimarremo su queste sette lettere che cercheremo di capire insieme.

(continua)

 


 


[1] Vi son diverse interpretazioni sul significato di queste lettere. Noi scrivendo “lettere alla Chiesa di ogni tempo” indichiamo subito la linea principale che abbiamo scelto. Chiariremo meglio più avanti.

 

[2] Dizionario Biblico GBU

 

[3] Tratto da “Introduzione al libro dell’Apocalisse” - frate G. De Leo –Scuola di formazione teologico – pastorale. Diocesi di Civitavecchia – Tarquinia (2018-19) - https://www.sangiuseppecivitavecchia.it/wp-content/uploads/2018/12/Introduzione-allApocalisse.-Scuola-di-Teologia-CV-2018.pdf  (il grassetto è nostro).

 

 

[5] Noi preferiamo usare la versione Nuova Riveduta oppure la Nuova Diodati, ma se avete la CEI per ora va bene lo stesso.

 

[6] Apostolo che Gesù amava – “Ora, a tavola, inclinato sul petto di Gesù, stava uno dei discepoli, quello che Gesù amava.” (Giov 13:23; ed anche 19:26; 20:2; 21:7; 21:20). L’apostolo Giovanni, giovanetto al tempo di Gesù (che a volte stava appoggiato sul Suo petto) e molto vecchio quando scrisse l’Apocalisse,  è forse il più “mistico” tra tutti gli apostoli. “Mistica” intesa come capacità di capire non tanto teologica e razionale, quanto diretta e centrale. Una percezione immediata, senza troppi ragionamenti, del cuore del Signore.

 

[7] Le nostre perplessità potrebbero essere non solo di timore reverenziale, ma anche di debolezza di fede dovuta ai nostri tempi, dopo duemila anni in cui la promessa del ritorno di Gesù non si è ancora realizzata. I nostri cuori di fronte al Risorto forse non “ardono” più come i due di Emmaus; e confusi come siamo da presunte false visioni e filosofie e insegnamenti dottrinali che si fanno guerra l’uno contro l’altro, fatichiamo davanti a un libro che ci appare “difficile”.  In fondo quanti (falsi) insegnanti ci hanno detto, parlando addirittura in nome del Signore, che da soli non potevamo leggere queste cose? Ora leggiamo di un apostolo che ci scrive le cose che gli ha rivelato Gesù Cristo e le nostre poche forze hanno qualche incertezza. Quante persone nelle chiese carismatiche e pentecostali hanno parlato in nome di Gesù… quanti libri nelle chiese tradizionali sono stati scritti sull’Apocalisse dicendo una infinità di parole ma senza comunicarci nulla… Eppure un ultimo sforzo ci viene chiesto. Dobbiamo vincere la sfiducia, dobbiamo raccogliere tutte le ns forze ed ancora una volta, credere. Se lo Spirito Santo ha voluto lasciare questo libro alla fine della Bibbia ci sarà un motivo. Se siamo stanchi il Signore lo sa e sarà lo stesso Spirito di Dio che ci darà la forza per continuare, come si vedrà appresso, in Ap 1:3.

 

 

 

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