Bollettino libero cristiano evangelico  dell'Associazione ONLUS  "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

"Questo è il messaggio che abbiamo udito da lui e che vi annunziamo: Dio è luce, e in lui non ci sono tenebre. Se diciamo che abbiamo comunione con lui e camminiamo nelle tenebre, noi mentiamo e non mettiamo in pratica la verità. Ma se camminiamo nella luce, com'egli è nella luce, abbiamo comunione l'uno con l'altro, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato"

(1^ Giovanni 1:5-7)

 

Dall'incontro a Vetralla del 16-10-04 (Tratto da Il Ritorno n.25/i)

 


 

Angelo[1] : Un commento a questo brano, per quanto sommario, deve iniziare con un’affermazione fondamentale: suo scopo centrale non è quello di disquisire sulla natura di Dio, bensì è quello di indicare quali conseguenze pratiche è possibile osservare nella vita di coloro che sono in comunione con Lui. Che non si parli della natura di Dio, è ovvio per un’evidente “stonatura” contenuta nella descrizione del redattore. Prima si dice che “Dio è luce”, poi invece che “egli è nella luce”. Questa discrepanza di contenuto, è resa secondaria proprio dal fatto che il tema centrale del brano non è quello di fare speculazioni filosofiche su Dio. D’altra parte, ovviamente, la “luce” di cui si parla è metaforica, perché altrimenti si farebbe coincidere Dio con la prima delle sue cose create, oppure lo si descriverebbe come qualcosa che può essere illuminato, cioè come qualcosa di materiale.

     In senso metaforico, dunque, Dio è luce (o nella luce) perché in Lui è la vera conoscenza. Davanti ai suoi occhi, tutto è chiaro, comprese le profondità nascoste del cuore umano, in cui sono radicati l’egoismo, la ribellione, il peccato… Anzi, la parola di Dio è preziosa proprio perché rivela agli esseri umani quelle realtà che, altrimenti, rimarrebbero loro nascoste.

     Ebbene, secondo l’autore dell’epistola, la comunione con Dio (e quindi la conoscenza della sua parola) deve produrre risultati positivi in coloro che vi si trovano; non basta “dire” di averla realizzata, ma occorre camminare nella luce”. In altri termini, la vita intera va condotta sotto la guida dello Spirito, il quale c’insegna a comprendere a fondo sia la volontà di Dio in generale, sia quella che si riferisce a noi in modo particolare. La contrapposizione fra il “dire” (cioè il testimoniare verbalmente la propria fede) e il “camminare” (cioè le effettive scelte di vita vissuta), è forte e significativa. Certo il “camminare” non esclude il “dire”; però troppo spesso il “dire” diventa un comodo “paravento” dietro cui difendersi dalla critica degli uomini, quando questi sottolineano le nostre incoerenze.

     Evidentemente, la contrapposizione citata da Giovanni ci induce a pensare che anche nelle prime comunità cristiane le cose non filassero sempre lisce. Magari ci si dichiarava credenti, però ci si arenava troppo facilmente di fronte alle difficoltà dei rapporti fraterni. Le idee, i caratteri, le personalità, ecc., a volte facevano sì che la fraternità in Cristo divenisse qualcosa di secondario ed ininfluente nella vita della chiesa. Gli individualismi e i particolarismi avevano talvolta il sopravvento sulla grazia e sull’amore di Dio… Ebbene, di fronte a ciò, l’autore dell’epistola intende affermare un’importante verità, che in sintesi potremmo esprimere così: “Stando vicini alla luce, noi stessi siamo illuminati, e contemporaneamente vediamo meglio la realtà che abbiamo intorno”. In altri termini, la comunione con Dio permette ai credenti di ottenere due fondamentali risultati. Per prima cosa, li rende capaci di un’efficace introspezione; lo Spirito di Dio e la sua Parola, fanno sì che i credenti vedano chiaro in se stessi, nei loro sentimenti, nelle loro intenzioni… Non automaticamente, però; il tutto è reso possibile dalla preghiera, con la quale essi si aprono fiduciosi al Padre. La comunione con Dio, parlando in termini pratici, può mostrarci l’orgoglio, la paura, l’insincerità, le antipatie, ecc., da cui, talvolta, possono essere inquinati i nostri rapporti con gli altri.

