Bollettino libero cristiano evangelico  dell'Associazione ONLUS  "Piccola Iniziativa Cristiana" a cui tutti possono partecipare utile per la riflessione e lo studio biblico

 

Dopo che ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro:

«Simone di Giona mi ami tu più di costoro?».

Gli rispose «Certo Signore, tu lo sai che io ti amo». Gesù gli disse: «Pasci i miei agnelli».

(Giovanni 21:15)


Dall'incontro a Vetralla del 23 Marzo 2002. (Tratto da il Ritorno 15/I)

  

(La locandina dell’incontro - di Eugenio Montagnani)

 

Tenteremo di dare un cenno della bellissima giornata assieme insieme. Ci scusiamo se nel riportare gli appunti degli interventi possiamo aver commesso degli errori o saltato passaggi rilevanti. Ciò che ci è sembrato importante è l’essere comunque riusciti, pure tra chiese diverse, ad essere uniti in Cristo. Crediamo sia una buona strada, da potenziare. Saranno benvenute proposte e partecipazioni.

 

 

Introduzione (R.): (…) se volete possiamo iniziare. Vorrei solo ricordarvi due cose: La prima è che in questi incontri si riuniscono cristiani di denominazioni diverse; questo ci spinge dunque all’umiltà, ad essere attenti ai nostri modi di manifestare la fede imparando anche ad ascoltare gli altri. Questa diversità che ci fa crescere, questo riunirci solo in Cristo costituisce proprio il pluralismo evangelico  ed è appunto “Chiesa”. La seconda è che non siamo ad un dibattito. Chi si sentirà di farlo potrà esprimere il suo pensiero, uno studio, o le parole che si sente di dire, evitiamo frasi del tipo “non sono d’accordo, non è giusto, per me è in tutt’altro modo, ecc” che potrebbero generare polemiche. Ascoltiamo con rispetto anche ciò che inizialmente potrebbe non coincidere con le nostre convinzioni.

Dopo la presentazione personale di tutti i fratelli partecipanti, i canti di lode e la preghiera a Dio si entra nell’ascolto dei  pensieri, delle riflessioni e degli studi dei fratelli sul tema proposto:

Eugenio: Tra i titoli da scegliere per il tema di questa riunione confesso che questo era per me quello che mi metteva più a disagio. “Mi ami tu?” Condivido l’imbarazzo di Pietro. E’ una richiesta che sento valida per ciascuno di noi. E’ come un martello che vuole scavare dentro di me. La risposta nostra fa la differenza tra chi ha fede e chi non l’ha. Ma l’amore di Dio può sospingere in noi la volontà a ricercarLo. Non ci viene spontaneo, ma viene da Lui. Una volta R. ha scritto una cosa che credo me la ricorderò sempre: in noi c’è l’”imprinting” di Dio. Ecco allora che viene ritirato fuori, rispolverato, quello che già era impresso in noi. Noi ti vogliamo amare Signore, ma scopriamo una legge che spesso ci riporta al contrario. Vorrei estendere questa domanda inquietante di Gesù….  Penso che questa domanda ci si ponga, ci si debba porre, tutti i giorni, tre volte al giorno: “Mi ami tu?” Voglio sperare di sperimentare l’amore di Dio col desiderio sincero di poterlo seguire.

Carmela:   Rispondo alla domanda del Signore “Mi ami tu?” leggendovi direttamente quanto ho scritto perché mi è più difficile spiegarlo. Come dice Eugenio, è molto difficile rispondere. Amo profondamente il mio Signore. Lo ringrazio per tutto quello che ha fatto per me; per tutto ciò che mi ha donato e per tutto quello che ancora sta operando in me ed attorno a me. Ammirando le Sue grandi meraviglie, scoprendo il Suo grande amore, la Sua protezione, a volte mi sembra che l’amore che Gli offro non sia mai abbastanza. Mi sento molto carente. Il Signore è importante per me e mi dispiace quando non riesco a farGli occupare nel mio cuore tutto lo spazio che meriterebbe. Vorrei poterGli offrire un amore puro, accettevole ai Suoi occhi, ma so che ancora molto di umano c’è in me che soffoca la mia crescita spirituale. Amo la Sua giustizia, la Sua verità, la Sua fedeltà.

