Bollettino libero cristiano evangelico  dell'Associazione ONLUS  "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

 

“Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo,

tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi”

(Giovanni 14:3)

 

Dall'incontro  a Vetralla del  08-03-2003 (Tratto da Il Ritorno n. 19/I)

 

 

 

 

 

Eugenio: Lo scopo di questi piacevoli incontri non è tanto fare i “professori”, ma farci interrogare individualmente dal Divino, davanti a cui ci poniamo domandandoci cosa vuole dire il Signore a noi, oggi.  Penso che ciascuno di noi, dunque, sia chiamato a “lasciarsi andare” in questa direzione.

Nella riflessione del testo mi è capitato di soffermarmi molto su quel “..sapete anche la via…”. Ecco, “La Via”. Anche il disegno che ho preparato, nella locandina (l’impronta sul terreno…) indica la via, la strada maestra che Gesù ci anticipa. “Io sono la Via” dice Gesù rispondendo a Tommaso al v.7. Questo concetto è importante perché nessuno di noi sa cosa l’aspetta. E’ un qualcosa così grande che la nostra mente non può contenere… proprio come nel canto che abbiamo cantato prima:

 

 

…lasciati andare nelle mani di Gesù

la tua anima, il tuo cuor soddisferà….

Anche noi cerchiamo questo appagamento, questa soddisfazione, come un bambino cerca il latte…  spesso il difetto dell’uomo è che si sofferma sul lato fisico, senza occuparsi della spiritualità…

Ecco, Tommaso pare esprimere questa perplessità: “come sapremo la via?”

Gesù non dà delucidazioni sulla destinazione, sul luogo… com’è fatto…  ecc, ma si sofferma sulla

“Via”:  «Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.”  Io questo sento come importante: il richiamo da parte di Dio a seguire una via, una strada che Lui ha percorso fino alla fine e su cui ha lasciato delle impronte. Impronte che noi possiamo ritrovare solo appresso a Gesù, perché Lui l’ha percorsa, perché Lui è quella strada.

Io come genitore sento il desiderio per i miei figli di indicare la via più giusta… anche Dio fa così.verso di noi con amore… ci indica una via verso un’opera così grande che ogni parola potrebbe banalizzare o non rendere l’idea. L’amore per esempio: il mondo non lo intende mai come lo intende Dio. Nello sperimentarlo ci sentiamo incapaci; ma quella è la strada che il Signore ha disegnato. (Giovanni 13:35) Da questo conosceranno tutti che siete miei discepoli, se avete amore gli uni per gli altri».  Solo questo può essere il metodo migliore per percorrere le impronte del Signore.. e  magari aggiungervi anche le nostre, per accogliervi altri compagni di viaggio.

Un invito da parte di Gesù alla tenacia, alla speranza, a non fermarsi, a vegliare…. Un forte richiamo al seguire questa via con tutta la determinazione da parte nostra. Un Gesù che ci aiuta quando opportuno (vv.13-14), che non ci lascia mai soli… ci parla del Consolatore, dello Spirito Santo….

 

Carmela: Infatti è proprio un discorso di consolazione. Anche se non conosciamo “non sappiamo dove vai” (come dice Tommaso), il Signore ci parla di certezze, di un posto concreto. L’amore di Gesù è grande e pensa SEMPRE a noi. Lui ha conosciuto il piano di salvezza per noi anche quando noi non ne eravamo consapevoli… sia verso chi l’ha visto faccia a faccia, come i suoi apostoli, e sia per noi… L’unica cosa che ci chiede è avere fede, credere. Credere in Dio ad avere speranza in Dio. Credere ed avere speranza… c’è una differenza… penso che i figli di Dio si distinguano in questo; la speranza può lasciare sempre un punto interrogativo: “spero che ci sia un posto per me…”; ma nel momento in cui “credo” in Gesù e nelle Sue promesse, allora concretizzo questa speranza, che diventa quasi realtà dentro di me; e questo ci distingue dal mondo. Gesù ci chiede di avere fede in Lui e di “credere”.

