Bollettino libero cristiano evangelico  della "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

 

Gesù e Nicodemo: “Quello che è nato dalla carne è carne; e quello che è nato dallo Spirito è spirito.

Non ti meravigliare se ti ho detto: ‘Bisogna che nasciate di nuovo ”

 (Giovanni 3:6-7)

Dall'incontro a Vetralla del 31 ottobre 2002. (Tratto da il Ritorno 17/I)[1]

 

Katia (corrispondenza): Carissimi fratelli e sorelle, è un piacere per me poter condividere questo studio con voi, anche se lo faccio brevemente.. certo, sarebbe bello poterlo fare dal vivo, ma la distanza seppur ci limita nello stare insieme,  non ci impedisce di sentirci legati l’uno all’altro nel nome di Gesù.

L’episodio del dialogo tra Gesù e Nicodemo racchiude un grande insegnamento.

Credo che tutti noi possiamo definirci cristiani, possiamo dire di credere in Gesù…ma, possiamo dire allo stesso modo di essere nati di nuovo?

Cosa voleva dire Gesù? Sappiamo che Nicodemo era un uomo importante, che conosceva la legge, eppure l’incontro con Gesù provoca qualcosa in lui, provoca delle emozioni che possiamo immaginare dalla domanda che fece al Maestro: “come può un uomo nascere di nuovo?”

Chissà quante volte noi ci siamo posti questa domanda….proprio come Nicodemo!

Ma Gesù risponde chiaramente nei versetti che stiamo analizzando. Possiamo dire di essere cristiani, possiamo conoscere la Bibbia a memoria, possiamo sforzarci di camminare rettamente, ma se non abbiamo fatto un incontro personale con Dio, se non gli lasciamo tutto il nostro cuore, la nostra vita e gli diamo libertà di azione in noi…allora non possiamo dire di essere rinati.

Non è l’andare in chiesa che ci rende cristiani, quanto il nostro totale e radicale cambiamento spirituale e caratteriale operato dallo Spirito di Dio.

“Ciò che è nato da carne è carne, ma ciò che è nato dallo Spirito è spirito”. La carne e lo spirito sono due cose opposte tra loro, non hanno nessuna relazione, hanno desideri opposti, l’una tende alla malizia, alla malvagità, l’altro alla bontà, all’amore.

Il punto centrale della vita cristiana è la croce. La Bibbia dice che se riconosciamo Gesù con tutto il nostro cuore come nostro Salvatore, come colui che ci ha donato salvezza, e come Signore, facendolo regnare pienamente nella nostra vita…se lasciamo che sia Cristo a guidarci in ogni cosa, se guardiamo a Lui con fede, allora possiamo gustare la benedizione di Dio in noi e sperimentare la nuova nascita che Gesù ci propone.

E’ lo Spirito Santo che può generare una vita spirituale ed essa ci viene data da Dio stesso. Nel Nuovo Testamento troviamo tanti esempi che evidenziano la necessità di rinascere in Spirito, di essere una nuova creatura.

Voi però non è così che avete conosciuto Cristo,se pure gli avete dato ascolto e siete stati ammaestrati in lui secondo la verità che è in Gesù, per spogliarvi per quando riguarda la condotta di prima dell’uomo vecchio….per essere rinnovati nello Spirito della vostra mente e per essere rivestiti dell’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità della verità” (Ef 4:20-24).

E leggiamo ancora in Ro 12:2, Ga 6:15 e 2Co 5:17 …

Quando abbiamo riconosciuto Cristo, Dio ci ha dato e ci da il diritto di essere Figli di Dio.. e la pienezza dello Spirito è il diritto di ciascun credente. “Non meravigliarti se ti ho detto <<dovete nascere di nuovo>>”. Non dobbiamo stupirci, nascere di nuovo è una necessità per essere dei VERI seguaci di Gesù.

Carissimi, se abbiamo sperimentato già la nuova nascita, perseveriamo nelle vie di Dio sempre di più. Se ancora non abbiamo fatto questa esperienza, apriamo con fede il cuore a Dio, lasciamolo entrare in noi e lo vedremo per certo all’opera nella nostra vita.

