Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

 

RISOLLEVARSI DALLA SOLITUDINE, COME?

di Renzo Ronca - 2-1-14-h. 19,30 - (Livello 2 su 5)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il periodo delle feste è terribile per chi è solo. Parlo di chi è solo veramente, senza qualcuno che gli dica “ti voglio bene”;  solo dentro al cuore, senza un affetto che lo riscaldi.

 

TESTIMONIANZA di un amico anonimo sintetizzata da noi: 

“Mi sono sentito per anni solo, solo dentro al cuore, mentre la malinconia diventava depressione. Mi ricordo perfettamente alcuni “ultimi dell’anno”:  quando abitavo coi miei non volevo farmi vedere triste, uscivo dicendo: “vado con gli amici” ma poi restavo solo in macchina a fumare sigarette. Quando poi abitavo da solo andavo a letto presto e vedevo stupide trasmissioni di stupida gente che rideva e ballava… Una volta andai in un posto alto sul mare dove per un breve periodo fui felice; vedevo la città di sotto con tante luci…  passai la mezzanotte lassù, brindando da solo con un cioccolatino ed una bottiglina mignon. Uno squallore infinito. Un altro capodanno ero coi piedi appoggiati ad un piccolo televisore; nel film due persone dopo una storia lunga e commovente si abbracciavano dicendosi “ti amo” ed io piangendo spinsi volutamente il televisore per terra, per non vedere più quella felicità che non potevo avere. Mi faceva un male terribile; mi pareva che tutti fossero felici meno me”. 

 

 

Di queste persone nessuno si accorge. Sono convinto che il culmine delle depressioni, quelle gravi che spingono al suicidio, sia proprio nei periodi di festa.  

Queste persone così avvilite sono quelle che se le inviti ti dicono subito di no, come fa il riccio che si chiude nelle sue spine. Nessuno va oltre, perché in fondo a chi piace avere un depresso nelle feste di fine anno? Esse hanno perso una parte vitale di se stessi, sono prive di una speranza, proprio come nel lutto, quando si perde una persona cara e con lei se ne va un pezzo di noi. Sono persone che lottano enormemente per ricostruire la loro identità frantumata.

Io pure conosco la depressione e so quanto sia vera e profonda quella solitudine e quanto uno eviti di farsi vedere in quel modo. Ti dicono “dai tirati su, vieni che usciamo, andiamo a divertirci..” Poi quando dici di no, dicono: “va bene rispetto la tua scelta, se proprio desideri questo..”

Ma non sempre è vero. Io non desideravo questo, non volevo stare solo e non volevo stare male, ma non riuscivo a fare diversamente proprio perché stavo male!  Volevo stare solo ma volevo anche non stare solo. Difficile spiegarlo. Chi è depresso non ragiona secondo la logica di chi sta bene ma è molto contorto e contraddittorio.

Credo comunque, ne sono convinto, che l’amicizia o chi sa amare potrebbe fare molto in questi casi, se non si fermasse all’apparenza, perché percepisce gli stati d'animo al di là delle parole.

 

Chi si sente davvero solo è anche perché non riesce a vedere un motivo valido per vivere. O meglio  razionalmente li consce tutti i motivi per vivere, però non li sente come suoi. Si dice: “perché risollevarsi quando poi domani sarà come oggi?”   Io non trovavo la forza di attaccarmi ad una nuova speranza perché non la vedevo; non la potevo vedere nello scenario che la depressione mi aveva costruito attorno.

 

Però, forse, non lo potrei dire con sicurezza, ma forse, se una persona che ha la serenità dentro al cuore restasse a passare del tempo vicino ad un depresso, ebbene penso che parte di quella serenità si trasferirebbe a chi è nella malinconia. Sarebbe forse come per “induzione”.

Un’anima in cui è per esempio la pace di Dio è come se irraggiasse quella pace.

Impossibile che una persona vuota e priva di tutto non avverta quella pienezza di grazia.

 

Per questo dico che noi credenti che adesso stiamo bene, sereni e ripieni dell’amore di Dio, dovremmo passare più tempo vicino a chi ha il cuore vuoto e triste. Non occorre fare troppi discorsi, anzi meno si parla e meglio è.

E’ la presenza, la vicinanza di chi ha il Signore che fa tutto… una presenza ed una vicinanza che sa accogliere la tristezza, la sa perfino calamitare, farla sua, per trasferirla subito a Gesù, alla croce di Cristo. In cambio di questo dolore, chi ha il Risorto in se stesso, trasmette questo senso di resurrezione. Non deve fare nulla. Niente pietismi niente discorsi. Solo esserci, stare lì. E’ il Signore che fa tutto.

 

A volte però non ci sono persone così brave quando stiamo male. E siamo soli senza nessuno. Chi potrà consolarci allora?

Posso testimoniare che nella mia vita quando ero terribilmente solo venne un momento in cui il Signore stesso, passando sopra ogni tipo di tristezza e mancanza di persone che avevo o non avevo, venne Lui stesso a dare nuova vita al mio cuore.  Quando ritenne giusto il momento trovò il modo di risollevarmi.

Il come non ha molta importanza.

Voglio dire che io imparai a confidare in Dio.

Confidare in Dio. Una cosa che avevo sentito dire ma che forse non avevo fatto. Stavo male perché avevo confidato in altre persone, in progetti finiti male o perché avevo confidato in me stesso. Confidare in Dio non è facile. Ancora adesso che sono anziano, mi ritrovo talvolta ad accorgermi di non aver confidato in Lui.

Non sono diventato più bravo, ma ho solo la consapevolezza che da lì posso ripartire, da lì posso risollevarmi ogni volta, quando in ginocchio dico “Signore abbia pietà di me, confido in Te”

 

 

 

 

 

 

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