 

Angelo (appunto già scritto) : Quello di oggi è davvero un brano molto complesso (Giov. 14); esso contiene numerose indicazioni, e a volerle prendere in considerazione tutte ci vorrebbe troppo tempo… Comunque vorrei partire dal contesto in cui il versetto 3 è inserito, contesto che forse ci aiuta a comprenderlo meglio.

Nel cap.12 Gesù annuncia la propria morte; nel cap. 13 Egli lava i piedi ai discepoli; poi segue l’annuncio del tradimento di Giuda e del rinnegamento di Pietro. Dopo il cap. 14, che abbiamo letto, Gesù consola i suoi discepoli e promette loro lo Spirito Santo; a ciò segue il famoso brano de “la vite e i tralci”, poi l’annuncio dell’odio che il mondo riserverà ai discepoli, con l’avvertimento a sopportarne le conseguenti persecuzioni (cap.16) … Perché accenno a questo? Perché ritengo che questo discorso di Gesù sia in linea con gli eventi che si stavano realizzando in quel momento.

Gesù era consapevole delle forze che ormai si erano organizzate per schiacciarlo. Certo, questo era il coronamento della Sua missione, ma anche un momento assai buio e difficile. In quel momento Gesù si preoccupava dei suoi, perché vedeva la loro fragilità; e guardava anche più in là, a quella che sarebbe stata la loro missione… Assistiamo qui ad un “passaggio di consegne” che avrebbe dovuto continuare l’opera di Gesù nel mondo. Si tratta di un passaggio non certo indolore, contrassegnato da tradimenti, dolore, solitudine, sconforto… Da parte loro, i discepoli si aspettavano un passaggio più glorioso, con un Gesù vincitore politico e da tutti ricosciuto, un Messia che avrebbe preso il potere… Invece, al contrario, il piano di Gesù si compie con l’annullamento di se stesso; non solo Egli si abbassa nel lavare i piedi ai discepoli (Giuda compreso!), ma, attraverso le parole riportate in questi capitoli, cerca di dare un “segnale forte” per render certi i discepoli del Suo futuro sostegno.

Nel versetto 3, quindi, non vedo tanto un riferimento alla gloria futura, posta alla fine dei tempi (riferimento che, pure, può essere lecito), quanto piuttosto la necessaria premessa alla missione affidata alla Chiesa, la quale è chiamata a “metabolizzare” l’autoabbassamento e il sacrificio di Gesù; questi eventi, certo, sono “scandalo” e “pazzia” per il mondo, ma costituiscono un’enorme ricchezza spirituale per coloro che poi dovranno andare ad evangelizzare gli altri! “Quando sarò andato e vi avrò preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io, siate anche voi”.  In questo versetto, certo, è possibile vedere la vita eterna con Dio; ma il contesto m’induce a dare al passo questa seconda interpretazione. E’ già una gloriosa realtà che Gesù e il Padre “dimorino insieme”, nel senso di una profonda comunione d’opere e d’intenti. Ebbene, a questo stesso tipo di “dimora” sono chiamati anche i discepoli: è un “dimorare” che implica un “vivere vicino” a Dio, e quindi in un’intima armonia con la Sua volontà. Ciò è realizzato dallo Spirito, che non annulla la persona umana, ma la mobilita tenendo conto delle sue peculiarità. Nella “casa del Padre” ci sono “molte dimore”, cioè molti modi diversi per realizzare questa comunione spirituale: uno per ciascun individuo!… A conferma di ciò, nel v.23 è espresso un movimento inverso: non sono i discepoli ad andare verso il Padre, ma sono il Padre e il Figlio (in gloriosa e misteriosa Unità) ad andare presso i discepoli!… Entrambi i movimenti sono veri, perché non basta la nostra sola volontà umana a realizzare questa perfetta comunione col Signore. Solo questo “dimorare insieme”, questa comunione, può realizzare davvero la missione. I discepoli sono chiamati a fare ciò che Gesù stesso ha fatto: vivere in un’ottica d’amore e di servizio unilaterali, a favore di un mondo scettico e ribelle!…