Max:  Mi ricollego a quanto dice Ca.. Appena ho sentito i temi proposti, questo mi ha subito entusiasmato. La risposta a questa domanda di Gesù è la cristianità. Noi per essere cristiani o meno dobbiamo manifestare l’amore di Dio. L’amore di Dio si manifesta nell’azione, nell’agire, non è solo sentimento, sarebbe un inganno. In Giovanni dice:  “Se mi amate fate le cose che vi ho comandato”. Se il cuore non è tanto grande da tradurre il sentimento in azione allora il nostro cristianesimo a poco vale. Il centro delle parole di Dio è “Ama  il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, tutta la tua anima, tutta la tua mente…”. Cuore e forza. L’amore è tutto noi stessi; non è un sentimento, ma è azione, volontà, forza. Questa domanda “pesa” come dice Eugenio, ma è la sostanza della nostra vita; il cristiano è chiamato ad amare Dio. Giovanni dice “se non ami tuo fratello che vedi, non puoi dire di amare Dio che non vedi”. Non a caso, nel decalogo, i comandamenti sono divisi tra quelli verso Dio e quelli verso gli uomini. Alla domanda di Gesù possiamo rispondere solo con la vita e con i fatti. In tutto, Signore devo imparare ad amarti. La nostra forza a cui attingere per superare i nostri limiti è la preghiera, con l’aiuto dello Spirito Santo. Dunque, con questo abbiamo la capacità di amare Dio; questa è la santificazione. Se noi l’amiamo siamo portati ad essere simili a Lui.

Liliana:  Io Pietro lo sento in maniera diversa… Pietro come il suo pudore, il suo timore… E’ quello che poi in fondo rappresenta meglio la nostra parte più intima (in rapporto ai nostri tradimenti) e ci va più cauto di una volta, consapevole delle proprie debolezze. Vedo Gesù come corpo spezzato per noi, cibo giornaliero. Questo mi mette anche nella condizione di poter amare il mio prossimo. Con questo sono in grado di imparare ad amare me stessa come Lui mi vede e mi accetta e da questo imparo ad amare ed accettare il mio prossimo. “pasci e pastura”: è come se Lui mi chiedesse di essere sempre più vicino a Lui ed essere tra i suoi operai.

Luana: Sono d’accordo con L. perché Pietro si è trovato mancante davanti al Signore. E’ un invito di Gesù ad andare avanti. Lì si vede la Sua potenza: quando siamo deboli. “pastura le mie pecore”, un invito a seguirlo fino alla morte.

Max:   Gesù infatti ci incoraggia sempre. Nella frase che poi rivolge a Pietro “quando sarai vecchio sarai condotto..” io ci vedo proprio l’incoraggiamento. Nell’abbattimento Gesù ci incoraggia.

Carmela:  Seguire Gesù perché ci libera dal senso di colpa. Egli ci dà la fiducia; a differenza di Satana che ci lascia togliendoci ogni speranza.

Luana:  Vorrei leggere, se permettete, alcuni passi del Salmo 103 per me molto significativi. (…)

“Benedici, anima mia, l'Eterno, e tutto quello che è in me benedica il suo santo nome.  Benedici, anima mia, l'Eterno e non dimenticare alcuno dei suoi benefici. Egli perdona tutte le tue iniquità e guarisce tutte le tue infermità, riscatta la tua vita dalla distruzione e ti corona di benignità e di compassioni;  egli sazia di beni la tua bocca e ti fa ringiovanire come l'aquila.  L'Eterno opera con giustizia e difende la causa degli oppressi.  Egli ha fatto conoscere a Mosè le sue vie e ai figli d'Israele le sue opere.  L'Eterno è pietoso e clemente, lento all'ira e di grande benignità.  Egli non contende in eterno e non serba l'ira per sempre  Egli non ci tratta come meritano i nostri peccati, e non ci castiga in base alle nostre colpe.  Poiché, quanto sono alti i cieli al di sopra della terra, tanto è grande la sua benignità verso quelli che lo temono.  Quanto è lontano il levante dal ponente, tanto ha egli allontanato da noi le nostre colpe.  Come un padre è pietoso verso i suoi figli, così è pietoso l'Eterno verso quelli che lo temono.  Perché egli conosce la nostra natura e si ricorda che siamo polvere. I giorni dell'uomo sono come l'erba; egli fiorisce come il fiore del campo;  se il vento gli passa sopra, egli non è più e il suo luogo non lo si riconosce più. Ma la benignità dell'Eterno dura d'eternità in eternità per quelli che lo temono e la sua giustizia per i figli dei figli,  per quelli che osservano il suo patto e si ricordano dei suoi comandamenti per metterli in pratica.  L'Eterno ha stabilito il suo trono nei cieli, e il suo regno domina su tutto. Benedite l'Eterno, voi suoi angeli potenti e forti, che fate ciò che egli dice, ubbidendo alla voce della sua parola.  Benedite l'Eterno, voi tutti eserciti suoi, voi suoi ministri, che fate la sua volontà.  Benedite l'Eterno, voi tutte le sue opere, in tutti i luoghi del suo dominio. Anima mia. benedici l'Eterno!”