“Io sono venuto affinché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Gv 10:10)

Questa verità non è basata su sentimenti, ma su fatti. Non si tratta di credere ad una emozione, ma ad una promessa di Dio….. sei disposto ad accettarla?

Un grande abbraccio a  tutti e che Dio ci abbondi sempre della sua grazia.

 

 

Angelo Galliani: Avvicinandoci a questo famoso brano della Scrittura, ci troviamo di fronte ad un’affermazione categorica, radicale, che non lascia spazio ad alcun compromesso o adattamento. Vi è espressa una verità con cui ogni credente è chiamato a confrontarsi. Inoltre, il fatto che Gesù rivolga questa frase ad un fariseo è un particolare importante per capirne davvero il senso.

 

Nicodemo, infatti, da quel poco che ne sappiamo, è un uomo pio. Egli crede veramente nell’Iddio d’Israele, e s’adopera con scrupoloso impegno a metterne in pratica i comandamenti. Egli, come in genere pensavano i farisei del suo tempo, forse ritiene che uno sviscerato attaccamento alla legge mosaica possa costituire uno “stimolo” per il Signore stesso, un accorato appello presso di Lui affinché si decida a soccorrere il suo popolo per liberarlo dagli invasori ed instaurare così il Suo regno messianico…

In quest’ottica farisaica, dunque, il regno di Dio sarebbe da intendersi politicamente, la salvezza significherebbe libertà dall’oppressore pagano, e l’origine di tutto questo processo di redenzione affonderebbe le sue radici nella fedeltà dell’uomo ai precetti del Signore…

Però la contrapposizione fra “carne” e “spirito”, espressa da Gesù nel passo in questione, annuncia senza mezzi termini una cruda realtà: tutti gli sforzi umani rimangono relegati nella sfera dell’umano, e quindi non possono avere conseguenze d’ordine spirituale!…

 

Per meglio chiarire il concetto è bene aggiungere che la contrapposizione tra “spirito” e “carne” non è uguale a quella fra bene e male, o fra luce ed ombra. Infatti, se le azioni buone e cattive possono trovare la loro comune origine in uno stesso individuo, e se la luce e l’ombra rientrano entrambe nel mondo del visibile, lo “spirito” e la “carne” appartengono a mondi diversi, anche se intimamente connessi. In linguaggio moderno potremmo definirle come due diverse “sfere di competenza” che, pur essendo contemporaneamente in rapporto con l’essere umano, rimangono in ogni momento ben distinte fra loro.

 

Il soggetto che determina gli eventi nella sfera della “carne” è l’uomo stesso, con tutte le sue varie caratteristiche di creatura terrena. Rientrano in questo àmbito “carnale”, dunque, non solo le cosiddette “azioni di peccato”, poste sotto accusa da qualsiasi legge religiosa e, perciò, a tutti ben note. Rientrano in questo àmbito anche la volontà dell’uomo, i suoi ideali, i suoi sforzi, i suoi sacrifici, la sua vita sociale e religiosa… Tutto quello che “nasce” (cioè che è prodotto) dalla “carne”, rimane “carne”, cioè non esce dalla sua specifica sfera di competenza terrena.

 

Certo, gli sforzi umani possono produrre una vasta gamma di importanti risultati: una condotta personale più disciplinata, un rapporto più costruttivo col nostro prossimo, delle leggi più equilibrate, una società più efficiente, una tecnologia più avanzata, condizioni di vita migliori… Però tutti gli sforzi umani non possono cambiare l’uomo, e l’uomo non può essere il salvatore di se stesso!, checché ne dicano certe filosofie antiche e moderne.