Probabilmente noi, credenti d’oggi, non ci sentiamo abbandonati così come si sentirono i discepoli di Gesù, che, dopo averlo conosciuto direttamente, si videro lasciati soli nel mondo, alle prese con un compito titanico… Il nostro sconforto, però, è quello di essere di fronte ad un piano di Dio che ci sovrasta, e che ci vede così inadeguati! La realizzazione di questo piano è possibile solo attraverso una comunione con Dio che, dunque, deve concretarsi qui ed ora! Infatti, Egli può servirsi di noi solo attraverso questa comunione realizzata dal Suo Spirito. Con la parabola della vite e dei tralci, Gesù chiarisce il concetto: il vero discepolo, in virtù della sua reale comunione con Dio, porta frutti; ma questi non gli appartengono, perché sono i frutti di Dio! (Le chiese, purtroppo, talvolta si arrogano poteri che non hanno, perché sono il perdono, la salvezza, l’edificazione spirituale che solo Dio può garantire.) Confessiamolo: volte ci sentiamo schiacciati dalla grandezza dell’Evangelo e dalla pochezza della nostra vita (che dovrebbe renderne testimonianza!), e questo genera“tensione” dentro di noi. Ma è solo con la presenza e la guida dello Spirito Santo che questa “tensione” può essere superata; è solo smettendola di guardare a noi stessi, che possiamo davvero dare spazio a Lui!…

 

Renzo: Già, abbiamo poche certezze nella vita…  è vero, mettendola sotto forma di una battuta in Italia per molti c’è solo la Ferrari e poco di più…  Io devo dire che sono fortunato. Se ho una certezza è proprio quella del ritorno di Gesù. Non per mio merito naturalmente, ma perché quando il Signore mi comparve, tanti anni fa, mi parò proprio di questo, così per me anche oggi, è l’unica cosa vera.

E’ giusto lo studio di Angelo che esamina la frase nel suo contesto; tuttavia l’angolazione che vorrei dare io è quella dell’evento del ritorno. Siano davanti ad un fatto incredibile, che non è mai avvenuto e che non avverrà più nella storia dell’uomo e dell’universo: il Signore tornerà sulla Terra. C’è un esempio in Pietro mi pare, quando la Terra stessa viene paragonata ad una donna in travaglio (vorrei approfondire questo esempio più vicino a Ca. forse che lavora in ospedale dove nascono i bambini): ecco pensate alle doglie: all’inizio sono sopportabili; tra una e l’altra si parla, magari si scherza pure… poi sono sempre più frequenti… le parole della futura madre si fanno più brevi, c’è più sofferenza, meno tempo per fare lunghi discorsi… lo stesso marito può diventare persino fastidioso: c’è solo il dolore, il parto. Nel mondo il periodo in cui viviamo è lo stesso. Leggevo sul Diz biblico che il tempo della fine è da quando Gesù muore sulla croce fine al suo ritorno. E’ vero tuttavia ci ha profetizzato con ricchezza di particolari degli eventi che stanno succedendo che indicano senza ombra di dubbio che “l’estate è vicina”. Ecco in questo periodo, come ho cercato di esprimere sul giornalino, il linguaggio del cristiano cambia. Non c’è più molto tempo per disquisire sulle dottrine, sulle genealogie, sulle filosofie… c’è il Signore che torna! Un evento straordinario a cui ci dobbiamo preparare, sia personalmente e  sia per testimoniarlo alle  persone che incontriamo. Abbiamo iniziato a parlare con la comunità di Civitavecchia dell’”essenziale biblico”; Angelo diceva che alla base c’è la comunione con Dio. E’ vero. Ma poi? Cosa ne scaturisce? Vi ricordate lo studio che facemmo qui poco tempo fa? “Mi ami tu?” Domanda il Signore a Pietro. Alla comunione col Signore di Pietro e di noi tutti si aggiunge una conseguenza: (allora, se mi ami) “pasci le mie pecorelle”. Prendersi cura di chi incontriamo. Questa è la notizia principale da portare in maniera rapida e diretta perché i tempi non permettono lunghi discorsi: Il Signore sta per tornare! Ti sei preparato per questo?