     Un’altra cosa prodotta dalla comunione con Dio, poi, è che i credenti sono resi capaci di guardare il prossimo non con occhi umani, limitati dall’ignoranza e, spesso, dal pregiudizio, bensì con gli occhi di Dio. In tal modo, Egli coinvolge i credenti nel suo amore unilaterale (“agàpe”), e nella sua opera di salvezza. Così, i “difetti” degli altri non costituiscono più un motivo per tenersi lontani da loro (come facevano i farisei al tempo di Gesù), ma divengono un accorato grido d’aiuto, di fronte al quale bisogna rispondere con misericordia, comprensione, umile servizio... E’ il “grido” di chi cerca liberazione, e che perciò non può rimanere inascoltato da coloro che si trovano in comunione con Colui che è il Liberatore per eccellenza.

     Secondo le parole di Giovanni (suffragate da tutti coloro che in pratica ne hanno fatto esperienza) la comunione con Dio “produce” comunione anche fra gli uomini, e specialmente fra coloro che condividono il medesimo cammino di fede. “Comunione con Dio” diventa allora anche “comunione l’uno con l’altro”. In ciò, possiamo vedere una splendida soluzione ai tanti problemi che affliggono la convivenza umana, sia che si tratti dei rapporti fra Nazioni, sia che si tratti dei rapporti all’interno di un condominio... E’ solo davanti a Dio, infatti, che l’uomo può riconoscere la propria piccolezza, la propria indegnità; in questo modo, abbassandoci tutti, ci scopriamo essere tutti allo stesso livello. Allora non saremo più portati a pronunciare frasi come: “Lei non sa chi sono io!”, perché sapremo di essere un nulla, e di valere zero, in noi stessi. Quel che ci restituisce valore e dignità, è solo l’amore di Dio che abbiamo ricevuto; però è un amore di cui non possiamo vantarci, perché del medesimo amore è fatto oggetto anche il nostro prossimo, persino colui che, fino a ieri, avevamo considerato come nostro nemico!…

     Un’ultima considerazione, in merito al brano che abbiamo letto, è quella che si riferisce alla frase: “E il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato”. Secondo l’autore dell’epistola, la comunione con Dio, il “camminare nella luce”, rende i credenti capaci di vivere in comunione fra loro E li rende puri da ogni peccato. Questa congiunzione “E”, non dovrebbe essere interpretata in modo consequenziale, come se la purificazione dal peccato fosse un sottoprodotto della comunione fraterna. Infatti, tanto la comunione fraterna quanto la purificazione, sono risultati della comunione con Dio, allo stesso livello: la comunione con Dio comporta, allo stesso tempo, comunione fraterna E purificazione spirituale (esattamente come, nel “Padre Nostro”, i debiti rimessici da Dio e quelli che noi rimettiamo agli altri, sono “uniti” nella medesima richiesta). Questi sono i due aspetti (relazionale/sociale uno, interiore/spirituale l’altro) della comunione con Dio. Inoltre, merita attenzione la parola “purifica” usata da Giovanni. E’ riduttivo, secondo me, interpretarla solo come sinonimo di “perdona”. Certo, chi vive in comunione con Dio, beneficia anche del Suo perdono; però, credo di poter dire che qui c’è di più: la comunione con Dio fa sì che i credenti stiano ben lontani dal peccato! I pensieri d’amore, i propositi di bene, le intenzioni costruttive, la capacità di capire gli altri e di mettersi al loro servizio, creano nel cristiano un terreno “purificato”, sul quale il Male non attecchisce più (al più, può manifestarsi in rare, e del tutto episodiche, circostanze). La comunione con Dio, dunque, è anche la risposta ai problemi interiori dell’essere umano; è la schiacciante vittoria di Dio sul peccato, vittoria che nessuna forma di “religiosità” potrebbe conseguire. Cristo, infatti, non ha mai dichiarato di voler istituire una “giusta” religione, da contrapporre alle altre, “sbagliate”. Cristo, invece, ha annunciato che l’uomo può essere “rigenerato”, può “nascere” da parte di Dio ed essere in comunione con Lui tramite lo Spirito Santo. “Il sangue di Gesù”, come afferma il redattore del brano, è ciò che ha reso possibile questa meravigliosa salvezza. In altri termini: la rigenerazione, la comunione (con Dio e con gli altri) e la liberazione dal peccato, sono conseguenze dell’amore di Dio, vissuto storicamente nella Persona di Gesù Cristo, il quale ha dato tutto se stesso per noi. “Credere in Cristo”, cioè “esser cristiani”, significa prendere sul serio quest’Evento; tanto sul serio, da accettarlo come nuovo fondamento della nostra stessa vita.