Renzo:  Lu. parlava tra l’altro anche del linguaggio ed in effetti è questa una delle cose che vorrei evidenziare nel mio intervento. Ci ho pensato molto a questo tema; scusate se sarò un poco lungo ma ho tante cose da dire.…cercherò di sintetizzare:  Primo punto, il linguaggio: Noi siamo abituati ad usare il termine “amare” in ogni situazione, anche a sproposito; ma in ebraico ed in greco vi erano delle distinzioni cui sarebbe bene fare riferimento. Non conosco il greco ma con l’aiuto di mia figlia Serena che lo studia ho visto che  “eros” è l’amore erotico-sentimentale, “fileo” indica l’amore nell’amicizia; “agapao” un trattare con affetto, accogliere, prediligere e “stergo” un amore inteso tra genitori e figli. Gesù nelle prime due domande che rivolge a Pietro usa “agapao”, prediligere, giustamente tradotto nella prima versione latina con “diligo” che indica un sentimento d’amore dettato da stima e fiducia. La terza volta usa “fileo”. Forse come un passaggio…  un’apertura ed una elevazione ad un’amicizia molto forte (“non vi chiamo più servitori, ma amici…”). Bene questo per riflettere sull’uso spesso troppo generico del termine italiano “amare” che rischia di significare tutto e niente.

Per passare ora alla riflessione specifica alla domanda “mi ami tu?” vorrei se mi permettete usare la lavagnetta perché penso a volte sia più semplice capire con degli schemini... Il punto di partenza è che Dio ama l’uomo (non viceversa) come dice in 1 Giovanni 4:19 “Noi lo amiamo, perché egli ci ha amati per primo”. Egli dunque “avvolge” l’uomo del suo amore della sua cura. L’uomo accoglie, risponde, può rispondere..  “Io amo te.. tu mi ami? Si ti amo” Questo è un rapporto a due di un amore esclusivo e totale (“con tutto il tuo cuore, tutta la tua mente…”) diciamo un amore VERTICALE. Questo è molto bello e ci riempie, ma non potrebbe sussistere a lungo così, sulla terra; ed ecco allora che si accompagna all’amore ORIZZONTALE “Io amo te, tu ami me… allora pasci le mie pecore” come nel v.16 che stiamo trattando. Verticale orizzontale, come una croce, così.. vedete… ed il senso della croce è l’abbandono a Dio nell’offerta di sé per amore del prossimo. “Pasci le mie pecore abbi cura di loro”.

Altro punto che volevo evidenziare è il modo d’amare terreno e quello invece che potrebbe essere di Dio: noi sulla terra viviamo le nostre esperienze, come s’è detto altre volte, in un tempo lineare; ovvero come in una linea retta in cui prima c’è la conoscenza, poi l’innamoramento e quindi l’amore. Sono fasi diverse: nella conoscenza si osserva, si recepisce, si accoglie e si esamina… Nell’innamoramento si cambia completamente: si è diversi (hanno scoperto anche chimicamente) si sente e si vede la realtà in maniera diversa… si dicono e si fanno azioni che altrimenti non si farebbero mai… Nell’amore maturo si elaborano i frutti, si è coerenti delle scelte si costruisce…Ecco cerchiamo per quanto possibile di pensare ai tempi di Dio. Dovremmo forse raffigurare invece di una linea retta, una spirale ascendente sempre più aperta, con al centro “lo sguardo di Dio” e  all’esterno un susseguirsi continuo di conoscenza-innamoramento-amore in un eterno presente. Mi rendo conto che il concetto è difficile, ma per chi ha letto qualche appunto sul giornalino sull’eternità potrà capire meglio… Immaginate poter vedere sempre con lo sguardo di una persona innamorata ed allo stesso tempo accrescere in conoscenza ed allo stesso tempo produrre dei buoni frutti di una unione d’amore maturo… una continua conoscenza, un continuo innamoramento degli altri, delle cose, del divenire… una continua trasformazione tra le mani del Signore.. un vedere coi nostri e coi suoi occhi… dev’essere questo il tipo di rapporto d’amore di cui potremmo godere se seguiamo questo insegnamento ad amare Gesù e a curare le altre pecore.