A Dio piacendo vedremo la prossima volta non solo l’argomento da dire ma anche il fare, perché in questo tempo particolare il nemico ha molto spazio e noi dobbiamo testimoniarlo anche nel mostrare i suoi inganni, e pregare molto per liberare le persone dai suoi legami.

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Katia (corrispondenza): Pace a tutti! Lo studio di questa settimana ci offre modo di affrontare un tema fondamentale x noi cristiani: il ritorno di Gesù.

Un evento annunciato e riportato più volte nella scrittura, Gesù stesso ne ha parlato più volte con i suoi discepoli. Ma vorrei porre l’attenzione su un aspetto importante. In questi versi Gesù si rivolge ai suoi discepoli, alle persone che lo seguivano da tempo e che avevano condiviso tutto con lui, annuncia la sua “partenza”,ma nello stesso tempo rassicura i suoi con le parole del verso 1 “il vostro cuore non sia turbato”,  a cui segue l’invito “credete in Dio e credete anche in me”.

In effetti Gesù non ci chiede altro che quello di avere fiducia in lui, fiducia completa, quella fiducia che infonde serenità al cuore, perché lui non ci lascia. Perché lui pensa a noi, vuole condividere con noi l’eternità.. e infatti è andato al Padre per preparaci un luogo, per preparare una dimora in cui possiamo stare insieme a lui x sempre. Quando sarà tutto pronto, solo allora.. ecco che Gesù tornerà…ma perché?

“Vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io siate anche voi”, questa è la comunione che Gesù vuole avere con noi. Un rapporto che vada oltre l’apparenza, le situazioni.. Gesù ci vuole vicino a lui, vuole condividere TUTTO con noi.. e questo mi sembra un grande privilegio..!

Non è venuto per morire e poi salire nella sua gloria celeste e lasciarci in balia di noi stessi…no! E’ venuto, è salito al Padre.. e continua a pensare a noi, a preparare un luogo dove poter stare con noi…per sempre…

Ciò che credo sia giusto fare.. è prepararsi a questo incontro. Gesù sta per tornare, non lasciamoci turbare, ma guardiamo con fiducia a Lui.

 

Mirano: Lo Spirito di Dio mette in noi la capacità d’amare.

Ricordo un servitore di Dio che pregava dicendo “Fa o Signore, che faccia qualcosa per te”. Un giorno il Signore gli rispose: “Lascia che faccia Io qualcosa per te!”  Il Signore fa davvero grandi cose per noi se lo lasciamo fare.  A proposito di questo, al v.12  del cap. 14 di Giovanni che oggi abbiamo letto, il Signore dice:

“In verità, in verità vi dico: chi crede in me farà anch'egli le opere che io faccio; anzi ne farà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.”

Le opere di Gesù non sono solo guarigioni e miracoli ma l’opera maggiore di Gesù è la croce. Chissà che le “opere più grandi” a cui si riferiva nella frase, non siano questo sopportare le difficoltà, le sofferenze, fare la volontà del Padre…

 

CONCLUSIONE: Mirano prosegue con molti altri esempi, davvero interessanti, ma per seguirli, non siamo riusciti a riportarli; ce ne scusiamo; Angelo fa riflettere sul fatto che non si parla più della fine; che questa società evita di farci riflettere, come dovremmo, su questo tema; Renzo riassume i discorsi svolti nella riunione in particolare i tre tipi di “ritorno di Gesù”: 1) Quello universale, alla fine dei tempi; 2) Quello del Suo incontro al momento della nostra morte terrena; 3) Quello che si ha nelle preghiere, quando nel tramite dello Spirito Santo entriamo anche noi nell’eternità, in comunione col Signore.)

 

MENO FAMILIARITA’ COL SIGNORE

Si parla di Dio troppo frequentemente e con troppa superficialità. Il Suo Nome sia usato SOLO quando necessario e con grandissimo rispetto.

 

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