     Voglia, ciascuno di noi, lasciarsi guidare dallo Spirito di Dio, affinché le nostre rispettive comunità cristiane possano divenire un luogo “speciale”, in cui i difetti e le miserie umane che ci affliggono non abbiano più il potere di metterci l’uno contro l’altro.

 

 

Renzo[2] :

1) Per capire meglio intenzioni e legamenti dell’autore della lettera leggiamo tutto il cap.1

2) Nei primi 3 verss si nota l’insistenza posta sulla testimonianza. Ciò “che abbiamo visto, udito…” addirittura “toccato..” Questo ci deve subito far riflettere: non è una concezione, ma una testimonianza di una verità.

3) il v.4 Indica con chiarezza il perché della lettera  “vi scriviamo queste cose perché la v. gioia sia completa”  Ecco allora che le descrizioni senza mezzi termini (o luce o tenebre, o verità o inganno…) non suonano più come un dogma, ma come un messaggio forte colmo d’affetto. Il desiderio di trasmettere una felicità che potrà completare, rendere pieni, felici.

4) “Dio è luce e in lui non v’è tenebra alcuna” L’affermazione luce-tenebre Dio-peccato divide rigorosamente due campi che tra loro non hanno nulla in comune. Facciamo uno schema:

 

(Dio-luce)

 

 

 

(Tenebre-peccato)

 

5) “Se diciamo di avere comunione con Lui…”  Lo diciamo in molti. Vorrei far notare la bellezza e l’intelligenza del discorso ipotetico (i vv. 6,7,8,9,10 iniziano tutti con un “se..”), invito alla riflessione e al seguire il concatenarsi di argomentazioni molto profonde.

Comunque se diciamo di essere uniti a Lui, allora ci dobbiamo per forza mettere in alto nello schema, accanto a Dio-luce, perché le tenebre nulla hanno a che vedere con Lui. L’affermazione sembra persino banale.

 

(Dio-luce)

NOI

 

 

 

 

(Tenebre-peccato)

 

 

6) “Ma se camminiamo nella luce come Dio è nella luce, allora dobbiamo avere comunione gli uni con gli altri”  Questa prima conseguenza ci sorprende perché la comunione fraterna è un punto molto difficile da realizzare. E’ facile dire “sono unito a Dio” la cosa riguarda lo spirito mio, chiuso in fondo al cuore.. che ne sanno gli altri…  ma qui, l’apostolo ci fa “la prova del nove”. “Ah tu ti senti unito a Dio? Bene, bravo allora sarai certamente unito anche agli altri…”  Non so voi, ma io non mi sento più così sicuro di me stesso. Anzi diciamo che comincio a preoccuparmi seriamente. Il vers 8 addirittura dice che nessuno è senza peccato. Se insistiamo a dire di non aver peccato facciamo persino bugiardo il Signore. Ecco che allora per logica essendo nel peccato dobbiamo rimetterci in basso nello schema, tra le tenebre.

 

(Dio-luce)

 

 

 

NOI

(Tenebre-peccato)

 

 

7) Tuttavia se l’apostolo ci scrive queste cose perché la nostra gioia sia piena, perché possiamo partecipare anche noi della luce di Dio, come possiamo essere in basso? Come fare per “risalire”?

La seconda parte del v.7 ed il v.9 ci indicano la verità, la strada della salvezza.

