Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

IL CAMMINO MISSIONARIO CRISTIANO “IN VISTA DI”

 

Finalità, orientamento.  A cosa si deve preparare il cristiano oggi? E’ sufficiente essere “buoni”? L’incontro con il Signore è solo un fatto interiore spirituale? Il rapimento della Chiesa nostro obiettivo - di Renzo Ronca - 8-7-15 - h.23,30

 

 

 

 

 

 

Quando cammini devi guardare dove vai.

Lo scenario che vedi dalla tua angolazione, dal tuo punto di vista, si chiama prospettiva. A seconda di dove volgi lo sguardo cambia la prospettiva.

Se hai una direzione, un obiettivo, una finalità, il tuo sguardo seguirà un orientamento preciso attraverso il paesaggio; cioè tu sarai il soggetto ceh determinerà la prospettiva ed il paesaggio sarà solo il transito per poter arrivare.

Se invece non hai una finalità precisa, il paesaggio sarà il soggetto che ti circonderà e ti condizionerà lo sguardo e tu sarai solo l’oggetto costretto a osservare prospettive che non nascono da esigenze tue.

 

Mettiamo di entrare in un bosco.

Se non ho obiettivi precisi, il paesaggio nel suo insieme mi avvolgerà. Sarò attratto da un movimento furtivo di una lucertola tra le siepi, dalla forma di una pianta, dai colori delle foglie, dal vento, dai profumi delle erbe… Molto bello per la durata di una passeggiata, dove è piacevole rilassarsi senza mèta per sentire i passi tra le foglie, godersi i panorami, ecc. Ma se poi non son più che esperto di quel bosco, se continuassi a vagare, alla fine mi perderei e non saprei più come tornare a casa.

Se invece sto facendo per es. un corso di sopravvivenza cercherò attorno a me tutto quello che potrebbe essermi utile per il mio nutrimento. Se cerco dei nidi guarderò in alto, se cerco delle tane guarderò in basso. Se invece mi sono prefisso di raggiungere la casa di un amico che sta al di là del bosco, allora starò attento alla scelta del sentiero che sia breve ma anche adatto alle mie possibilità.

 

Conoscenza del luogo e indispensabile prospettiva di orientamento.

 

Qual è la prospettiva di un credente nel suo cammino? Quella che Dio stesso gli ha trasmesso in modo misterioso e meraviglioso: la ricerca e la preparazione per un incontro con Lui. Penso che questo sia nel DNA di ogni uomo. Possiamo chiamarlo in molti modi e versarlo in tante direzioni, ma si tratta sempre di un richiamo insopprimibile istintivo che abbiamo tutti.

La differenza tra un credente ed un non credente sta nel fatto che il credente ha individuato in Cristo il suo obiettivo, la fonte di questo richiamo ancestrale.

 

Il missionario in realtà non è una specializzazione tanto particolare dell’essere cristiani, ma una “normale” manifestazione del suo essere credente.

Tutti siamo missionari, cioè trasmettitori di qualche convinzione che abbiamo, per un fine preciso; a volte ce ne rendiamo conto a volte no, ma ogni persona trasmette -anche involontariamente- quello che ha dentro. Succede ogni volta che parliamo e che ci muoviamo nel mondo: ognuno trasmette il suo “sapore” agli altri (“Voi siete il sale della terra…” Mat7. 5:13)

Il cristiano trasmette il “sapore” di Dio. Il credente diventa sempre più simile a Gesù, nostro modello, Gli assomiglia, ne prende quasi il carattere; come potrebbe, poi, non trasmetterlo mentre vive? Tutta la sua vita allora sarà una testimonianza missionaria.

 

Dio Gesù Cristo si è presentato sulla Terra come uomo, ha mostrato la Sua autorità su ogni malattia, su ogni spirito maligno, persino sopra la morte quando è risorto. Ha mostrato l’inizio di quel regno che si realizzerà presto su tutta la Terra al momento del Suo ritorno.  La Sua opera -geograficamente limitata in Israele- è stata poi proseguita con Dio Spirito Santo in tutto il mondo, servendosi di uomini come noi. Non uomini speciali, ma uomini semplici con pregi e difetti come Pietro, come tutti noi.

 

E cosa si sentono spinti a fare questi missionari cioè uomini chiamati, salvati, santificati (=distaccati dalla mondanità) quali siamo anche noi?

 

Essi, come fece Giovanni Battista, preparano una strada per incontrare il Signore:

 

“Passate, passate per le porte! Preparate la via per il popolo! Appianate, appianate la strada, rimuovete le pietre, alzate una bandiera davanti ai popoli!” (Isaia 62:10)

 

… «Una voce di uno che grida nel deserto: "Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri"». (Matteo 3:3)

 

Che tipo di incontro e che tipo di strada?

 

I Giudei al tempo di Giovanni Battista  si sarebbero dovuti preparare ad un incontro fisico, reale, con Gesù Cristo, loro contemporaneo e realmente esistente nel loro territorio. ConoscerLo e ri-conscerLo come Messia.

 

I cristiani successivi, quindi anche noi, guidati dallo Spirito Santo, si devono preparare a due tipi di incontri: uno spirituale ed uno “totale”.

Quello spirituale è il tipo di incontro di fede classico, quello in cui ti predisponi e recepisci il "tocco di Dio" dentro al cuore che ti cambia la vita, iniziando una vita nuova.   

Quello “totale” deve ancora avvenire e si completerà spirito e corpo nel rapimento di tutti i credenti, ormai prossimo a manifestarsi.

 

Allora qual è la strada che deve preparare il cristiano per se e per quanti troverà nel suo cammino?

Una strada in due tappe fondamentali: (1^tappa) Quella verso un cambiamento interiore sostanziale nella direzione della nostra vita che diventa comportamento sempre più “santo” in vista di.  In vista evidentemente del rapimento al cielo (2^ tappa) di tutti noi che sempre più attendiamo la manifestazione gloriosa del nostro Re.

 

I battesimo è solo l’inizio; serve a stabilire la finalità del percorso, l’orientamento, l’obiettivo. Il dono gratuito dello Spirito Santo che per i meriti di Gesù possiamo ricevere in forma tangibile ci aiuterà, ci rafforzerà nel percorso. L’obiettivo non è essere buoni e bravi (questa è una conseguenza della conversione), ma l’incontro, la trasformazione. Essere trovati pronti quando gli angeli verranno a rapire i credenti, la sposa-chiesa per farla incontrare nel cielo con lo sposo-Gesù.

Non basta crederci -ricordate la parabola delle dieci vergini, cinque savie e cinque stolte?- occorre mantenere “l’olio nelle lampade” sempre pronto. Anche quelle vergini  senza olio nelle lampade credevano ed aspettavano il Signore, ma non furono sufficientemente vigilanti.  Molti di noi hanno capito che il Signore tornerà, ci credono e a modo loro l’aspettano. Ma c’è olio nelle loro lampade? E’ vivo in loro lo Spirito Santo?

 

Ecco il cammino missionario dei nostri tempi: non solo conversione personale, ma preparazione e vigilanza in attesa del rapimento della Chiesa, in modo che poi, tutti noi credenti che siamo la Chiesa, possiamo ritornare con Gesù a governare la Terra per il millennio.

 

 

 

Indice "Ultimi Tempi   -  Home

 

 

 

Questo sito ed ogni altra sua manifestazione non rappresentano una testata giornalistica - vedi AVVERTENZE