Permettetemi infine un ultimo punto sull’amore maturo. Dice nel v.18: In verità, in verità ti dico che, quando eri giovane, ti cingevi da te e andavi dove volevi, ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà là dove tu non vorresti” Ecco, mi pare possa suggerirci uno stadio d’amore molto profondo nella maturità; quando anche al di sopra della nostra volontà decidiamo di seguirlo. Potrà non essere facile questo amore, alle volte. Un amore dove nulla diviene più importante della volontà di Dio, della consacrazione a Lui.

 

Max:  Si, vivere continuamente l’innamoramento di Dio in noi. Vorrei porre l’accento su 1 Corinti 13: infatti non basterebbe nemmeno l’azione se non avessimo in noi la carità. “Quand'anche parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non ho amore, divento un bronzo risonante o uno squillante cembalo. E se anche avessi il dono di profezia, intendessi tutti i misteri e tutta la scienza e avessi tutta la fede da trasportare i monti, ma non ho amore, non sono nulla. E se spendessi tutte le mie facoltà per nutrire i poveri e dessi il mio corpo per essere arso, ma non ho amore, tutto questo niente mi giova. L'amore è paziente, è benigno; l'amore non invidia, non si mette in mostra, non si gonfia, non si comporta in modo indecoroso, non cerca le cose proprie, non si irrita, non sospetta il male; non si rallegra dell'ingiustizia, ma gioisce con la verità, tollera ogni cosa, crede ogni cosa, spera ogni cosa, sopporta ogni cosa. L'amore non viene mai meno, ma le profezie saranno abolite, le lingue cesseranno e la conoscenza sarà abolita perché conosciamo in parte e profetizziamo in parte. Ma quando sarà venuta la perfezione, allora quello che è solo parziale sarà abolito. Quand'ero bambino, parlavo come un bambino, avevo il senno di un bambino, ragionavo come un bambino; quando sono diventato uomo, ho smesso le cose da bambino. Ora infatti vediamo come per mezzo di uno specchio, in modo oscuro, ma allora vedremo a faccia a faccia; ora conosco in parte, ma allora conoscerò proprio come sono stato conosciuto. Ora dunque queste tre cose rimangono: fede, speranza e amore; ma la più grande di esse è l'amore.”

Angelo:  Ciò che avete detto è stato per me molto bello ed edificante. Che dire di più? Questo passo di Giovanni si riveste di importanza perché riguarda tutti i credenti. Infatti ci sarebbe poco utile sapere che Pietro è stato rafforzato o costituito con maggiore responsabilità sugli altri; è importante perché riguarda anche noi. Di Pietro, personaggio molto “umano” condividiamo i facili entusiasmi, le cadute, ecc. ma il servizio è la meta a cui questo amore tende.

Di chi si serve Gesù? I messaggi della cultura di oggi sono opposti a questo messaggio evangelico. Gesù non si serve dei vincenti. Pietro era impulsivo, poco colto, come comportamento non era certo il migliore –il suo tradimento è in relazione-. Ma guardate: il “discepolo-traditore” porta il messaggio di Cristo! Dio lo rende possibile. Dio si serve di una persona che non dimentica le sconfitte. Cristo che vince il mondo. Non noi abbiamo vinto. Che vangelo sarebbe se avessimo vinto noi? Ma Cristo ha vinto. Noi serviamo Lui. Come Pietro: il servitore umile (dopo la sua presunzione personale), spezzato, che lo ha abbandonato… i discepoli di Gesù sono passati attraverso una sconfitta.  Finché la fiducia nelle mie capacità non mi abbandonerà completamente non riuscirò a servire  Cristo. “Qualcun altro ti condurrà e sarai condotto…” … rivivere una presenza di Cristo vivente nel mondo: questa deve essere la Chiesa.