Se confessiamo i nostri peccati, egli è fedele e giusto, da perdonarci i peccati e purificarci da ogni iniquità. (v.9)

….il sangue di Gesù Cristo, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato. (v.7)

 

8) Guardiamo ora il nostro schema alla luce di quanto detto:

 

(Dio-luce)

 

 

 

 

 

 


 

NOI

(Tenebre-peccato)

 

 

La freccia verso il basso prima e verso l’alto poi è la vita di Dio, che facendosi carne è sceso nelle tenebre e si è caricato del nostro peccato, l’ha preso in sé come Cristo, morto per noi e risorto per indicarci la strada che anche noi seguiremo.

 

 

9) Come vedete la via cristiana, per chi vuol seguire il Cristo (e dire di essere in comunione don Dio) è una croce:

 

 (Dio-luce)

NOI

 

 

 

 

(NOI)

(Tenebre-peccato)

 

 

La salvezza parte dalla consapevolezza di essere peccatori, poi dal pentimento e ravvedimento, quindi dal perdono di Dio per i meriti del sangue di Cristo, che ci purifica dal peccato e ci inserisce di diritto nella parte alta dello schema tra la luce.

10) Ma chi è nella luce che ha a che vedere con le tenebre? Ora noi che siamo stati amati, perdonati, giustificati, in Cristo, abbiamo questa fratellanza questa comunione con gli altri? O diciamo di averla e ci immaginiamo nella luce quando invece siamo altrove?

11) Un esame di coscienza mi fa capire quante volte io mi trovo in basso e quanto spesso vengo sollevato dal Signore.

La confessione dei nostri peccati allora è necessaria e non è “una tantum”, ma è una continua dolorosa realtà di esseri umani.

Così come del resto l’elevazione alla comunione con Dio, la santificazione è un miracolo grandioso che, immeritatamente, chissà come, ci arriva, riempiendoci e rendendoci felici a causa della triste e meravigliosa croce di Gesù.

12) La comunione con gli altri allora non è un’operazione sociale basata solo su degli atti, ma la conseguenza della grazia salvifica. Ma mentre la salvezza avviene una volta, la fratellanza è uno stato continuo da controllare, saper mantenere, perseguire, desiderare.

 

 

Salvatore[3]

E' sempre difficile rappresentare qualcuno, perché occorre calarsi nel personaggio.

Se poi il personaggio da rappresentare è Dio, allora le difficoltà sono umanamente insormontabili.

Benedetto sia Iddio che ci viene in aiuto e ci ammaestra, ci insegna, ci consiglia. Salmo 32/8

Voi siete la luce del mondo, disse Gesù ai suoi discepoli; questo disse Gesù quando ancora le cose non erano; molti, siccome hanno letto le parole di Gesù ai discepoli, dicono di essere, dimenticando che ogni cosa ha il suo tempo.

 

Per essere luce, occorre essere illuminati, visto che nessuno di noi brilla di luce propria, e nessuno può riflettere più luce di quanta non ne abbia ricevuta.

Non abbiate l'animo alle cose alte, ma accomodatevi alle basse, disse Paolo.

O uomo, egli ti ha dichiarato ciò ch'è buono; e che richiede il Signore da te, se non che tu faccia ciò che è diritto, e ami benignità, e cammini in umiltà col tuo Dio? Michea 6:8

Gesù dovette anche ammonire circa coloro che si sarebbero presentati nel suo nome, perché il vero viene affiancato dal falso, come il bene viene affiancato dal male.

Se tutti coloro che dicono di credere possono dire di essere luce, allora siamo in un bel pasticcio.

Chi cammina di giorno, disse Gesù, non si intoppa, perché vede la luce di questo mondo, ma chi cammina di notte si intoppa, perché non ha luce in se stesso.

Ora, continua Gesù,  se la luce che è in te ti fa intoppare, quante saranno le tenebre stesse?Luca 11/35  Matteo 6/23

Viviamo tempi difficili, tempi di ipocrisia, di finzione, ma solo se camminiamo alla sua luce vedremo la sua faccia e ne saremo illuminati.