Nicodemo, da buon fariseo, ha davvero bisogno che qualcuno lo avverta circa questa fondamentale verità. E Gesù lo fa con ferma decisione; Egli pone il suo interlocutore di fronte alla grande, netta, assoluta differenza che c’è fra “religiosità” e “santità”. La condotta religiosa, infatti, viene dall’uomo, ed è quindi “carne”, nient’altro che “carne”! La santità, invece, viene da Dio: Egli pone il sigillo del Suo Spirito su di noi, ci “compra”, diventiamo Sua “proprietà personale”, e ci dispensa continuamente una guida che non è più al di fuori di noi, scritta in precetti o frutto di pratiche religiose, ma è la Sua presenza viva in noi! Anzi, questa benedetta Presenza ci trasforma intimamente, al punto tale da renderci sempre più difficile distinguere la Sua volontà dalla nostra. L’apostolo Paolo, con un’efficace sintesi, ebbe a dichiarare: “Non sono più io che vivo, ma è Cristo che vive in me” (Galati 2:20 a).

 

Il discorso di Gesù a Nicodemo, però, nasconde una tremenda difficoltà, un difficile ostacolo che ogni vero credente è chiamato, con l’aiuto di Dio, ad affrontare e superare. Se tante debolezze ed errori sono purtroppo ben manifesti nella nostra vita, al punto da far sorgere in noi vergogna, imbarazzo e senso di colpa, è piuttosto “facile” prendere le distanze da una parte di noi così fallimentare. E’ piuttosto “facile” invocare l’aiuto di Dio per tali cose, affinché Egli ci guidi ad essere persone migliori, che abbiano una condotta più consona alla Sua volontà di Bene. E’ invece assai difficile prendere le distanze da quella parte di noi che ci soddisfa, che costituisce per noi un punto di forza, un “fiore all’occhiello” davanti a Dio e davanti al prossimo!… In altri termini, tentando uno sforzo di sintesi, potremmo dire che se può essere problematico liberarsi da un vizio, è invece umanamente impossibile liberarsi da una “virtù”!… L’orgoglio umano ci fa attaccare con tutte le forze a ciò che può costituire, in qualunque modo, un nostro possibile vanto!…

 

Ecco allora che il discorso di Gesù a Nicodemo è intrinsecamente e strettamente collegato ad una “croce” e ad un “morire”. E’ solo morendo a noi stessi che si può rinascere! Questo è il piano di Dio, e non solo riguardo all’opera del suo Figliolo Gesù Cristo (come annunciato nello stesso contesto, in Giov. 3:14-18), ma anche riguardo ad ogni suo vero discepolo. Guardando a Cristo e alla sua Croce, ogni credente deve, analogamente a Lui, rinunciare a tutto se stesso, ivi compresi i propri “meriti”, le proprie “ragioni”, le proprie “virtù”, tutte le azioni o i pensieri, insomma, di cui possa in qualunque modo vantarsi (Filippesi 3:8).

Nel regno di Dio, infatti, dove governa sovrana la Sua grazia, non c’è alcuno spazio per tali cose. Ogni “cosa buona” da noi prodotta si riduce in pratica ad una più o meno evidente negazione della grazia di Dio, ad un insulto alla Sua misericordia, ad un implicito disprezzo nei confronti del Suo Figlio morto e risorto!… Ogni “cosa buona” a cui rimaniamo ostinatamente attaccati, ci fa anche restare fuori dalla gloriosa festa in corso nel regno di Dio, proprio come accadde al fratello maggiore della ben nota parabola (Luca 15:11-32).

 

Per concludere, una puntualizzazione. Quanto detto finora non deve indurci a pensare che esista un’irriducibile conflittualità fra “carne” e “spirito”, una inconciliabilità di fondo fra le due diverse “sfere di competenza”. Al contrario, il grande miracolo dell’Incarnazione, la Parola di Dio “fatta carne”, come annuncia lo stesso Giovanni proprio all’inizio del suo vangelo, sta lì a dimostrarci che nella Nuova Creazione, inaugurata con Cristo, la “carne” e lo “spirito” sono riconciliati, costituendo entrambi le basi per una vita terrena E santa, umana E divina al tempo stesso. Si tratta di una vita nuova che viene da Dio, in cui la “carne” collabora volentieri con lo Spirito Santo, rendendone viva e tangibile testimonianza (Galati 2:20 b-21).


 

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[1] Abbiamo potuto trascrivere solo gli interventi di cui avevamo gli appunti scritti.

 

 

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