Queste “pecorelle” chi sono? Ciascuno di noi ne conoscerà: sono persone che hanno cominciato a conoscere il Signore. Com’è facile scandalizzare queste pecorelle! Ricordate “guai a chi avrà scandalizzato…”  Quanti danni  vengono fatti quando si predica Gesù in modo sbagliato, quanti danni possiamo fare! Significa che a queste persone non è arrivato il messaggio d’amore di Cristo. E’ un tema su cui sto riflettendo molto. Chi segue Gesù ha accantonato se stesso.

Grazie Gesù, tu hai fatto tante cose per me ed io non ho fatto niente per te.

Mirano:  E’ vero. “Pasci le mie pecore”. Sono stato a trovare  molti amici nel mio paese a Montalto, persone con cui una volta condividevo la fede, ora forse un poco abbandonate a se stesse…Queste persone sono rimaste deluse (non parlo solo di cattolici ma anche evangelici). E’ come sottolineare questo aspetto “pasci” queste persone deluse. Il Signore me lo chiede. Chi sono in fondo questi discepoli? (come diceva A.) Noi, siamo noi. Noi dobbiamo seguire questo invito del Signore, è giusto farlo anche se ci sono delle sofferenze come le divisioni tra cattolici evangelici ecc. Signore abbi misericordia anche di me. Se io non riesco a dare  questa risposta allora dov’è il mio amore? Ma anche negli sbagli l’amore di Dio è stato presente. Se qualcuno mi fa del male, che conta se Dio mi ama? Noi dobbiamo chiedere che lo Spirito di Dio sia presente. Si Signore, posso anche pascere le tue pecore: io on ne sono capace, ma posso col tuo Spirito. Io non sono all’altezza, ma Dio mi ama, mi ha scelto. Noi fratelli siamo “la luce del mondo” lo dobbiamo fare, dobbiamo pascere le pecore; io voglio fare la tua volontà. Lui ci porta.

Renzo: Vi leggo anche parte di una e-mail di M., un fratello evangelico che avevo invitato. Ve la leggo così come è stata scritta, io stesso ho faticato un poco e non so se l’ho capita bene… probabilmente perché Mario viene dall’America ed  ha più confidenza con l’inglese;  svolge l’attività di  chiroprata[1] (spero di aver pronunciato correttamente questo termine).

“..posso contribuire sul tema da voi proposto sulla domanda che Gesù fece “Mi ami tu?”. Vorrei farlo con il paso di Luca 7 dichiarando al Signore Gesù (quotidianamente), su “mi ami tu” mostrandotelo. Un modo per sinceramente mostrartelo è non rimanere, restare “attaccati alle tradizioni degli uomini” (Lu 7:8). Personalmente, in questo anno molto è cambiato grazie alla potenza nella Parola di Dio che cambia il cuore e mente sottomesso a Lui. Quando siamo pronti ad abbandonare delle tradizioni umane (e nel nostro bagaglio Evangelico ne abbiamo!) credi incluse con quelle dei Farisei, Stiamo in guardia…..”

 

La riunione è proseguita con altri interventi che hanno arricchito e migliorato quanto già detto. Forse potevamo riassumere dell’altro, ma certamente ci sarebbe stato impossibile trasmettervi la commozione di certi momenti come quello in cui Eugenio ci ha letto alcuni passi del Salmo 18 “Ti amo o Eterno..”. Eravamo tutti commossi, tanto che ci siamo dovuti fermare un momento. Significativa e toccante è stata anche la testimonianza di Lu. . E’ meraviglioso e sempre sorprendente vedere come il Signore opera nelle nostre vite.

Dopo il piacevolissimo ed allegro pasto in comune, i canti e la preghiera, siamo passati alla seconda parte della riunione. E. come di consueto aveva preparato dei piccoli foglietti con frasi bibliche inerenti al tema trattato, che sono stati estratti e consegnati a ciascuno di noi. Attraverso questa frase, che ognuno elabora in se stesso autonomamente, abbiamo cercato di rispondere  alla domanda: “Cosa potrebbe volermi dire il Signore con queste parole?” Le risposte sono state ancora una volta impreviste, edificanti e profonde. Sia lode e gloria al Signore sempre vivo e presente che si prende cura di noi.

 

 

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[1] Chiroterapia: sf. Terapia volta a eliminare stati dolorosi (specialmente muscolari e artritici) mediante trattamento manuale.

 

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