Vale la pena  di esporsi alla luce che vien da Dio, e magari sentirsi dire "Uno di voi mi tradirà", perché solo quando siamo davanti alla luce, viviamo nelle luce che non risparmia nessun peccato ne scende a compromessi con nessuno; unica via si santificazione e di speranza che ci permetterà di vedere la faccia del nostro Salvatore.

C'è un popolo che non pare lo sia e pure apre il cuore al fratello affamato, per saziarlo di un pezzo di pane che viene dal cielo, affamato anche lui, perché come l'amico importuno, non aveva niente in casa; nessuna riserva si era fatto, perché viveva un giorno alla volta, e quando si rivolse al suo amico, non chiese per se ma per chi aveva varcato la soglia della sua casa.

Molti hanno riserve enormi e non dipendono dal Signore, ma dalle loro riserve; questa si può chiamare luce?

Certo, il Signore, quando ha potuto ha creato un deposito in noi, al quale possiamo attingere solo se ammaestrati per il Regno dei cieli, come quello scriba, il quale tirava fuori dal buon tesoro del suo cuore, cose vecchie e cose nuove. Matteo 13/52

Una cosa su cui spesso non ci soffermiamo è che Gesù dipendeva dal Padre suo momento dopo momento, e sebbene fosse figlio pure, imparò l'ubbidienza dalle cose che sofferse. Ebrei 5/8

Vivere nella luce dunque costa sofferenza, e se c'è qualche cosa su cui gloriarsi, dice Paolo, mi glorierò della croce di Cristo, per la quale il mondo è crocefisso a me e io sono crocefisso al mondo. Gal. 6/14

Il rapporto fra credenti non è sempre felice, e non è necessariamente colpa di questo o di quello, ma c'è sicuramente una cosa sublime, che avviene nella vita di coloro che amando il Signore anche si amano, cioè, il sangue di Gesù Cristo ci purifica dai nostri peccati, rendendo possibile l'impossibile, tenendo insieme creature che insieme non saprebbero stare, affinché la gloria appartenga solo al Signore.

Benedetto sia il suo grande nome, per le meraviglie che va facendo in noi e negli altri; Lui che ha chiamato e chiama i suoi figli dai quattro angoli della terra e li raccoglie nella sua casa, li veste di un abito nuovo, di un anello al dito, e ammazza il vitello ingrassato per fare grande festa.

Che meraviglia sarà il giorno in cui apriremo finalmente gli occhi nel regno della luce per vedere quello che sulla terra ci è stato negato.

Alziamo gli occhi al cielo, ma ascoltiamo la voce che sale dal profondo del cuore; non viviamo estasiati pensando ad un futuro lontano, perché quel futuro è già presente in noi. Salmo 121 ; 139/14

Beati gli occhi che vedono l'opera di Dio, perché troveranno le parole per celebrare il suo Nome, e raccontare le opere sue.

Iddio vi benedica.

 

Max[4]

 

La parola-chiave del piano di Dio è “Comunione.”

Il peccato ha prodotto la morte dell’uomo perché gli ha tolto la comunione col Padre.

Vita è comunione con Lui; morte la Sua perdita.

Cristo muore per ristabilire la comunione.

Tutti siamo incompleti senza di Lui: “senza di me non potete far nulla”. La parabole della vite e i tralci. Dalla comunione il frutto.

Comunione dell’uomo con Dio è l’obiettivo di Dio; è il centro della nostra vita cristiana.

[…]

La tragedia del nostro secolo è che viviamo in un epoca di barbarie. Nella comunicazione subiamo un bombardamento, una distruzione dei valori autentici; una perdita. Vivere di vanità: è  nulla.

[…]

Comunità e rapporti fraterni (il  discorso si era portato sul come realizzare una comunità più vera ed efficiente). Faccio un esempio:

 

 

quando sei persone si mettono insieme fanno solo confusione.

Ma quando si mettono attorno a Gesù

 

 

ecco la comunità e la fratellanza!

 


 

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[1] Intervento scritto dal relatore

[2] Intervento scritto dal relatore

[3] Intervento scritto del relatore inviatoci da Ventimiglia IM

[4] Intervento orale, a più riprese, da cui abbiamo cercato di riportare quanto possibile.

 

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